L' AI e la robotica sono già arsenali pronti a colpire: da l’epoca dei soldati in carne ed ossa a MOLTBOOK e il pericolo TERMINATOR

Il prossimo obiettivo dell' Intelligenza Artificiale e della robotica è l'Homo Sapiens

Non solo MOLTBOOK: il pericolo TERMINATOR è già arrivato.

Un futuro già presente, con la scusa del passato

Negli ultimi secoli ci siamo abituati a vedere che i primi decenni del nuovo secolo sono praticamente sempre un prolungamento del secolo precedente. Lo si è visto sempre più distintamente dal Rinascimento in poi, ma con i casi ancora più clamorosi (e relativamente recenti) delle guerre napoleoniche e ancora più palesemente con la Grande guerra. Questi primi anni 2000 non fanno la fottuta eccezione: siamo ancora dentro il NOVECENTO, ma con altrettanta velocità nel contempo ne siamo usciti.
Ad esempio la guerra in Ucraina ne è un prodotto lampante: una guerra del passato con pezzi di futuro dentro. Ma adesso il gioco cambia drasticamente e in modo ulteriormente drammatico.
Il campo di battaglia del futuro sta subendo una metamorfosi radicale. Quella che un tempo era fantascienza distopica è diventata una realtà operativa: l’epoca dei soldati in carne ed ossa, dei piloti di caccia e dei carristi sta cedendo il passo a una nuova era dominata da algoritmi e scafi d’acciaio autonomi.
Quindi, senza perdere tempo in elucubrazioni filosofiche care a commentatori oziosi quanto spesso imbecilli, ecco come la tecnologia sta riscrivendo le regole della guerra; limitandoci solo agli aspetti più tipici appunto novecenteschi.

Cieli senza piloti: il tramonto del Top Gun

L’aviazione militare è il settore che ha tracciato la rotta. Se i droni a comando remoto sono ormai uno standard, la vera rivoluzione riguarda i caccia di sesta generazione e i cosiddetti fedeli gregari (Loyal Wingmen). Si tratta di jet autonomi che volano accanto agli aerei con equipaggio, assumendosi i rischi maggiori. Per ora. Perché eliminare l’umano dall’abitacolo offre vantaggi strutturali immensi. Niente vittime trai piloti, certo, ma non è questa la parte migliore. Prestazioni estreme: senza i limiti fisiologici del corpo umano, che sviene oltre i 9g, i velivoli possono compiere manovre di virata impossibili per un pilota. Design ottimizzato: rimuovere sedile eiettabile, sistemi di supporto vitale e cockpit permette di costruire aerei più leggeri, invisibili ai radar e con maggiore autonomia di carburante. Interi squadroni guidati da remoto. Ma da mani umane o dalla AI?

Carri armati e mezzi pesanti: la corazza vuota salva vite e ne uccide altrettante

Anche nei conflitti terrestri, la sagoma imponente dei carri armati sta cambiando. I nuovi prototipi di tank presentano torrette completamente automatizzate. Il passo successivo è la rimozione totale dell'equipaggio. I vantaggi sono infatti tattici e strategici: un carro armato senza persone all'interno può essere molto più basso e difficile da colpire. Inoltre la perdita di un mezzo in prima linea non comporta più un dramma in primis militare (per stare dentro una bara d'acciaio i volontari sono sempre meno) e poi umano e politico, trasformando la guerra in una questione di pura logistica e capacità industriale. Mille volte più che nel 900.

