Giovanni Andena, ultimo sopravvissuto alla strage di Gorla al GDI: "Non impariamo niente, chi comanda non cerca di mettere fine a una guerra"
Giovanni Andena, sopravvissuto alla strage di Gorla, è stato intervistato da Il Giornale d'Italia in merito alla sua esperienza in quella terribile strage, dove ha perso la madre Gina e la sorella Vanda.
Giovanni Andena, ultimo sopravvissuto alla strage di Gorla, è stato intervistato da Il Giornale d'Italia in merito alla sua esperienza in quella terribile strage, dove ha perso la madre Gina e la sorella Vanda.
A 94 anni il ricordo indelebile di quel tragico 20 ottobre del 1944, quando i bombardamenti anglo-americani sconvolsero la sua vita, quella della sua famiglia e del suo quartiere per sempre, sono ancora vividi nei suoi occhi.
A sei mesi dalla fine della guerra degli aerei anglo-americani sganciarono grappoli di bombe sui principali stabilimenti milanesi. Tuttavia, per un errore, una delle bombe non cadde sullo stabilimento della Breda, ma su una scuola elementare nel quartiere di Gorla. La famiglia Andena fu solo una delle tante famiglie distrutte da quella strage, che spezzò la vita di 184 bambini, oltre al personale scolastico e ai genitori di alcuni bambini che erano accorsi per proteggere i piccoli, tra cui Gina, la mamma del signor Andena.
Cosa ricorda di quel tragico giorno del 1944?
Di quello storico giorno ricordo tutto alla perfezione, non dimentico niente. Quella era una bellissima giornata, come capita in ottobre a Milano, il naviglio era vuoto, quindi andavamo spesso dentro a passeggiare e a giocare,io avevo tredici anni. Poi sono tornato a casa, mia mamma ha accompagnato mia sorella alla scuola elementare "Francesco Crispi" che era dietro l'angolo di casa, poi è rientrata. Io ero in casa, ancora non era incominciata la mia scuola, andavo alla "Barnaba Oriani" che incominciava qualche giorno dopo. Ad un certo punto partì l'allarme, prima quello piccolo e poi quello grande, come sempre accadeva in caso di bombardamenti.
Ero sul balcone quando ho incominciato a sentire uno strano rumore. Ero amante dell'aviazione e correvo sempre a vedere i piloti e le immagini degli aerei all'aeroporto. Ad un certo punto il rumore diventò abbastanza intenso così guardai per aria e vidi il cielo che piano piano si illuminava di pezzi lucenti, come possono essere gli aeroplani. Ho visto immediatamente gli aeroplani, con gli sportelli nelle loro pance, e ho iniziato a vedere cadere coriandoli che luccicavano. Sembrava Carnevale ma erano tutte bombe che stavano cadendo.
Mia mamma, che per mia sorella stravedeva, appena è suonato l'allarme è corsa verso la scuola ed è riuscita a prendere in braccio mia sorella e l'ha tirata fuori dal rifugio, dove i bambini erano stati mandati. Dal mio balcone ho visto mia mamma con mia sorella venire verso casa. Mi sono precipitato, scendendo quattro gradini per volta, ma non l'ho mai raggiunta. Allora ho incontrato un mio amico e gli ho detto: "Scappa, che stanno cadendo le bombe!". Non so bene in che modo ma sono finito in un angolino del quartiere, stavo lì al riparo. È stato proprio quello il momento in cui è avvenuto tutto. La bomba, tutto è crollato.
La mia mamma poteva salvarsi. Per andare a rifugiarsi, aveva preso mia sorella dalla scuola e poi è corsa, è corsa davanti alla mia casa. Invece di ritornare nel nostro appartamento al primo piano ha girato dove c'era qualcuno che la chiamava: "Signora Gina, venga qui, venga qui!". Questa scelta, data dal caso, ha segnato la morte di mia madre e di mia sorella.
Quali sono state le devastanti conseguenze per la sua famiglia?
Il quartiere era tutto distrutto, io mi sono salvato perché ho trovato un punto buono, mia mamma con la bambina ha trovato il punto peggiore. Dopo il bombardamento, mio padre cercò la mia sorellina senza mai trovarla, la sera ritrovammo mia madre e mia sorella morte a casa della vicina che le aveva chiamate. Dopo ho avuto tanta paura e tutte le volte che sentivo un aeroplano mi buttavo in un rifugio qualsiasi, terrorizzato.
Cosa abbiamo impariamo da questa terribile strage?
Niente, non impariamo niente, perché non c'è un dittatore americano, russo, cinese, quello che si vuole, che cerchi di mettere fine a una guerra. Tutta questa gente brilla perché vuole emergere.
Per lungo tempo nel dopoguerra questa strage fu oscurata: non ci fu mai una vera e propria assunzione di responsabilità da parte degli anglo-americani. Solo in Italia viene ricordata attraverso il Giorno del Ricordo dei Piccoli Martiri di Gorla, istituito con legge regionale della Lombardia nel 2007, il 20 ottobre, e un monumento dedicato proprio ai piccoli martiri.