Gli Italiani NON parteciparono all' Olocausto Nero.
Verità di storia coloniale
In considerazione di alcuni tentativi di ricostruzione storica miranti a diffamare la storia degli italiani in Africa, vi è il desiderio di effettuare una breve ricostruzione e puntualizzazione. Andando indietro di mille anni, praticamente al tempo dei Normanni, quando invasero la Sicilia, troviamo schiavi neri, appunto in Sicilia. Tale presenza era dovuta al commercio effettuato dai musulmani. Erano chiamati genericamente " mori". Di fatto si integrarono nella vita dell'isola. Molto interessante il libro di H. Houben " Africani neri alle corti dei Re di Sicilia, Secoli XII - XIV". Molti dei mori diventarono intellettuali, soldati e musici. Vi fu anche chi, come Giovanni Il Moro, figlio di una schiava, fece carriera, diventando capo del personale della corte palermitana di Federico II di Svevia. Scrive Houben : " il colore della pella non sembra avere avuto influenza nell'ascesa sociale di questi protagonisti" ( vedi pag. 69 del libro). L'univo vero ed importante mercante italiano di schiavi sembrerebbe essere stato Bartolomeo Marchionni, socio della banca fiorentina Cambini, che iniziò tale commercio nel 1486 in Africa Occidentale, fra l'attuale Ghana e Benin. Un altro scrittore, Salvatore Bono, ha scritto il libro " Schiavi". Il Bono fa riferimento a piccoli trafficanti provenienti dalla Sicilia e dalla Calabria, che attingevano alla tratta tran- sahariana, attraverso i mercati tripolitani. Così come cita i piccoli mercanti genovesi e toscani. Ma bisogna andare indietro di 5,6, 7 secoli. Di fatto la colossale tragedia iniziò quando vi fu' una grandissima richiesta dalle Americhe. Ed è a partire da quel periodo che si verificò l' Olocausto Nero, ovvero l'odioso traffico di " Black Ivory" o " Black Gold", come veniva definito il tragico traffico degli schiavi, che portò milioni di africani oltreoceano. Gli storici dibattono sul numero del disgraziato commercio e le cifre oscillano fra 45 e 90 milioni di africani, durante i tre secoli principali della tratta. Vero che la schiavitù domestica era esistita da tempo immemorabile in Africa, ma fu proprio la colonizzazione delle Americhe a dare un grande impulso al turpe traffico. Ma chi erano principalmente i trafficanti di schiavi? Portoghesi, Olandesi, Inglesi e Francesi furono i principali attori del MAAFA, termine che equivale a Shoa, ma riferito all'Olocausto Africano. Deriva dalla lingua swahili e significa " disastro/tragedia". Sull'individuazione dei commercianti di schiavi,gli storici hanno ampiamente dibattuto. Alcuni hanno sostenuto che molti furono i negrieri di origine ebrea. Altri hanno ribattuto, volendo ridimensionare tale partecipazione al commercio dell' " avorio nero". Forse uno dei più famosi mercanti di schiavi fu l'ebreo portoghese Aaron Lopez. Secondo la Jewish Universal Encyclopedia, Lopez possedeva150 navi, tacendo pudicamente quale fosse l'attività principale dei suoi commerci, che poi, invece, si può ricostruire in altri testi. Non erano pochi i " confratelli" che si dedicarono al traffico di schiavi fin dall'epoca dell 'Imperatore Giustiniano. Per non incorrere in infondate accuse, cito ancora una volta la Jewish Encyclopedia del 1912, di Isadora Singer e Cyrus Adler : " trade in slaves constitued the main resource of livelhood of the Roman Jews ". In epoca medioevale i mercanti si specializzarono nella vendita di schiavi per gli harem e , nonostante l'esplicito divieto biblico-talmudico di castrazione, provvedevano a consegnare castrati, in quanto quell' operazione era proibita in tutto l'Islam. Il divieto religioso, in base alla religione ebraica, si ritrova nel Levitico XXI 20 e XXII 24, nel Deuteronomio XXII 2, nello Shabbat 110 b - 111a, nel Sanhedrin VII 5 Tosaphot e Sanhedrin 56 B. In particolare erano molto richiesti ragazzi e ragazze slave in Oriente. Le principali officine dove " il prodotto veniva lavorato prima dell'esportazione" erano a Narbonne, Lione, Arles e Verdun. Anche l'ebreaLady Magnus aveva rilevato che "per tutto il medioevo i principali compratori di schiavi si ritrovavano fra gli ebrei". Alcuni storici sostengono infatti che poi l'apice del commercio , con quella matrice, si verificò appunto in seguito alla colonizzazione delle Americhe. Gli schiavisti reinvestivano i proventi in distillerie, tessiture ed immobili. Quanto all' America del Nord ed all' America del Sud vi fu un approccio decisamente differente. Negli stati del sud molti mercanti, banditori d'asta ed agenti erano ebrei e continuarono a comprare e vendere schiavi fino alla guerra civile. Invece l'ebraismo nordista si schierò a favore della causa antischiavista . Però la scomparsa della schiavitù in Nord America non significò l'abbandono della tratta, perchè i commercianti compravano canna da zucchero e melassa nelle Indie Occidentali, che poi venivano trasformate in rum nei porti del nord. Da lì partivano alla volta dell' Africa ed un barile di rum da quattro dollari valeva uno schiavo. Questa era quella che è stata definita la " Tratta Invisibile". Questi sono purtroppo fatti storici. Ad ogni modo non mancano studiosi come Ralph A. Austen, David Brion Davis e Seymour Drescher che hanno ridimensionato il ruolo dei mercanti ebrei nella tratta