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Lentezze burocratiche e costi di produzione: perché le aziende non investono in Italia e le colpe dei sindacati

I costi troppo alti in Italia non sono certo dovuti ai salari di impiegati ed operai, che sono tra i più bassi d’Europa, ma ai maggiori oneri sociali,  che significano tasse sul lavoro e soprattutto ai costi dell’energia, molto superiori alla media europea

Di Pierfranco Faletti

22 Gennaio 2022

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Carlos Tavares, Amministratore Delegato di Stellantis, quarto gruppo automobilistico mondiale, che comprende, tra l’altro, i marchi FIAT, Maserati, Lancia, Alfa Romeo, Abarth e Jeep, ha annunciato che il gruppo ha deliberato la costruzione di due nuove gigafactory, una in Francia (Peugeot, PSA) ed una in Germania (Opel), per affrontare la più che criticata politica della Unione Europea, a favore delle auto elettriche entro il 2030.

Nessuna decisione invece per quanto riguarda l’Italia dove, a Termoli, potrebbe sorgere un terzo mega impianto.

Secondo le dichiarazioni di Tavares, due le cause di tale indecisione: le lentezze burocratiche ed i costi di produzione. Costi, ha sostenuto il top manager, certamente non dovuti ai salari di impiegati ed operai, che in Italia sono tra i più bassi d’Europa, ma ai maggiori oneri sociali,  che significano tasse sul lavoro e soprattutto ai costi dell’energia, molto superiori alla media europea.

Siamo purtroppo arrivati al momento della verità, occultata da governi di incapaci e da interessi esterni al paese.

Il colpo mortale alla positiva politica energetica, perseguita negli anni scorsi dai governi Berlusconi, è stato dato, una decina di anni fa,  da Francia e Stati Uniti, conniventi i tedeschi di Angela Merkel e con il supporto del Presidente Napolitano e del governo Monti. Insieme alla fuoriuscita dello stesso Berlusconi, si è arrivati infatti alla cancellazione del gasdotto South Stream, che bypassava la Germania, all’esecuzione brutale di Gheddafi, alla destabilizzazione politica di tutto il Medio Oriente ed infine all’assurda guerra a Putin, il nostro principale fornitore primario di gas, mettendo nelle mani dei Tedeschi e parzialmente dei Francesi, il dominio della distribuzione di questo combustibile nell’Unione Europea
In più, le campagne ambientalistiche nostrane, ne hanno bloccato l’estrazione dal sottosuolo del nostro paese

L’insieme di tutte queste tragiche vicende ha portato all’attuale ulteriore aumento dei costi energetici ed alle perentorie, ma purtroppo sacrosante, parole del responsabile di Stellantis. 

Agghiacciante è risultato poi il consuntivo di anni di politiche, si fa per dire, sindacali: ottenere, per i lavoratori italiani, il combinato disposto, dei più bassi salari, insieme ai più alti costi di produzione industriale in Europa, rappresenta un capolavoro strategico da manuale degli orrori!
Il loquace Maurizio Landini, Segretario Generale della CGIL, un perdente storico, asfaltato negli anni scorsi, in modo imbarazzante da Sergio Marchionne, in tutte le vertenze con FCA, fino all’esclusione della CGIL da ogni trattativa, si riempie la bocca quotidianamente con la parola: “diritti”.

Quali maggiori “diritti” potrebbero avere oggi i lavoratori, se non quelli di entrare in migliaia, da protagonisti, in un modernissimo stabilimento nel Sud d’Italia ed avere un lavoro stabile e ben remunerato?

Dov’erano pertanto questi signori, che si intromettono continuamente nella politica italiana e parlano di tutto e di più, quando si decideva la chiusura di cinque centrali nucleari, di cui quattro perfettamente funzionanti ed una, Montalto di Castro, in avanzata costruzione?

Dov’erano questi difensori della classe lavoratrice, quando sono state bloccate le perforazioni per estrarre gas dalle viscere del nostro paese, che avrebbero abbassato sensibilmente i costi al consumo?

Dov’era la CGIL quando sono stati assunti, anche per loro pressioni, migliaia di addetti nel pubblico impiego, soltanto per gonfiare gli organici a dismisura in modo assistenziale, rendendo più inefficienti Ministeri, Comuni, Regioni e Province?

Vadano adesso a spiegare per l’ennesima volta e con sempre minore credibilità ai propri iscritti, che Tavares è un padrone brutto e cattivo, che non ama l’Italia e che loro e tutti i lavoratori con loro, sono soltanto vittime. Chi ci crederà ancora? Forse soltanto alcuni dei loro capi popolo.

Giuseppe Di Vittorio, Segretario Generale della CGIL negli anni 50/60 del secolo scorso ed importante esponente del Partito Comunista Italiano, il migliore capo sindacale che si sia mai visto nel nostro paese, partecipava con Alcide De Gasperi, Primo Ministro ed Angelo Costa, Presidente di Confindustria, a sviluppare a tutto campo, le politiche industriali favorevoli alla rinascita dell’Italia nel dopoguerra, che coincidevano con quelle del mondo del lavoro.

Allora i sindacati rappresentavano un potere positivo per il sistema. Oggi sono sempre più marginalizzati ed ininfluenti, nel mondo del lavoro e nell’opinione pubblica.

I dirigenti sindacali, invece di ululare alla luna, dovrebbero pertanto favorire anche loro la creazione di ricchezza e quindi di politiche che premino l’uguaglianza dei punti di partenza, le competenze, l’impegno, il sacrificio e la valorizzazione del merito. Soltanto così potrebbero finalmente inserirsi in un circuito virtuoso, che li renda finalmente coprotagonisti dello sviluppo dell’Italia. 

Di Pierfranco Faletti 

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