"Fuori dalla scena", breve testo teatrale: "Stiamo tutti perdendo qualcosa, stiamo tutti lasciando noi stessi indietro..."

Scia di un amore

LOREN - Credi che possa andare?

ROB - Potremmo distrarci un attimo da questo garbuglio?

LOREN - È il nostro lavoro…

ROB - Lavoro, lavoro, lavoro e solo lavoro! Un tempo avevamo noi due.

LOREN - Abbiamo avuto la nostra occasione e sappiamo benissimo che non può funzionare… Proprio non funziona.

ROB - Beh devo dirti che dello show non me ne frega più niente!

LOREN - Va bene sospendiamo e riprendiamo quando avremo le idee fresche su cosa fare.

ROB - Vorrei solo un’altra occasione.

LOREN - Non te la do.

ROB - È per quella ragazza della scorsa stagione?

LOREN - È per tutte le protagoniste, le comparse e le controfigure che ti sei scopato!

ROB - Sai che sono sempre stato un libertino. Ma con classe, senza legami, pattinando su tutto con defilata leggiadria.

LOREN - ‘Leggiadria…’

ROB - Non mi sono mai legato a nessuna tranne che a te.

LOREN - Questa è la stronzata più ruffiana che tu abbia mai detto, perché non la usi per lo show?... È una buona battuta.

ROB - Sto dicendo sul serio…

LOREN - Tu hai la curiosa tendenza a prenderti sul serio quando dici cretinate e a prendere per cretinate le cose serie.

ROB - Fammi un esempio di cosa seria, allora.

LOREN- Rapporti con gli altri… So che è un argomento sdrucciolo, ma tu non sai mantenere rapporti duraturi, sfarfalleggi, sei un impenitente. Anzi, sei un bambinone gaio che infila le dita nella marmellata e poi nasconde la mano pretendendo di non essere colto in flagrante. Se hai una donna non ti concedi il tempo di godertela a pieno senza pensare a come sarebbe bello entrare nelle mutandine di un’altra. Anzi, credo che tu non sappia neanche godere: sei l’attore e lo spettatore del tuo godimento, e credo che lo spettatore abbia la meglio sull’attore!

ROB - Faresti meglio a essere meno astiosa. Ho lo spirito di un bambinone gaio, ma so cosa prendere sul serio.

LOREN - Per esempio?

ROB - Noi due.

LOREN - Questa che hai detto è un’oscenità. C’ho provato, oh se c’ho provato a starti vicino… Tu non concepisci di rimanere fedele a una persona per più del tempo di una promessa fugace elargita per avere qualcosa in cambio, scordandola poi non appena l’hai ottenuta.

ROB - Non mi sento bene.

LOREN - Dovresti farti visitare, hai una brutta cera, tossisci, sudi, hai spasmi e ti tremano le mani. Tutti quegli stimolanti, l’alcol…

ROB - Ti preoccupi per me, ma non sai darmi una chance per starti accanto.

LOREN - Mi preoccupo per lo show, tu sei l’architrave di questa produzione.

ROB - Bugiarda.

LOREN - Lo siamo entrambi.

ROB - Cosa?

LOREN - Dei bugiardi cronici. Dei cinici arrivisti fuori di testa.

ROB - Una volta sapevamo divertirci senza pesare l’uno sull’altra.

LOREN - Non abbiamo più vent’anni.

ROB - A vent’anni io non ero meno vecchio di quanto non lo sia ora, con l’aggiunta di un’ingenuità davvero odiosa.

LOREN - Quando hai smarrito te stesso, Rob? Il tuo volto è duro e guardi in cagnesco anche chi ti ama sinceramente.

