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Private Equity, AIFI: nel 2021 raccolta a 5,7 mld (+119%), investiti 14,5 mld

Innocenzo Cipolletta, Presidente AIFI: “Negli anni più difficili il private equity ha mostrato tutta la propria forza intervenendo sul mercato e investendo in modo massiccio sull’economia reale. I risultati eccezionali dimostrano quale ruolo strategico questo asset possa avere per spingere innovazione e crescita delle aziende”

28 Marzo 2022

Private Equity, AIFI: nel 2021 raccolta a 5,7 mld (+119%), investiti 14,5 mld

Grattacielo (Pixabay)

 Sono stati presentati oggi i risultati dell’analisi condotta da AIFI (Associazione Italiana del Private Equity, Venture Capital e Private Debt), in collaborazione con PwC Italia – Deals, sul mercato italiano del capitale di rischio.

Nel 2021 la raccolta del private equity e venture capital è stata pari a 5.725 milioni di euro (di cui 5.359 milioni raccolti sul mercato), in crescita del 119% rispetto ai 2.612 milioni dell’anno precedente. Gli operatori che nel 2021 hanno svolto attività di fundraising sul mercato sono stati 44 (26 l’anno precedente). Con riferimento alla provenienza geografica dei fondi raccolti sul mercato, la componente domestica ha rappresentato l’89%, mentre il peso di quella estera è stato del’11%. A

Private Equity, AIFI: nel 2021 raccolta a 5,7 mld (+119%), investiti 14,5 mld

livello di fonti, il 26% della raccolta deriva da fondi pensione e casse di previdenza, seguiti dal settore pubblico e dai fondi di fondi istituzionali (15%) e dalle banche (14%).

Nel 2021 l’ammontare investito dagli operatori di private equity e venture capital ha raggiunto il livello più alto mai registrato nel mercato italiano, attestandosi a 14.699 milioni di euro. Rispetto all’anno precedente (6.597 milioni di euro), si è osservata una crescita del 123%, trainata dall’attività nel comparto delle infrastrutture, dove sono stati investiti 7.671 milioni di euro (contro i 1.322 del 2020).

Escludendo dalle analisi le infrastrutture, il dato del 2021 è pari a 7.029 milioni di euro, in crescita del 33% (5.275 milioni). Complessivamente nel corso dell’anno sono state realizzate 8 operazioni1 con equity versato compreso tra 150 e 300 milioni di Euro (large deal) e 8 operazioni di ammontare superiore ai 300 milioni (mega deal), che insieme hanno rappresentato il 67% dell’ammontare complessivo investito nell’anno (9.821 milioni di Euro). Nel 2020 erano stati realizzati 2 large deal e 6 mega deal, per un ammontare pari a 3.463 milioni di Euro (53% del totale).

Il numero di operazioni è cresciuto del 39% attestandosi a 654, rispetto alle 471 dell’anno precedente, trainato dall’attività di venture capital, che dal 2020 sta crescendo in modo significativo, grazie all’avvio dell’operatività di un soggetto di matrice istituzionale, focalizzato sugli investimenti in imprese nelle prime fasi di vita. Nel dettaglio, nel 2021 il segmento dell’early stage (seed, start up e later stage), è cresciuto sia per numero di investimenti (371, pari al 57% del numero totale, +21% rispetto all’anno precedente), sia per ammontare (587 milioni, +55%). Le infrastrutture, invece, con 7.671 milioni di euro e 45 operazioni (1.322 milioni e 20 investimenti nel 2020), si sono per la prima volta classificate al primo posto in termini di ammontare, pari al 52% del totale, superando le operazioni di buy out. Queste ultime sono comunque state caratterizzate da un incremento rispetto all’anno precedente, con 5.386 milioni di euro (+23% rispetto ai 4.370 del 2020), distribuiti su 159 operazioni (94 l’anno precedente, +69%). Anche le operazioni di expansion sono cresciute sia in termini di ammontare (858 milioni, +142% rispetto ai 354 del 2020) sia in termini di numero (60, +50% rispetto alle 40 del 2020). Infine, il segmento del turnaround, dedicato alle imprese in difficoltà, ha mantenuto un ruolo di nicchia, con solamente 8 operazioni e 127 milioni di Euro investiti.

“Negli anni più difficili il private equity ha mostrato tutta la propria forza intervenendo sul mercato e investendo in modo massiccio sull’economia reale. I risultati eccezionali dimostrano quale ruolo strategico questo asset possa avere per spingere innovazione e crescita delle aziende” dichiara Innocenzo Cipolletta, Presidente AIFI. “Il comparto delle infrastrutture, in particolare, ha chiuso operazioni importanti che vanno a beneficio di tutto il Paese. L’Italia sta cambiando e diventando più connessa non solo negli asset digitali ma anche in quelli legati alla viabilità. Questo è fondamentale per supportare lo sviluppo della imprenditoria e del commercio italiano”.

“È stato un II Semestre 2021 molto effervescente, caratterizzato da grandissime operazioni specialmente nel settore infrastrutture, che portano il totale degli investimenti registrati nel 2021 a livelli record mai riscontrati in precedenza” ha sottolineato Francesco Giordano, Private Equity Leader di PwC Italia. “Le aziende italiane continuano ad attrarre l'interesse dei grandi operatori internazionali che rafforzano sempre più la loro presenza in Italia e spesso contribuiscono in maniera decisiva alla crescita delle nostre eccellenze sui mercati globali”.

A livello settoriale, il 2021 ha visto al primo posto per numero di investimenti il comparto ICT, con il 28% delle operazioni totali, seguito dai beni e servizi industriali, 14%, e dal medicale, 12%. Il 28% del numero di operazioni ha riguardato imprese ad alto contenuto tecnologico: considerando solamente il comparto dell’early stage, tale valore sale al 38% livello geografico la regione che ha totalizzato la gran parte delle operazioni è la Lombardia con il 40% del numero degli investimenti in Italia, seguita da Lazio (13%) e Veneto (8%). Si sottolinea che il 56% del numero di investimenti ha riguardato imprese che non avevano mai ricevuto capitali dal private equity, per un ammontare pari al 45% del totale.

Nel 2021 l’ammontare disinvestito al costo di acquisto delle partecipazioni è stato pari a 2.702 milioni di euro, in crescita del 69% rispetto ai 1.594 milioni dell’anno precedente. Il numero di exit è stato pari a 104, +28% rispetto alle 81 del 2020. Il canale maggiormente utilizzato per i disinvestimenti è stata la vendita a soggetti industriali, con un peso del 32% in termini di ammontare (871 milioni di euro) e del 35% in termini di numero (36).

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