Intrigante mostra a Palazzo Citterio di Milano: "Giovanni Gastel. Rewind". Tutta la potenza visionaria della grande fotografia

L’esposizione a cura di Umberto Frigerio rende omaggio a un protagonista assoluto della fotografia contemporanea, attraverso oltre 250 immagini, che ripercorrono l’intera sua intensa e complessa carriera

La Pinacoteca di Brera guidata da Angelo Crespi si sta rivelando sempre più presente e incisiva nel mondo dell'arte contemporanea e della vita culturale di Milano e lo fa tramite la sua punta di diamante più sperimentale e avanguardistica: Palazzo Citterio con il suo fascino discreto e aristocratico e la sua posizione straordinaria, a pochi metri dalla Scala. Conferma questa positiva tendenza la mostra oggi in corso (e fino al 26 luglio) dedicata all'opera del fotografo Giovanni Gastel. Una mostra ricca, immersiva e intensamente completa che compendia e rende partecipabile tutta il lungo percorso creativo dell'artista: dai ritratti dei vip e delle grandi fotomodelle (fra i molti: Mimmo Jodice, Bocelli, Linda Evangelista, Bianca Balti) per Vogue e Vanity Fair fino alle opere oggettuali e situazionistiche fra surrealtà, iper-realismo e kitsch (es. Swatch, 2017; Mondo Uomo, 1985) senza dimenticare le sue affascinanti "Madonne" traboccanti colori, lusso e gusto per il neo-barocco e includendo anche le fotografie più "atmosferiche" e romantik come "Femme n° 39" (1988); Mondo Uomo n° 48 (1989); "You" (1983). Gastel sa sempre stupirci con la sua trasparente, diretta ed estrema essenzialità tanto quando riattualizza il classico, senza timori, come in "Maud Le Fort" (2012) dove riprende forme leonardiane-raffaelliane che quando esalta e celebra il visionario e lo scambio d'equilibrio fra fantastico e reale come in Donna n° 86 (1988) e" in "Metamorfosi 14 (2012). Non c'è dimensione del pop che Gastel non declini e reinterpreti in modo originale, personale e con il suo tipico carisma ricco di freschezza, libertà e desiderio: dalla serialità selettiva del ritratto di Maurizio Galimberti del 2014 al simbolismo dialettico (Glamour n° 278, 2015) quanto nelle atmosfere alla Linch di "Domino" (1989). Non c'è materiale visivo che Gastel rifiuti o tema nel confronto artistico: monumenti come il Tempio bramantiano di San Pietro in Montorio quanto gli oggetti di consumo e lo stesso filtro della pubblicità e i moduli dell'illustrazione patinata. Un artista veramente universale che unisce gioco, grazia, gusto per la bellezza pura, invenzione e slancio in un pathos umanistico incessante e immaginifico. Un evento da non perdersi per chi ama la fotografia, la moda, l'estetica e l'arte in tutte le sue forme. Gastel dimostra in modo vincente l'autonomia estetica, linguistica ed espressiva della fotografia in tutte le sue potenzialità e con uno sguardo sempre trans-stilistico in quanto la reinventa liberandola da conformismi, sovrastrutture e facili riconoscibilità.