ROB - Io ho smesso di amare, posso solo guardarmi farlo, anzi tentarci. Mi sono perso da qualche parte tra uno show e l’altro. Da qualche parte tra un festino e un qualche nuovo abuso. Da qualche parte tra una trasgressione e l’abitudine a trasgredire dimenticando me stesso in una folla di trasgressioni. Da qualche parte tra una giustificazione per essere peggiore e l’abitudine usata a peggiorare giustificandomi. Forse da quando non ho più la bussola di ciò che sta accadendo alla mia vita. Sono solo, e disperato. La mia vita è affollata e sono solo. Sorrido, sotto i riflettori, e sono triste come un cazzo di pierrot.

LOREN - Dovresti prendere meno sul serio la parte di te che indulge verso le frasi da operetta.

ROB - Ho detto la verità, che dio mi fulmini se non l’ho detta! Stiamo tutti perdendo qualcosa, stiamo tutti lasciando noi stessi indietro, in qualche zona fuori dalle luci della ribalta.

LOREN - Un tempo ti amavo per come eri. Adesso ti odio per come sei stato.

ROB - Il tempo è solo una parentesi di molliche di pane tra il fuoco della perdita e quello di un futuro che non stringeremo mai.

LOREN - Sei in vena di verbalismi.

ROB - Vorrei solo capire quale è il limite. Vorrei tornare a quando non sapevo chi ero, ora mi riconosco per quello che sono ed è una bruttura cui non ho rimedio.

LOREN - Adesso devo andare…

ROB - No, resta, almeno per stasera. Non potrei sopravvivere a una notte come questa. Guarda fuori, ha piovuto e le strade sono luci di perla, gli odori inspessiscono e c’è come un’aria sospesa tra sogno e cruda impellenza.

LOREN - Stai provando a essere poetico, ma sei la smorfia di ciò che eri.

ROB - Forse sono solo un ciarlatano romantico.

LOREN- Per certo un ciarlatano.

ROB - Un tempo il mio romanticismo ti solleticava.

LOREN - Domani andremo in scena e saremo soli, soli con i nostri piccoli e grandi disastri, e dovremo seppellire l’orgoglio in questo tripudio di lustrini e luci da scena.

ROB - Non lo tollero: avere successo senza rimedio. È tutto in crescita e io mi sento il nano della mia vita.

LOREN - Levati quel mascherone e cerchiamo di stare insieme finché non venga l’alba.

ROB - Mi sto perdendo, Loren.

LOREN - Da qualche parte fuori o dentro la scena, anch’io.

ROB - Avremmo dovuto sapere che la finzione è vita, più di quanto sia vita l’urgere del reale con tutti i suoi riti ripetuti e stanchi.

LOREN - Abbiamo fatto un rito delle nostre cancrene.

ROB - Vieni più vicino, tienimi la testa.

LOREN - Amore mio, fino a domani saremo veri. Domani torneranno a reclamare ciò che appariamo.

ROB - Quando sono con te il resto mi sembra così artificiale, quando sono con te potrei anche scordare di aver scambiato la mia immagine con quella nello specchio.

LOREN - Gli specchi, amore mio, sono delle diavolerie assassine.

ROB - Vorrei che stanotte durasse senza fine.

LOREN - Vorrei che non mettessimo la parola fine al romanzo di noi due assieme. A volte un po’ di finzione aiuta a sopravvivere.

ROB - Abbiamo fatto della finzione la scena di una vita, e della vita una finzione senza scena. Ho paura, Loren, per la prima volta nella mia vita ho paura.

LOREN - E di che? Siamo immortali, siamo già immortali… Nel sogno di qualcun altro.

Si abbracciano stretti, spengono le luci, i riflettori e tutte le carabattole da teatro di posa sembrano altrettanti neri avvoltoi. Si abbracciano stretti e dimenticano di essere un sortilegio nel sortilegio della finzione. Dimenticano di essere lontani l’uno dall’altra e alla deriva. Dimenticano persino di essere spettri che si incarnano qua e là nei ruoli dettati dallo spettacolo, e di essere sempre più assenti alla scena della vita. Due piccoli puntini fiammeggianti nel vasto mare di ciò che ci si aspetta da loro.

Di Massimo Triolo