Tunisia, il ciclone Harry fa riemergere i resti di un'antica città romana, potrebbe essere l'importante centro commerciale di Neapolis
L’Institut national du patrimoine tunisino (INP) è intervenuto tempestivamente con operazioni d’urgenza, avviando ricognizioni e documentazioni scientifiche dei resti emersi
Tunisia, il ciclone Harry fa riemergere i resti di un'antica città romana, potrebbe essere l'importante centro commerciale di Neapolis. Era una città punico-romana che si trovava sul promontorio tunisino di Cap Bon, e che venne sommersa da uno tsunami nel IV secolo d.C.
Dopo giorni di piogge eccezionali e di mare in tempesta, che hanno devastato il territorio, le acque si sono ritirate lasciando emergere una serie di colonne, blocchi di pietra scolpita e frammenti di muri, affiorati dal terreno sabbioso. Si ipotizza che siano legati all'antica città di Neapolis.
Neapolis fu originariamente un insediamento fenicio e prosperò sotto il dominio romano come importante centro costiero, il suo nome significa in greco "città nuova". Situata nell’area dell’attuale Nabeul (Tunisia), era importante per la produzione del garum, una salsa di pesce fermentato molto apprezzata in tutto l’impero romano. Verso l’anno 365 d.C., tuttavia, un potente terremoto nel Mediterraneo orientale generò uno tsunami che devastò molte città, compresa Neapolis. I ritrovamenti archeologici subacquei effettuati negli ultimi anni al largo delle coste tunisine lo confermano: sono state individuate strade sommerse, muri e resti di edifici.
La città di Neapolis è studiata da decenni. Nel 2017, una missione archeologica tunisino-italiana ha confermato la presenza di una città sommersa al largo di Nabeul, estesa su più di venti ettari sotto il livello del mare. In quell’area sono state ritrovate più di cento vasche in pietra per la produzione di garum.
Il ciclone Harry ha portato alla luce un evento unico: strutture antiche emerse per la prima volta sulla terraferma. A Sidi Mahrsi, a nord di Nabeul, i locali hanno notato subito pietre sconosciute, colonne romane, blocchi scolpiti con cura e porzioni di mura dragate dal mare. I reperti non paiono riconducibili a strutture moderne o recenti. La disposizione, il tipo di pietra e le tecniche di lavorazione sembrano di origine antica, verosimilmente romana. L'ipotesi più probabile è che si tratti della città di Neapolis.
L’Institut national du patrimoine tunisino (INP) è intervenuto tempestivamente con operazioni d’urgenza, avviando ricognizioni e documentazioni scientifiche dei resti emersi. Diversi reperti sono venuti alla luce in aree che comprendono la spiaggia di Sidi Mahrsi, i margini del sito di Neapolis, zone limitrofe a Kerkouane come Hammam Ghezèze, Demna e Oued El Ksab, oltre ad alcune località vicino a Mahdia.
Sinora, l'intera Neapolis conosciuta era sommersa. L'ipotesi che questi reperti costieri siano parte della città apre una chance archeologica unica nel suo genere.