Ex Ilva cita in giudizio Arcelor Mittal e chiede danni per 7 mld €: “Strategia deliberata per trasferire risorse dalla società italiana"
Acciaierie d'Italia, l'ex Ilva, ha fatto causa ad Arcelor Mittal chiedendo 7 miliardi di euro di danni per la gestione degli impianti in Italia, una cifra record per un tribunale del nostro Paese
Acciaierie d’Italia, l’ex Ilva, avrebbe citato in giudizio Arcelor Mittal, colosso dell’acciaio ed ex proprietario dell’azienda italiana, chiedendo 7 miliardi di euro di danni. La denuncia parlerebbe di una “strategia deliberata” per sottrarre risorse alla società italiana e trasferirle alla casa madre.
L’ex Ilva denuncia Arcelor Mittal, chiesti 7 miliardi di euro di danni
La denuncia sarebbe stata visionata da fonti di stampa straniere, che hanno riportato che Acciaierie d’Italia avrebbe intenzione di chiedere 7 miliardi di euro di risarcimento ad Arcelor Mittal. La presentazione della richiesta alla magistratura è stata affidata all’avvocato Andrea Zoppini, che ha scritto:
“La due diligence forense condotta dai commissari ha dimostrato che gli squilibri finanziari della società sono il risultato di una strategia deliberata e precisa, perseguita nel tempo, volta a trasferire sistematicamente e unilateralmente risorse finanziarie dalla società alla sua società madre”.
Si tratterebbe di una delle più grandi richieste di risarcimento mai presentate a un tribunale italiano. Una cifra che coprirebbe interamente tutti i debiti di Acciaierie d’Italia, accumulati nella gestione degli stabilimenti dell’ex Ilva, che nel 2025 ammontavano a circa 5,4 miliardi di euro.
L’Ilva sta vivendo una fase molto critica. Il governo sta cercando un nuovo acquirente dopo i ripetuti fallimenti degli scorsi mesi. L’offerta più concreta sembra essere quella del fondo americano Flacks.
In cambio degli stabilimenti a una cifra simbolica, 1 euro, le aree industriali di Acciaierie d’Italia verrebbero bonificate, modernizzate con impianti a basse emissioni e più sicuri per operai e abitanti delle zone limitrofe, e rilanciate.
Proprio mentre era in corso la trattativa però, nella giornata del 12 gennaio, un operaio dello stabilimento di Taranto è morto per un incidente sul lavoro. I sindacati hanno immediatamente indetto uno sciopero del personale, denunciando che il 70% degli operai manutentori sono al momento in cassa integrazione per via della crisi di produzione dell’impianto.