Flat tax tra lavoratori pubblici e neo-residenti: due strumenti per una fiscalità più selettiva e competitiva
Dalle indennità dei turnisti ai grandi patrimoni: come la Manovra 2026 ridisegna due profili di tassazione agevolata
Un intervento mirato nel pubblico impiego
La Manovra 2026 introduce un regime fiscale agevolato pensato per il personale pubblico non dirigente, con l’obiettivo di alleggerire il prelievo su attività svolte in condizioni particolari. Su alcune indennità accessorie sarà infatti applicata un’aliquota sostitutiva del 15%, misura che si affianca alla detassazione di straordinari e lavoro festivo per i redditi fino a 40mila euro. L’intento è valorizzare funzioni che garantiscono la continuità dei servizi essenziali, spesso attivi senza interruzioni.
Quali compensi accedono alla nuova agevolazione
Il beneficio tocca somme non incluse nella retribuzione fondamentale, ma collegate alla prestazione in situazioni che richiedono maggiore flessibilità. Rientrano quindi indennità di turno, maggiorazioni per lavoro serale o notturno ed emolumenti legati alla disponibilità nei festivi. Si tratta di componenti particolarmente diffuse nei comparti che operano su base H24, dagli ospedali al trasporto pubblico. Per molti lavoratori queste somme rappresentano una parte strutturale della retribuzione e la tassazione ridotta può tradursi in un incremento netto apprezzabile.
Limiti economici e libertà di scelta
Il vantaggio fiscale si applica esclusivamente ai primi 800 euro annui di compensi accessori. Oltre la soglia torna piena l’Irpef ordinaria, comprensiva delle addizionali. Il legislatore ha inoltre previsto la possibilità di rinunciare all’agevolazione, lasciando al dipendente la valutazione sulla convenienza rispetto alle proprie detrazioni e deduzioni. L’opzione di scelta consente di tenere conto delle differenze personali, evitando risultati non coerenti con l’impianto progressivo del sistema.
Platee interessate ed esclusioni specifiche
La misura riguarda il personale non dirigente delle amministrazioni ricomprese nel d.lgs. 165/2001. Restano esclusi Forze armate e Forze di polizia, già destinatari di un regime fiscale dedicato. Diversa la situazione per il personale del SSN, che potrà cumulare l’agevolazione con quella introdotta nel 2024. La scelta riflette la particolare intensità lavorativa del settore sanitario e l’esigenza di sostenere comparti dove il reclutamento risulta più complesso.
La flat tax per i neo-residenti: un regime in evoluzione
Accanto all’intervento sul pubblico impiego, la Manovra interviene anche sul regime destinato ai neo-residenti con patrimoni significativi. L’imposta sostitutiva sui redditi esteri, oggi pari a 200.000 euro annui, potrebbe salire a 300.000 euro, mentre per i familiari l’importo passerebbe da 25.000 a 50.000 euro. L’agevolazione, opzionale e valida fino a quindici periodi d’imposta, si applica a chi non è stato residente in Italia per almeno nove degli ultimi dieci anni. Il regime prevede inoltre l’esenzione dagli obblighi del quadro RW, dall’Ivie e dall’Ivafe, insieme all’imposta sulle successioni limitata ai beni localizzati in Italia.
Due misure, una stessa logica selettiva
Pur rivolte a platee molto differenti, le due forme di flat tax evidenziano un uso mirato della leva fiscale per orientare scelte lavorative e localizzative. Nel pubblico impiego si punta a riconoscere impegni gravosi e continuità di servizio; per i neo-residenti l’obiettivo è attrarre capitali e competenze. Il bilanciamento tra competitività, equità e sostenibilità del sistema resta un tema aperto, ma la direzione della Manovra suggerisce una strategia che cerca di combinare incentivi selettivi e rigore ordinamentale in un quadro complessivamente più competitivo.