degli schiavi. Fra l'altro il fatto che alcuni fossero convertiti mescola ulteriormente le acque. Lo storico Austen ha fortemente criticato il libro " The Secret Relationship Between Black and Jews", lanciando l'accusa di essere impregnato di antisemitismo, pur potendo sembrare abbastanza preciso. Lo storico David Brion Davis ha scritto che " gli ebrei non hanno avuto un impatto importante o continuo sulla storia della schiavitù nel Nuovo Mondo" ( vedi " Jews in the Slaves Trade" di David Brion Davis 1992). Seymour Drescher ha scritto : " The Role of Jews in the Atlantic Slave Trade, in Immigrants and Minorities pag. 113-125, pubblicato on line il 21 giugno 2010 ". L' Anti -Defamation League ha pubblicato sull'argomento un testo di Marc Caplan " Jew - Hatred As History : An Analysis of the Nation of Islam's - The Secret Relationship". Su questo tema delicato della tratta degli schiavi, molti passaggi storici sono stati coperti da una cortina di fumo e di oblio. Ad esempio Abramo Lincoln viene indicato come il maggiore esponente dell' Abolizionismo, ma sono molto poco note le sue opinioni sulla razza. Nel suo quarto dibattito con Stephen Douglas, Lincoln dichiarò : " non sono, nè mai sono stato, in alcun modo a favore dell'uguaglianza sociale e politica fra razza bianca e quella nera; e non sono , nè mai sono stato, favorevole a dare ai neri la possibilità di votare o fare i giurati, nè a permettere loro di ricoprire cariche pubbliche, nè di imparentarsi con persone bianche; c'è una differenza biologica fra la razza bianca e quella nera che, credo, impedirà sempre alle due razze di vivere insieme sulla base di un'eguaglianza politica e sociale; e se non possono vivere così, fintanto che rimangono insieme, dovranno sussistere una posizione di superiorità ed una di inferiorità, ed io sono favorevole ad assegnare la posizione di superiorità alla razza bianca". Questi stupefacenti passaggi, che sembrano esternazioni di un membro del Ku Klux Klan, si trovano in : " The Compete Lincoln - Douglas Debates of 1858, University of Chicago Press, Chicago Illinois, 1958, pag. 326, a cura di Paul Mc Clelland Angle. Nel libro " Guida politicamente scorretta alla storia degli Stati Uniti d' America ", autore Thomas E. Woods jr, di D'Ettoris Editori, si trova a pag. 114 un altro interessante aspetto storico. " Lincoln era un forte sostenitore della proposta di insediare i neri liberati in una colonia, convinto che nella società americana non si sarebbero mai potuti assimilare; come Presidente sollecitò il Dipartimento di Stato ad individuare possibili aree per un insediamento; fra i luoghi presi in esame c'erano Haiti, l' Honduras, la Liberia, dove la colonia Usa per i liberti esiste tuttora, l' Ecuador e l'Amazzonia". Dichiarazioni sorprendenti per un presidente considerato uno dei padri degli Stati Uniti d' America. Certo è che " l' Olocausto degli Africani", simultaneo " all' Olocausto dei Pellirosse" ha portato grandi profitti all' America. Forse bisognerebbe riconsiderare il motto, non " In Good we trust", bensì " In Gold we trust". Ritornando quindi alle dichiarazione dello scrittore Del Boca, dopo aver analizzato anche la tratta degli schiavi, come si fa a pensare che gli italiani siano stati in Africa, uguali agli altri europei. Forse agli studiosi come del Boca innervosisce ricordare che nel 1935, allo scoppio della Guerra d'Etiopia, il Tigre' fu uno dei primi territori invasi dall' Italia. Appena conquistato, il Generale Emilio De Bono emise un bando, dichiarando l'abolizione della schiavitù e la liberazione di tutti gli schiavi ( 14 ottobre 1935). La situazione in Etiopia, per quanto riguarda la schiavitù, era veramente tragica. Non mancano autorevoli dichiarazioni a conferma di ciò. Lord Noel Buxton, il 17/7/1935, in un discorso alla Camera dei Lords, dichiarò :" L' Etiopia è ancora il principale centro di schiavitù nel mondo". Nel libro "Slavery", Lady Kathleen Simon descrisse l'urgenza del problema della schiavitù in Etiopia. Scrisse : " vi è il diritto a separare famiglie per ragioni di mercato, non vi è nessun rispetto per paternità, maternità o figli". A maggior ragione non si possono dimenticare personaggi come il Marchese Orazio Antinori, Carlo Piaggia, Pietro Savorgan di Brazzà e tanti altri, che furono fieramente antischiavisti. Brazzaville, che fu chiamata così in onore di Savorgan di Brazzà, fu l'unica capitale africana a non volere cambiare il vecchio nome del periodo coloniale. Brazzà era ed è amatissimo in Africa, proprio per le sue posizioni umanitarie ed antischiaviste, al contrario del suo contemporaneo Stanley. A Brazzaville, nel 2005, fu posata la prima pietra di un mausoleo che lo commemora e che sembra sia costato 15 milioni di euro. Là oggi riposano le sue spoglie, dopo essere state traslate dall'Algeria. Savorgnan di Brazzà è una figura immensa che ben rappresenta la " pietas latina".
Alexandro Rossi
Presidente Centro Sudi Libere Identità Europee
Vedi sulla storia coloniale in Africa anche gli articoli su Storia In Rete. " Per una storia degli italiani in Africa / L'incredibile avventura di Pietro Savorgan di Brazzà" ; " Per una storia degli italiani in Africa: esploratori, geografi,archeologi, missionari"; " Per una storia degli italiani in Africa fuori dai clichè".