Sesso, consenso informato e Notaio: la deriva del rapporto davanti al Pubblico Ufficiale per evitare accuse di "violenza sessuale"

Cosa fare, quindi, per evitare tutto questo senza rinunciare alla propria dimensione sessuale? La soluzione esiste: la presenza del Notaio durante l’intero atto sessuale, con annessa verbalizzazione del perdurante consenso manifestato durante l’amplesso

In occasione della recente ricorrenza dell’8 marzo – Festa della Donna – è stata riproposta, anche sotto forma di slogan, la questione delle modalità di manifestazione del consenso da prestare durante il rapporto sessuale.

La problematica è nota: volendo semplificare, si può dire che ad un’iniziale impostazione del procedimento legislativo che, per scongiurare l’accusa di violenza sessuale, richiedeva una esplicita e perdurante manifestazione del consenso durante l’intero rapporto carnale, ha fatto seguito una differente impostazione: sarebbe sufficiente una mancata esplicitazione di diniego. Una sorta, potremmo dire, di “silenzio assenso” o di “tacito assenso”.

Al di là di quello che sarà il testo definitivo del dettato normativo (il procedimento legislativo è tuttora in itinere), bisogna fare considerazioni preliminari molto concrete: sappiamo tutti la mutevolezza dei rapporti e dei sentimenti umani, e di come i rancori, le recriminazioni ed i ricatti non scarseggino nelle vicende personali e soprattutto in quelle già connotate da affettività e poi naufragate. Se questo vale all’interno di rapporti affettivi già stabili ma poi entrati in crisi, ancor maggiore ne è la valenza nel contesto di rapporti fugaci o addirittura occasionali, nei quali la lettura “del giorno dopo” di ciò che è accaduto “la notte prima” può condurre a visioni diametralmente opposte. Con esiti potenzialmente drammatici, come ampiamente testimoniato dalle cronache in cui abitualmente l’accusato di violenza sessuale si difende sostenendo che tutto è avvenuto con il pieno consenso di chi adesso si professa vittima.

Già, ma come provarlo, questo consenso?

La prima e draconiana soluzione che viene in mente – in grado di prevenire alla radice il benché minimo rischio – è la castità. Rendersi “eunuchi per il Regno dei Cieli”, oltre ai molteplici benefici spirituali, rende immuni anche da prosaiche e miserevoli accuse di sopraffazione sessuale. Ma si sa che la carne è debole e che – laicamente – non si può richiedere una generalizzata e interminabile ascesi che sopprima “sine die” la pulsione sessuale. 

Bisogna quindi apprestare altri strumenti.

Una prima ipotesi potrebbe essere quella di sottoscrivere congiuntamente – prima dell’atto sessuale – una dichiarazione di ampio e consapevole consenso informato. Si tratterebbe di uno strumento di agevole utilizzo: basterebbe avere a portata di mano un foglio di carta ed una penna. I più pignoli potrebbero previamente munirsi di qualche modulo precompilato rintracciato sul web. A ben vedere, però, anche questa soluzione presta il fianco a critiche: le firme apposte in calce alla dichiarazione potrebbero essere successivamente sconfessate, alla luce di un improvvido ripensamento “del giorno dopo” di ciò che è accaduto “la notte prima”, con conseguente azzeramento di un consenso asseritamente mai esistito.

Bisogna quindi operare un upgrade: va bene la sottoscrizione del modulo di consenso informato, ma le firme devono essere apposte in presenza di un Pubblico Ufficiale, che ne certifichi l’autenticità. A ciò potrebbe soccorrere l’accesso agli uffici del Comune, con autentica delle firme da parte del funzionario comunale.

Tutto bene, quindi? Purtroppo no!

Che valore può assumere una manifestazione di consenso prestata durante l’orario di apertura degli uffici comunali, se poi l’atto sessuale si compie a distanza di ore? Chi può garantire che quel consenso espresso alcune ore prima è rimasto convintamente fermo anche dopo, durante un rapporto sessuale consumato a distanza di tempo dall’accesso in Comune?

In alternativa a tutto quanto finora prospettato, potremmo pensare ad un ausilio prestato dai moderni strumenti tecnologici: la ripresa dell’intero amplesso mediante un comunissimo smartphone, che attesterebbe inequivocabilmente il totale e ininterrotto consenso con cui ha avuto luogo il rapporto sessuale. Con, in più, l’innegabile vantaggio di poter cogliere all’istante anche frizzanti incontri occasionali, tanto accattivanti quanto fugaci e irripetibili.

Ma il diavolo, come si sa, si nasconde nei dettagli. Nel caso specifico, in quelli tecnologici.

Cronache anche recenti ci hanno raccontato non solo di malevoli trasmissioni postume di momenti di intimità fisica (con conseguente messa alla berlina dell’inconsapevole protagonista), ma anche di hackeraggio di dispositivi elettronici, con diffusione urbi et orbi di ciò che era accaduto nel talamo o nel sedile posteriore dell’automobile.

Cosa fare, quindi, per evitare tutto questo senza rinunciare alla propria dimensione sessuale?

La soluzione esiste: la presenza del Notaio durante l’intero atto sessuale, con annessa verbalizzazione del perdurante consenso manifestato durante l’amplesso.

Niente di più, niente di meno.

Nessuna descrizione dei dettagli intimi del consesso erotico che gli amati (“amanti” qui mi sembrerebbe un termine fuori luogo) hanno posto in essere.

Nessuna preclusione discriminatoria verso le varie dimensioni in cui viene oggi declinata la sessualità.

Nessun ostracismo a fronte di coppie fedifraghe (e qui il tradizionale termine di “amanti” non è più fuori luogo), che riescono finalmente a congiungersi davanti al Notaio, dopo mille bugie propinate ai propri partner ufficiali.

Sempre e comunque, la verbalizzazione fatta con l’abito laico del Pubblico Ufficiale, non dell’Inquisitore.   

E a tariffe ampiamente e doverosamente calmierate, quasi popolari, considerando il nobile fine: garantire un sereno svolgimento della propria vita sessuale, senza l’angoscia di uscire dal motel per essere tradotti al Commissariato di zona con l’accusa infamante di stupro.

Di Mario Esposto