"L’altro Edward Bach" di Massimo Triolo e Maurizio Marzotti, un'interessante trattazione creativa e scientifica sui fiori di Bach

L’altro Edward Bach (2026), di Massimo Triolo e Maurizio Marzotti, è un’opera originale che riesce a coniugare in modo equilibrato due dimensioni solo apparentemente distanti: quella creativa e narrativa e quella più rigorosa e scientifica. Il libro si struttura infatti come un percorso articolato, in cui dieci racconti — scritti da Triolo — introducono il lettore ai fiori di Bach attraverso storie simboliche e coinvolgenti, mentre la trattazione di Marzotti offre un approfondimento teorico volto a dare solidità e fondamento alla floriterapia.

Ne risulta un testo interessante e ben costruito, capace di parlare sia a chi cerca un approccio più intuitivo ed esperienziale, sia a chi desidera una lettura più tecnica e sistematica. A completare l’opera, una biografia romanzata del Dr. Edward Bach, curata da Massimo Triolo, arricchisce ulteriormente il quadro, mescolando elementi storici e spunti di fantasia in una narrazione che rende più accessibile e umano il percorso del celebre medico.

All’interno di questa struttura si inseriscono i racconti, veri e propri “paradigmi di guarigione”, che traducono in forma narrativa i principi della floriterapia. Tra questi, il secondo racconto, “Paradigma secondo: Clematis”, rappresenta uno degli esempi più efficaci. La storia segue Jeff, un disegnatore di fumetti talentuoso ma segnato da una profonda inquietudine interiore, che trova rifugio nelle droghe e in una progressiva fuga dalla realtà. La perdita di Elena, la persona a lui più cara, lo spinge ancora più in basso, fino a un punto di crisi totale.

È proprio attraverso una dimensione a metà tra visione e creazione artistica che avviene la svolta: Elena riemerge come figura guida, invitandolo a intraprendere un percorso di cambiamento e indicandogli anche l’uso dell’essenza di Clematis, simbolicamente legata alla difficoltà di restare ancorati al presente.

In un passaggio centrale del racconto, si legge:

"Elena, prima di scomparire e tornare nel foglio frutto del di lui disegno, gli suggerì quale delle essenze usare; aggiungendo che avrebbe dovuto ripulirsi prima dalle droghe – condizione che disse essere un suo desiderio e che compiere sarebbe stato un riscatto e un risarcimento presso la memoria che Jeff conservava di lei –, per poi usare con costanza l’essenza del fiore Clematis. Poi aggiunse: “So bene che sei incline a ritenere quel rimedio una cosa vicina a una forma di superstizione, ma la vera superstizione è quella che ti ha portato a vedere nel mondo intero un nemico e a fare uso di droghe solo per evadere dalla realtà e dall’impellenza di esso, e non ultimo dalle responsabilità che comporta una vita aperta alle relazioni e non frutto di un sogno nel sogno.”

Questo brano racchiude bene lo spirito del libro: la guarigione non è solo tecnica, ma anche presa di coscienza, ritorno alla realtà e trasformazione interiore.

Lo stile di Triolo si distingue per essere diretto, efficace e al tempo stesso molto ingegnoso: i racconti non si limitano a illustrare i fiori di Bach, ma li fanno vivere attraverso esperienze concrete e profondamente umane. È proprio questo uno dei punti di forza dell’opera: un modo originale e riuscito di far conoscere la floriterapia, evitando sia l’eccesso di astrazione sia una trattazione puramente didascalica.

Nel complesso, "L'altro Edward Bach" si presenta come un libro capace di unire creatività e precisione, offrendo al lettore un’esperienza completa, in cui narrazione e riflessione scientifica si sostengono a vicenda in modo armonico.

Stefano Duranti Poccetti