Francesco Sirano (direttore MANN): "Nel 2025 abbiamo registrato 512.500 visitatori, quest’anno puntiamo sulle sponsorizzazioni dei privati"
Il dott. Francesco Sirano, direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, è stato intervistato da Il Giornale d'Italia riguardo agli attuali progetti espositivi del museo e alle aspettative per il 2026
Il Dott. Francesco Sirano, direttore del museo archeologico nazionale di Napoli , è stato intervistato da Il Giornale d'Italia riguardo agli attuali progetti espositivi del museo e delle aspettative per il 2026.
Siamo ormai giunti alla chiusura di “Riccardo Licata, Gino Morandis, Tancredi Parmeggiani. Storie d’arte e d’amicizia”: come è stata recepita dal pubblico?
I percorsi di arte contemporanea, così come tutte le esposizioni temporanee, sono integrati nel percorso di visita e non prevedono uno specifico biglietto: i commenti social, insieme alla rassegna stampa legata a un singolo evento, ci permettono di misurare, anche in parte, le reazioni dell'opinione pubblica. La mostra sui tre pittori spazialisti è stata recepita come ben integrata nell'Atrio del MANN, spazio non nuovo alle contaminazioni tra arte antica e contemporanea: d'altro canto, l'arte novecentesca ha riflettuto sempre sul concetto di classico e, oggi, rappresenta un canone "classico" soprattutto agli occhi dei più giovani. Morandis, Licata e Parmeggiani si sono interrogati anche sul valore dell'antico nel presente e questa indagine si evince nel nostro allestimento.
Quanto è stato importante realizzare la mostra fotografica “1859 – Un fotografo russo a Pompei: Gabriel Ivanovič de Rumine” per proporre una diversa chiave di lettura del patrimonio di Pompei?
Più che di una chiave di lettura diversa io parlarei di una chiave complementare che illustra l’incredibile stratificazione di informazioni e curiostà che si rivelano ad una lettura multidisciplinare dei grandi luoghi dell’archeologia vesuviana. La mostra su Gabriel Ivanovič de Rumine rappresenta un reportage fotografico ante litteram: de Rumine viaggia al seguito del Granduca di Russia negli anni in cui il mito di Pompei e delle città vesuviane si riflette non solo negli studi storici e archeologici, ma anche nella pittura e nelle arti figurative. La fotografia, all'epoca, è una disciplina giovanissima, nata solo un ventennio prima, e de Rumine la rende strumento di documentazione, affidandosi al taglio studiato delle inquadrature e all'uso sapiente delle luci. L'obiettivo di de Rumine rappresenta la testimonianza di una stagione straordinaria, che oggi è necessario raccontare, anche alle nuove generazioni, per tramandare l'attualità del nostro passato.
Come nasce e come si lega alla storia del museo, la mostra “Luigi Bazzani e la casa pompeiana” ?
Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli custodisce un importante archivio disegni, che conserva, tra l'altro, settantaquattro acquerelli del pittore Luigi Bazzani. Queste opere, che in alcuni casi sono state recentemente sottoposte a restauro, sono la traduzione figurativa delle suggestioni che le domus di Pompei hanno esercitato sugli artisti di tutti i tempi; è interessante sottolineare che nella rilettura artistica del patrimonio vesuviano vi è anche un'importante testimonianza storica: le tempere di Francesco Morelli, ad esempio, hanno consentito di ricostruire le decorazioni parietali dell'anfiteatro di Pompei, prima del crollo delle mura che erano abbellite dal ciclo pittorico. Questa memoria, creativa e storica, da non perdere e, dunque, valorizzare è stata la chiave di lettura anche della mostra su Bazzani.
Quali sono stati i primi feedback dei visitatori sul nuovo allestimento dedicato agli arredi di Pompei?
La sezione “Domus. Gli arredi di Pompei” tesaurizza il lavoro di ricerca, svolto in collaborazione con la Scuola Superiore Meridionale dell’Università Federico II, non soltanto per l’allestimento della vicina sezione sugli oggetti della vita quotidiana nelle città vesuviane, ma anche per la catalogazione dei materiali, conservati nei nostri depositi e provenienti dalle antiche case dei romani. Questo duplice aspetto (il legame narrativo con una collezione già nota al pubblico e, allo stesso tempo, l’enfasi su curiosità e sorprese che vengono alla luce dai depositi) ha di certo favorito la comunicazione della sezione e il gradimento del pubblico. Resta inteso che, come per le altre collezioni dell’allestimento permanente e per le mostre temporanee, sono i social network, tramite le interazioni, a fornire il primo feedback positivo inerente al lavoro svolto.
