Oltre destra e sinistra: la rinascita della coscienza laica. Il ruolo dei Repubblicani Europei
In questi ultimi tempi in Europa, ma soprattutto in Italia, brilla una piccola costellazione liberaldemocratica. Tuttavia, ingannarsi sul reale appeal delle forze che si definiscono liberal-democratiche è un grave errore, perché tali forze – quali i Repubblicani Europei, il PRI, Azione, il PLD, il Partito Liberale, i liberalsocialisti ecc. – vivono un insolubile conflitto di identità, per la difficoltà che hanno a confrontarsi con i conservatori e con i socialisti, sempre pronti ad appropriarsi, a modo loro, di politiche dall’attraente sapore liberaldemocratico.
Il problema attiene al rapporto di subalternità che tutte queste forze hanno con i partiti più grandi, a causa del bipolarismo che, con la legge elettorale vigente, costringe ad alleanze senza un collante né ideale né programmatico, mortificando la loro specificità laica. È un dato di tutta evidenza che i Repubblicani vedono da anni disperso il loro antico patrimonio elettorale nei DS, nel PD, in FI e nell’astensionismo, quando non perfino nei partiti di destra. Nella nostra democrazia sembra che i laici abbiano esaurito la loro funzione politica originaria.
Eppure, proprio perché ancora legati a un retaggio risorgimentale e al patrimonio della Resistenza, dovrebbero reagire, resistere alle sirene socialiste o popolari, conservatrici o moderate, che vogliono risucchiarli chiedendo loro un contributo gratuito, ripagato con l’elemosina di un posto in tribuna. Nessuno di questi partiti pare trovarsi bene all’interno dei calderoni di centrodestra e centrosinistra, sempre più privi di anima politica e di una visione; eppure nessuno stacca la spina, per il falso timore di doversi rassegnare a un ruolo di testimonianza di bandiera.
Noi Repubblicani Europei lo abbiamo fatto. Abbiamo tagliato l’antica alleanza con il PD perché ha tradito lo spirito e il progetto dell’Ulivo, perché non ha più nulla che faccia riferimento al pensiero democratico e riformista, perché si è inaridito nella continua lotta di potere tra ex democristiani ed ex comunisti, estromettendo le forze laiche che avevano generosamente contribuito alla sua nascita e alla sua affermazione, perché ci rappresenta, e male, solo se stesso. Il profumo del potere non fa per noi.
La funzione dei laici, dei repubblicani, non è stata ancora assolta. Le conquiste di ieri non sono per sempre. In alcuni campi ci si sta pericolosamente allontanando dai principi di fondo di una società aperta e democratica, ma non se ne parla. Il dibattito politico è ridotto a un pedante pettegolezzo o a una vergognosa rissa salottiera. Nel mentre cadono i miti, nel mentre la guerra domina il mondo, sadicamente spinta e diretta dalla sete di potere della finanza internazionale e dai governi autocratici, ubriacati da un nuovo fervore colonialista; nel mentre l’Europa stenta a liberarsi dal balbettio inconcludente di Stati ipernazionalisti per darsi una dignità politica che le consenta di muoversi con autorevolezza nello scenario in cui si sta definendo una nuova governance del mondo, che vede l’Occidente sempre più debole, una nuova frontiera si è già aperta.
I cittadini devono fare i conti da soli con la velocità del cambiamento, determinata dallo sviluppo della scienza e dall’intelligenza artificiale, con nuove minacce, nuove lacerazioni, una società sempre più basata sul potere del denaro, con una politica monetarizzata, con la disgregazione di tessuti sociali diventati marginali: famiglia senza funzioni civiche e pedagogiche, sindacati sempre più divisi, scarsa solidarietà con i diversi e con gli immigrati, carrierismo rampante ecc. I partiti hanno perso la loro funzione, ma per i Repubblicani Europei, che sono abituati a proporre idee e non certezze, a mettersi sempre nella scomoda posizione della critica costruttiva, è ora di riempire l’autonomia riconquistata con l’impegno mazziniano per una politica pedagogica, evitando il conformismo, per recuperare una religione civile che restituisca a un mondo di succubi consumatori la dignità e la responsabilità di cittadini.
Non sarà certo facile, anche perché, con il tragico fallimento della globalizzazione, ci si trova di fronte a un mondo che, abituato alla dipendenza, non riesce ad affrancarsene. Dobbiamo pertanto navigare in mare aperto con la bussola della laicità, della tolleranza, della partecipazione, per dimostrare che esiste ancora una politica non solo pulita, ma anche animata da slancio ideale e da sincero entusiasmo, affinché i giovani prendano in mano il loro futuro con responsabilità.
Rinvigoriamo perciò il nostro antico coraggio di distinguerci, di affermare nei fatti la nostra identità con orgoglio, di essere noi stessi. L’Europa delle differenze è cominciata con noi e con noi continuerà a essere.