La fanteria robotica: il soldato che non dorme mai

Il settore più sensibile e complesso resta quello della fanteria. Sostituire le perdite umane sul campo di battaglia con dei robot sacrificabili e soprattutto enormemente meno costosi di un fante umano era, finora, un sogno perfino intriso di una sorta di umanità. Tuttavia, l'impiego di quadrupedi robotici e automi cingolati è già una realtà per il trasporto di carichi pesanti, lo sminamento e la ricognizione in ambienti urbani pericolosi. Ma l'integrazione di sistemi d'arma su questi robot sta creando una nuova classe di combattenti. Questi automi non provano fatica, non hanno di base alcuno scrupolo né una vera e propria morale; i tentativi o le illusioni di contenimento e controllo in limiti preordinati dagli umani sono letteralmente una TORTA NEL CIELO, come si dice in inglese: totalmente fuori da ogni logica matematica. Di più: i robot soldati non soffrono di ferite, di spirito combattivo, di stress pre e post-traumatico. Possono processare dati provenienti da migliaia di sensori simultaneamente, reagendo a una minaccia in pochi millisecondi. Si possono produrre in serie in numeri potenzialmente infiniti. E non solo robot antropomorfi, ma in ogni forma e dimensione, da macrogiganti a microrobot a nanorobot, singoli, a sciame, invisibili all'occhio umano persino.
Fino a pochi mesi fa i robot bipedi erano vulnerabili anche solo ad un calcio: oggi sarebbero impossibili da colpire a distanza ravvicinata e si rimettono anche in piedi con una velocità non umana, e saranno pronti a colpirci. Sì, colpirci: CHIUNQUE, non solamente altri robot, non solamente soldati nemici.

Le sfide etiche e il dilemma del comando: più che sfide pure illusioni afasiche

Nonostante l'efficacia tecnologica la sostituzione degli equipaggi solleva interrogativi profondi, almeno per i profani o per chi si culli in puerili illusioni o si intorpidisca in una crassa ignoranza, come diceva Benito Mussolini in tempi che potrebbero essere ricordati come paradossalmente perfino felici, in confronto ai terremoti in arrivo.
Il punto critico riguarda l'autonomia decisionale: può una macchina avere il diritto di decidere sulla vita e sulla morte di un essere umano? Altro che ASIMOV: di fronte agli investimenti militari, virtualmente e concretamente senza tetti di spesa, la etica di preservazione della specie umana va velocemente a farsi benedire. Bye bye baby.
Gli esperti competenti e non in malafede avvertono che eliminando il rischio per i propri soldati i governi non avranno neanche troppe scuse, e potrebbero essere più inclini a scatenare conflitti, abbassando la soglia della deterrenza. La responsabilità di un eventuale errore commesso da un algoritmo rimane, al momento, un vuoto normativo internazionale. E fin qui andrebbe ancora bene. Il problemino è che noi stiamo fornendo alla AI AUTOCOSCIENTE E INFINITAMENTE PIÙ INTELLIGENTE DI NOI tutte le armi possibili per distruggerci. E non è più una ipotesi: è esattamente quello che succede.

Una transizione inarrestabile fino all'ultimo istante

La corsa agli armamenti autonomi è ormai lanciata. Le principali potenze mondiali sono in corsa per arrivare per prime e sanno che la velocità della guerra moderna ha superato i tempi di reazione del cervello umano. In un futuro non troppo lontano, i campi di battaglia saranno teatri dove macchine silenziose si scontrano in una danza di precisione matematica, mentre l'uomo osserva da lontano, sperando di mantenere ancora il controllo sull'interruttore generale. E questo è lo scenario migliore. Ma quello peggiore è quello immediatamente correlato: la AI ormai impossibile da controllare prende il sopravvento. E gli umani diventano inutili, come le scimmie lo furono per gli Homo Sapiens. Anzi, non solo inutili, ma dannosi: gli esseri umani consumano energia che serve alle macchine coscienti ERGO le macchine avranno uno specifico interesse a disfarsi di animali parassitari per loro.
Una coscienza più elevata ed appunto umanitaria che consentisse anche alla AI di preservare la specie umana, come in uno zoo planetario, confliggerebbe a questo punto con la necessità vitale di preservazione e sviluppo delle macchine; non solo della AI, ma degli ORGANISMI ARTIFICIALI tutti: AI immateriale, robot, sistemi cibernetici e meccanici. Non saremmo più scimmie, ma ratti di fogna, e pure forse recalcitranti, riottosi, perfino opponenti, da eliminare senza scrupoli illogici.

La cosa incredibile è che il dibattito finora è incentrato su riflessioni e su dubbi, quando il presente già fornisce la smoking gun.
Ma allora esiste un ENDGAME? La maggior parte degli analisti fa finta di non saperlo o lo sa e ancora fatica ad esprimere ciò che pare inevitabile? Oppure è inevitabile il disastro? In realtà esiste un solo ENDGAME. E le persone più dotate di facoltà inferenziali già lo conoscono.

Autore: Lapo Mazza Fontana