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Dossier rete TIM: tavolo slitta a dopo elezioni. Valori tra i 18 e i 30 miliardi ma necessario definire perimetro

Fonti vicine all’operazione evidenziano come il punto di incontro potrebbe attestarsi tra i 22 e i 24 miliardi, fermo restando che tale prezzo può essere definito solo definendo il perimetro dell’operazione

21 Settembre 2022

Dossier rete TIM: tavolo slitta a dopo elezioni. Valori tra i 18 e i 30 miliardi ma necessario definire perimetro

Tim (foto LaPresse)

Il tavolo negoziale per la valorizzazione della rete TIM, come anticipato da Il Giornale d’Italia, slitta a dopo elezioni. Eppure il gruppo guidato da Labriola in settimana potrebbe accertarsi dell’avvio del percorso inviando una lettera formale a CDP: di fatto la firma per gli accordi vincolanti scade il 31 ottobre, ma la volontà degli advisor di Cassa sarebbe quello di chiudere il cerchio sulla proposta, che potrebbe essere pronta già nella prima settimana di ottobre.

Restano però diversi nodi da sciogliere: innanzitutto il prezzo. Mentre Vivendi fissa la soglia dei 31 miliardi di euro, come anticipato dal Corriere della Sera, Cdp valuterebbe la rete tra i 15 e 18 miliardi di euro, puntando a detenere una quota maggioritaria del gruppo (51%).

Fonti vicine all’operazione evidenziano come il punto di incontro potrebbe attestarsi tra i 22 e i 24 miliardi, fermo restando che tale prezzo può essere definito solo valutando il perimetro dell’operazione, che non può non tener conto delle aeree comprese (cd. bianche, nere, grigie), del numero dei dipendenti, del debito e di altri elementi accessori.

Resta inoltre sullo sfondo dell’operazione il problema di Vivendi, azionista di maggioranza che detiene il 24% della società di telecomunicazioni, la cui negoziazione è influenzata dal valore di carico del suo investimento in TIM che ad oggi ha prodotto una significativa minusvalenza.

Nello specifico il gruppo francese ha comprato le azioni della società a un prezzo medio di 1,07 euro, con i prezzi di oggi (ovvero circa 0,20) perderebbe oltre l’80%.  Tuttavia va considerato che Vivendi ha già parzialmente svalutato il proprio investimento e comunque non può sperare di recuperare l’investimento stesso, la cui perdita di valore risente anche delle scelte gestionali portate avanti dall’azienda guidata da Arnaud de Puyfontaine.

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