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Mercati in altalena per allarme inflazione. Milano in sette giorni perde l’1,14%

Fino a giovedì hanno chiuso quasi tutti positivi: Ibex35 +2,08%,  Dax40 +0,24 %, FTSE100 +0,28%, Cac40 +0,28%,Eurostoxx50 +0,83% e FTSE MIB +1,23%

Di Katia Ferri Melzi d’Eril

16 Settembre 2022

Mercati in altalena per allarme inflazione. Milano in sette giorni perde l’1,14%

fonte: pixabay

Rialzo dell’inflazione e mercati in altalena, con tonfo finale. Una settimana finanziaria al cardiopalma sulle Borse mondiali, con Piazza Affari sempre in prima fila tra le più turbolente: chiude la settimana con 22.110,89 punti e il ribasso supera l’1% (1,14%). L’ottava si chiude negativa anche per il Dax (perdite oltre lo 0,6%)  e il Dow Jones 500. Milano lunedì  12 settembre aveva aperto in positivo, ma già si capiva che avrebbe affrontare le capitolazione delle Borse americane. Che hanno accusato anche perdite del 5% e un rialzo dell’inflazione mensile (+0,1%) che nessuno si aspettava.

 I principali indici fino a giovedì hanno chiuso quasi tutti positivi: Ibex35 +2,08%,  Dax40 +0,24 %, FTSE100 +0,28%, Cac40 +0,28%,Eurostoxx50 +0,83% e FTSE MIB +1,23%. Poi nella mattinata c’è stato uno scivolone eloquente. Tutti danno la colpa ai mercati di Asia e America dove pure fioccano i ribassi. Sedute negative in Asia per il Nikkei 225 che cede l’1,17%,  l’Hang Seng perde lo 0,60% e l’SSE Composite chiude in ribasso dell’1,41%. L’oro è sceso del 2,55% a 1665,27 dollari all’oncia. Passando alle valute, l’euro ha continuato a sfiorare la parità col dollaro uno a 1,0004. Male anche il braccio di ferro con il franco svizzero, si registra un lieve recupero  sulla sterlina. 


Gli operatori finanziari però in queste ore tengono d’occhio col fatto sospeso vari fattori:  innanzitutto il rialzo del tasso sui mutui americani (raddoppiato in un solo anno) e il rialzo del prezzo degli affitti. E poi la politica monetaria della Fed in preda alla sindrome del cane che si morde la coda:  alza i tassi per frenare l’inflazione da costi, ma in tal modo genera un aumento dei prezzi degli affitti e un nuovo rialzo dell’ inflazione. Non resta che aspettare il meeting del FOMC, dove si capiranno (forse) le prossime mosse della Fed. Un nuovo rialzo dei tassi è certo che ci sarà, è solo da capire se per 75 o 100 punti base.

Dipenderà dalla situazione in divenire a proposito dei nuovi equilibri mondiali. Il premier russo Putin e il suo omologo cinese Xi Jin Ping si sono incontrati al vertice Shanghai Cooperation Organization (Sco) di Samarcanda, il delicato forum politico e di sicurezza eurasiatico. Pare che la Cina si sia mostrata molto fredda con la Russia a proposito del conflitto ucraino che deprime produzioni e soprattutto gli acquisti in tutte le aree mondiali. Non offrirà nessun sostegno militare alla Russia, dichiara. Ma poi le manovre militari congiunte ci sono state. E sugli affari commerciali andati a buon fine tra i due Paesi, in verità non abbiamo notizie.

I mercati europei credono a quel che fa comodo e danno poca attenzione alle turbolenze continue di petrolio e oro. Il primo ha viaggiato in leggero rialzo, col Wti in rally dell’1,55% a 85 dollari al barile, mentre il Brent ha superato martedì i 95 dollari e poi ha ripiegato sugli attuali 91.

Anche in Usa domina il segno meno: il Nasdaq cede il 4,00%, seguono lo S&P500 r3,02% e il Dow Jones (- 2,87%). Tonfo atomico per Adobe (-20,77%) dopo il terzo trimestre in rosso e dopo l’annuncio di un prossimo boccone da 20 miliardi (Figma) specializzato in progettazione online. Vendite a raffica anche per CSX (-6,72%) e McDonald’s (-2,61%) mentre torna a salire Netflix.

A Piazza Affari amaro in bocca in questi giorni per Campari che accusa ribassi superiori al 2%, mentre è salita l’altra rossa, Ferrari (+2,65%). In Europa gli operatori puntano su Allianz (+3,31%) e Lloyds Bank a Londra (+5,21%)  Renault (+8,82%), Bankinter al listino di Madrid (+11,25%), così come scappano da Sartorius Ag (-5,84%) da Telecom Italia (+8%) e da Repsol (-4,05%).

Nei prossimi giorni bisognerà tenere d’occhio OVS spa, Accenture, Adobe, Netflix, Alfa fiancai, Wynn Resort. E i report di Credit Suisse e Jp Morgan Mid cap. Saranno ancora da osservare i corsi su titoli bancari come Fineco Bank, Banca Mediolanum e BPER Banca, Monte dei Paschi di Siena e finanziari come Anima Holding che punta sull’aumento di capitale della banca toscana finalmente deciso in assemblea.

Anche nel week end ci sono i fari accesi su Telecom Italia che ha registrato un vero e proprio crollo nell’ultima seduta della settimana. Male anche la performance di Prysmian STM e il settore utility con vendite che nei giorni scorsi hanno interessato Hera e A2A.  Il tonfo di Wall Street del 13 settembre ci ha aperto gli occhi sulla fragilità delle borse Europee e sulla loro dipendenza dalla corsa dei prezzi al consumo americani. Non possiamo abbassare la guardia osservando le chiusure positive del 15 settembre. Durante ogni seduta, lo sa chi investe a Piazza Affari, s respira un’aria di forte incertezza, soprattutto per quel che riguarda il settore bancario e telefonico. Scommettere su Monte dei Paschi significa credere che una grande zampata di Anima arriverà prima della fine dell’anno. E che sarà più profittevole degli esiti del prossimo riassetto urgente in casa BPER Banca. Sul quale altri operatori stanno puntando grosse cifre.

Tra i titoli più esposti e da monitorare ci sono  invece Bpm, Stellantis, General Motors Holding, e Saipem, che il 14 settembre ha perso il 3%, quotando 0,66 euro per azione. La fine della settimana col venerdì delle ‘quattro streghe’ ha portato nuove ansie. Il Ftse Mib a Piazza Affari ha ceduto l'1,14% a 22.110 punti. Scivolone a sorpresa per Tim (-8,14%), Mps (-5,07%), Unicredit (-2,3%), Fineco (-1,68%). A peggiorare il sentiment sono arrivate anche le dichiarazioni del premier Mario Draghi che ha escluso un rinnovo del suo impegno a Palazzo Chigi.  Nexy delude con -2,66% dopo la fiammata che in questo mese l’aveva portata a salire del 2%. Leggero calo anche per Exor.

Si riprende lunedì prossimo, non potendo fare a meno di notare che ci sono in giro nuovi fondi tedeschi oltre a varie società europee (quotate e non) che hanno varcato le Alpi a caccia di buone occasioni dentro e fuori dai listini. Tra i predatori ci sono Lucart, finanziata da Bpm, che ha appena acquisito Zignago Vetro e Ariston (+15,16%) che si prepara a rilevare il 100% della tedesca Centrotec per circa 1 miliardo di euro (tra azioni e cash).

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