Segretari comunali, la riforma che non può più attendere: rafforzare le autonomie per salvare i territori fragili

Dalla proroga delle deroghe alla valorizzazione dei vicesegretari, fino al sostegno economico per i piccoli Comuni: l’Uncem propone una riforma strutturale per rilanciare efficienza, legalità e sviluppo locale.

Una figura strategica da rifondare

La crisi delle autonomie locali è ormai un dato strutturale. Nei piccoli Comuni – soprattutto nelle aree interne e montane – la mancanza di personale, la frammentazione amministrativa e le risorse limitate compromettono la continuità dei servizi essenziali. In questo scenario, la carenza di segretari comunali, figura apicale dell’organizzazione amministrativa, appare come il vero “punto di rottura” dell’intero sistema. L’Uncem, ascoltata dalla Camera, ha presentato un pacchetto organico di interventi destinato a diventare perno della prossima legge di bilancio e base per una revisione profonda del TUEL.

Dal garante di legalità al manager pubblico del territorio

La proposta più dirompente riguarda l’evoluzione del ruolo del segretario. Non più semplice custode della legalità formale, ma manager pubblico capace di coordinare servizi, guidare processi complessi e costruire progettualità territoriali. Il modello è quello del lavoro “in pool”: più segretari che operano insieme per Unioni di Comuni e Comunità montane, superando la logica del municipio isolato. In un contesto di dieci Comuni per 15 mila residenti, tre segretari condivisi possono garantire stabilità, continuità decisionale e una gestione coordinata delle funzioni. Una visione moderna e pragmatica, che risponde alle esigenze di territori spesso lasciati soli.

Deroghe e continuità: la proroga che evita il collasso

Tra i nodi più urgenti c’è la proroga della deroga introdotta nel 2022, che permette ai segretari di fascia iniziale di operare nei Comuni fino a 5.000 abitanti. Senza un suo prolungamento oltre i 36 mesi e senza una revisione delle procedure – pubblicizzazioni anticipate, rinnovi senza interruzioni, silenzio-assenso ministeriale – dal 2025 centinaia di sedi rischiano la scopertura. Per i piccoli enti, privi di alternative e di capacità assunzionali, questo significherebbe blocco delle attività amministrative e impossibilità di garantire legalità e continuità gestionale.

Vicesegretari e funzionari: un capitale da riconoscere

Accanto ai segretari titolari opera una platea di vicesegretari e funzionari che in questi anni ha retto sedi vacanti assicurando servizi minimi e operatività. L’Uncem propone di riconoscere il loro contributo con percorsi di accesso accelerato all’albo per chi ha maturato almeno 36 mesi di reggenze, oltre a una disciplina stabile per l’affidamento temporaneo delle funzioni nei Comuni più piccoli. Misure che non producono nuovi costi, ma creano qualità amministrativa dove oggi c’è solo emergenza permanente.

Finanza locale: servono risorse strutturali

Il problema, però, non è solo normativo: è anche economico. Molte amministrazioni – soprattutto montane – non sono in grado di sostenere la spesa del segretario. Per questo l’associazione chiede che i contributi statali diventino strutturali e confluiscano nel Fondo di Solidarietà Comunale, con incentivi per le convenzioni, ampliamento delle platee beneficiarie e possibilità di offrire alloggi di servizio per attrarre professionisti in territori difficili. Senza una stabilizzazione dei flussi finanziari, nessuna riforma potrà funzionare davvero.

Scavalchi e reggenze: basta con l’emergenza permanente

L’abuso degli incarichi a scavalco, nati come soluzioni temporanee e divenuti routine amministrativa, è un’altra criticità evidente. L’Uncem chiede limiti rigidi: durata massima di 60 giorni, obblighi di rotazione e verifiche sistematiche del Ministero. Una misura necessaria per evitare una precarizzazione cronica di una figura apicale che richiede stabilità, autorevolezza e indipendenza.

Una riforma necessaria per salvare la democrazia di prossimità

La fotografia è chiara: senza segretari comunali stabili, competenti e valorizzati, i nostri Comuni – soprattutto quelli più piccoli – perdono capacità di programmazione, controllo e sviluppo. La riforma proposta dall’Uncem non è solo un’operazione tecnica: è un investimento nella democrazia di prossimità, nell’efficienza della Pubblica Amministrazione e nella tenuta istituzionale delle aree marginali del Paese. Una riforma, dunque, non ideologica ma indispensabile. Perché senza segretari, semplicemente, i Comuni non funzionano.