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Crisi, allarme Confcommercio: "77mila attività al dettaglio chiuse in otto anni"

Da uno studio messo in campo dall'associazione sono migliaia le attività ad dettaglio ed ambulanti che sono cessate dal 2012 al 2020

22 Febbraio 2021

 Crisi, allarme Confcommercio: "77mila attività al dettaglio chiuse in otto anni"

Carlo Sangalli Confcommercio (foto LaPresse)

Una crisi senza fine quella delle attività commerciali al dettaglio, vittime di una crisi del settore cominciata molti anni fa ed oggi al suo apice grazie alla pandemia. Sono, infatti ben 77mila le attività al dettaglio e 14mila le imprese ambulanti che hanno chiuso i battenti nei soli 8 anni che vanno dal 2012 al 2020. A mettere nero su bianco la situazione drammatica di un settore in ginocchio un’analisi dell'Ufficio Studi di Confcommercio "Demografia d'impresa nelle città italiane", che lancia un altro allarme: nel 2021, solo nei centri storici dei 110 capoluoghi di provincia e altre 10 città di media ampiezza, oltre ad un calo ancora maggiore per il commercio al dettaglio (-17,1%), si registrerà per la prima volta da due decenni la perdita di un quarto delle imprese di alloggio e ristorazione (-24,9%)

"Il rischio di non riavere i nostri centri storici come li abbiamo visti e vissuti prima della pandemia è, dunque, molto concreto e questo significa minore qualità della vita dei residenti e minore appeal turistico" ha sottolineato l'associazione.

La drammatica situazione, come è facilmente intuibile, è stata ulteriormente enfatizzata dall’arrivo del covid. I dati fino al 2020 parlano di un calo nel settore alimentare (-2,6%) o delle tabaccherie (-2,3%), anche se restano settori in forte crescita come quello della tecnologia e delle comunicazioni (+18,9%) e farmacie (+19,7%).

 Il resto dei settori merceologici, evidenzia Confcommercio, è in rapida discesa: si tratta dei negozi dei beni tradizionali che si spostano nei centri commerciali o, comunque, fuori dai centri storici che registrano riduzioni che vanno dal 17% per l'abbigliamento al 25,3% per libri e giocattoli, dal 27,1% per mobili e ferramenta fino al 33% per le pompe di benzina. La pandemia acuisce questi trend e lo fa con una precisione chirurgica: i settori che hanno tenuto o che stavano crescendo cresceranno ancora, quelli in declino rischiano di scomparire dai centri storici.
 Quanto alle dinamiche riguardanti ambulanti, alberghi, bar e ristoranti, a fronte di un processo di razionalizzazione dei primi (-19,5%), per alberghi e pubblici esercizi, che nel periodo registrano rispettivamente +46,9% e +10%. "Il futuro è molto incerto. Ma occorre reagire per dare una prospettiva diversa alle nostre città che rappresentano un patrimonio da preservare e valorizzare. Le direttrici sono tre: un progetto di rigenerazione urbana, l'innovazione delle piccole superfici di vendita e una giusta ed equa web tax per ripristinare parità di regole di mercato tra tutte le imprese" sottolineano dall’associazione.

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