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La nuova era… di Hera: per il dopo Venier due soluzioni possibili

Nomina ufficiale prevista per l’11 maggio prossimo

Di Brandon Marlo

25 Aprile 2022

Gruppo Hera chiude positivamente il 2021: utile a 333,5 mln (+10,2%) e ricavi oltre 10 mld (+49%)

La sostituzione di Stefano Venier come amministratore delegato del gruppo Hera è un processo che è iniziato nel momento stesso in cui il Tesoro, preso atto della non disponibilità di Marco Alverà a proseguire per un terzo mandato in Snam, ha indicato il manager nativo di Udine come nuovo numero uno dell’azienda.
Finora si sono rincorse molte voci, ma dal 26 aprile Venier uscirà ufficialmente da Hera dopo essersi dimesso dal consiglio di amministrazione lo scorso 31 marzo. E la domanda rimane calda: chi al suo posto? Il manager di Udine ha portato l’azienda a una robusta crescita, passando dai 4,2 miliardi di euro del 2014 (con Mol a 867 milioni) a revenue per 10,55 miliardi e margine operativo a 1,22 miliardi. Un bel salto quantico.
Una notazione a margine: se nel 2014, anno in cui Venier arrivò alla guida di Hera, la transizione con il precedente amministratore delegato – Maurizio Chiarini – fu preparata con largo anticipo, questa volta c’è stata una certa sorpresa, anche perché il consiglio di amministrazione sarebbe andato a scadenza l’anno prossimo e nessuno si aspettava un’uscita anticipata di Venier. Meglio chiarire: non è che l’azienda sia “scoperta”. Il presidente Tomaso Tommasi di Vignani ha tutte le deleghe esecutive per poter reggere Hera.
Ma intanto i nomi che si fanno sono principalmente tre, che probabilmente verranno sciolti nelle prossime due settimane, con la nomina ufficiale prevista per l’11 maggio prossimo. Il primo è Cristian Fabbri, come ha scritto anche Radiocor, direttore centrale Mercato e amministratore delegato di Heracomm. Quest’ultima è la società di vendita di luce e gas nel mercato libero. Fabbri è entrato in Hera nel 2006 e ha da allora ricoperto posizioni apicali. L’altro candidato interno è Alessandro Baroncini, che è invece direttore centrale reti.
La scelta, dunque, potrebbe cadere su uno dei due manager già in organico. I due profili sono ovviamente molto diversi: il primo è uomo di mercato, con una forte spinta sul tema dell’allargamento della clientela retail e business. Un argomento fondamentale in vista del passaggio al mercato libero per tutti. Il secondo, invece, è uomo d’infrastruttura strategica, e avrebbe quindi il compito di continuare quel processo di transizione ecologica di Hera che è già molto avviata sia sul versante del riciclo degli inquinanti, sia per lo sviluppo di nuovi propellenti come il biogas.
Infine c’è un possibile esterno: Massimiliano Bianco. Quest’ultimo è stato amministratore delegato di Iren, la multiutility torinese, fino allo scorso 29 maggio. Tra l’altro, era entrato in carica nel 2014, proprio come Venier. Prima ancora è stato direttore generale di Utilitalia, incarico che ha ricoperto anche nell’Acquedotto Pugliese.
A meno di improbabili colpi di scena, si gioca tra questi tre il futuro di Hera. Con l’incognita di un cda nel 2023 che potrebbe riservare ulteriori sorprese. Possibile outsider infine anche l'ex ad e dg di Trenitalia Orazio Iacono.

Di Brandon Marlo

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