Teatro, “Medicina criminale” di Pasquale Bacco debutta il 26 febbraio al Parioli Costanzo di Roma

Debutta il prossimo 26 febbraio al Teatro Parioli di Roma lo spettacolo “Medicina criminale”, interpretato da Pasquale Bacco, medico legale e autore noto per il suo impegno critico sui temi della salute, dell’etica e del potere con la partecipazione di Gaetano Partipilo, musicista di fama internazionale che incanta il pubblico con il suo sax, trasformando il suono in racconto. Un evento teatrale che unisce narrazione, denuncia e riflessione civile, portando sul palco uno dei dibattiti più controversi e attuali del nostro tempo.

“Medicina criminale” è un’opera che interroga il rapporto tra scienza, potere e coscienza, mettendo in discussione il racconto dominante e aprendo uno spazio di confronto libero da dogmi. Attraverso un linguaggio diretto e incisivo, Bacco accompagna il pubblico in un percorso che scuote certezze e invita a porsi domande scomode, restituendo centralità al pensiero critico.

La scelta del Teatro Parioli, luogo simbolo della cultura romana e nazionale, conferisce allo spettacolo un valore fortemente simbolico: portare in un contesto istituzionale una voce fuori dal coro, capace di rompere il silenzio e stimolare un dibattito pubblico spesso eluso.

Lo spettacolo non si limita alla denuncia, ma diventa un atto culturale e civile, in cui il teatro si conferma spazio di verità, memoria e responsabilità collettiva. “Medicina criminale” si rivolge a un pubblico trasversale: cittadini, operatori sanitari, intellettuali, studenti, e a chiunque senta l’urgenza di comprendere e interrogare il presente.

Pasquale Bacco: “Questo spettacolo nasce dall’urgenza di restituire dignità alla verità e alla coscienza critica. La medicina non può diventare strumento di potere né terreno di interessi che tradiscono la sua funzione originaria: la cura. “Medicina criminale” non vuole offrire risposte comode, ma riaprire domande che sono state frettolosamente chiuse.”

“Medicina criminale” è un titolo forte, quasi provocatorio. Da quale urgenza nasce questo spettacolo e cosa vuole smuovere nello spettatore?

Nasce da un’urgenza etica prima ancora che professionale. Ho sentito la necessità di portare fuori dai circuiti specialistici una riflessione sul rapporto tra medicina, potere e responsabilità. Il titolo è forte perché forte è il momento storico che stiamo attraversando. Vorrei smuovere nello spettatore il coraggio di interrogarsi, di non delegare sempre ad altri il proprio giudizio, di tornare a esercitare il pensiero critico. 

Lei porta a teatro temi che spesso restano confinati a libri o dibattiti specialistici. Perché ha scelto il linguaggio scenico come mezzo di denuncia?

Perché il teatro arriva dove spesso il dibattito tecnico non arriva: al cuore delle persone. La scena permette di raccontare la complessità in modo umano, diretto, senza filtri. Non è solo denuncia: è condivisione. Il teatro è uno spazio libero in cui la verità può essere ascoltata senza mediazioni e senza etichette.

In che modo questo spettacolo dialoga con il suo percorso professionale e umano? Quanto c’è di esperienza personale sul palco?

C’è moltissimo del mio percorso, sia come medico sia come uomo. Non porto in scena solo dati o riflessioni teoriche, ma anni di esperienza, di dubbi, di confronto con la sofferenza e con le contraddizioni del sistema. “Medicina criminale” è anche un viaggio personale: racconta ciò che ho visto, ciò che ho imparato e le domande che continuo a farmi.

Questo spettacolo pone più domande o offre anche risposte?

C’è moltissimo del mio percorso, sia come medico sia come uomo. Non porto in scena solo dati o riflessioni teoriche, ma anni di esperienza, di dubbi, di confronto con la sofferenza e con le contraddizioni del sistema. “Medicina criminale” è anche un viaggio personale: racconta ciò che ho visto, ciò che ho imparato e le domande che continuo a farmi.

Dopo Roma, quale futuro immagina per questo progetto? È un punto di arrivo o l’inizio di un percorso più ampio?

Roma è un inizio simbolico, non un traguardo. Questo progetto nasce per viaggiare, per incontrare pubblici diversi, per aprire spazi di confronto in tutta Italia. Non è uno spettacolo “chiuso”: è un percorso che crescerà insieme alle persone che lo ascolteranno.

Se dovesse riassumere “Medicina criminale” in una sola frase, quale sarebbe?

Un invito a non smettere mai di pensare, soprattutto quando si parla di salute, verità e libertà.

Qual è il ruolo dello spettatore: testimone, giudice o parte in causa? 

Lo spettatore è parte in causa. Non può restare neutrale, perché la medicina riguarda tutti, la vita di ciascuno di noi. Non è chiamato a giudicare, ma a prendere posizione dentro di sé. Il teatro diventa così un luogo di responsabilità condivisa.

Il debutto romano del 26 febbraio rappresenta una tappa fondamentale di un progetto destinato a proseguire e ad alimentare un confronto aperto nel panorama culturale italiano.