Quanti visitatori e incassi ha realizzato il museo l’anno passato?
Il Museo nel 2025 ha registrato 512.500 visitatori e ha incassato, dalla bigliettazione, circa 5 milioni di euro. Voglio precisare che oltre ai finanziamenti pubblici e a quelli ministeriali, gli introiti dai biglietti non sono l’unica fonte di finanziamento attraverso entrate proprie del Museo. Per il 2026, intendiamo lavorare ancor di più sul fundraising e sulle sponsorizzazioni dei privati.
Quali sono le vostre nuove aspettative e iniziative per il 2026?
Il MANN che sogniamo con tutto lo staff è un museo aperto, accogliente, innovativo e desideroso di condividere le proprie ricerche con tutta la comunità dei visitatori. Il 2026 sarà un anno di grandi eventi per vivere e condividere i valori di questo eccezionale luogo che non esiterei a definire un ecosistema della cultura antica. Nel 2026 avremo l'apertura, in primavera, della mostra sulla Sirena Parthenope, la riapertura della sezione Numismatica, il riallestimento della Villa dei Papiri, la conclusione del restauro del mosaico di Alessandro. Nel frattempo andremo avanti con le mostre all'estero per le quali vogliamo che i nostri materiali, soprattutto quelli oggi nei depositi e praticamente sconosciuti, e le nostre conoscenze diventino ambasciatori dell'intera cultura nazionale. Sullo sfondo il progetto del MANN 2 all'Albergo dei Poveri che non sarà un doppione, ma un nuovo entusiasmante capitolo delle tante storie che il Museo archeologico nazionale di Napoli può e deve raccontare con i suoi oltre 250.000 reperti. In questo percorso, agiremo con impegno e, allo stesso tempo, con spirito di servizio, dialogando con il nostro pubblico e le comunità e considerando che quanto facciamo è la risposta doverosa al diritto di tutti di vivere il patrimonio culturale.
Ci può raccontare dei nuovi allestimenti previsti a Villa dei Papiri e alla sezione dedicata alla numismatica e alle oreficerie?
Il riallestimento di entrambe le sezioni, Villa dei Papiri e numismatica, ha previsto importanti approfondimenti scientifici e un'interessante campagna di restauro dei reperti, attività che stiamo raccontando anche sui social per condividere con il nostro pubblico il valore dell'attesa delle nuove aperture. Nel caso della Villa dei Papiri, l’allestimento si gioverà di nuovi dati sulla collocazione dell’eccezionale collezione di statue (ben 93 tra bronzi e sculture in marmo!) e del proficuo dialogo con il contesto di provenienza, con particolare riferimento agli scavi degli anni duemila condotti ad Ercolano, dove in parallelo ci sarà un’altra piccola esposizione gemella. Ricostruzioni video e fotografiche della lussuosa residenza aiuteranno a rendere più evidente la peculiarità di questo straordinario complesso abitativo e di rappresentanza, sede di uno scriptorium oltre che dell’unica biblioteca del mondo antico che sia a noi pervenuta. Per la numismatica, accanto allo studio certosino sulle monete, è da menzionare la nuova presentazione di alcuni raffinati esemplari delle antiche oreficerie. Cambierà e diventerà più approfondito (e accattivante) il racconto delle sezioni, la cui comunicazione scientifica sarà aggiornata con un adeguamento ai più moderni standard divulgativi e didattici.
Quali sono i reperti che attirano di più i visitatori?
È molto difficile fare una graduatoria tra “superstar” dell’arte antica: chi viene al Museo Archeologico Nazionale di Napoli non può non ammirare la maestosità del Toro Farnese, la tensione malinconica dell’Ercole, la bellezza seducente della Venere Callipigia, l’intensità dello sguardo della fanciulla con lo stilo (o pseudo-Saffo), l’intreccio tra forma e colore nel vetro cammeo del Vaso Blu e l’elegante opulenza della Tazza Farnese. E chi non resta ammaliato dal fascino dell’Antico Egitto nella nostra collezione, seconda in Italia solo a quella di Torino? Nei prossimi mesi, tornerà a splendere il mosaico di Alessandro, sottoposto a una campagna di restauro senza precedenti, così come continuerà ad essere punto focale del percorso di visita la sezione Campania Romana, riaperta nel 2023. Accanto ai capolavori da non perdere, mi piace sottolineare che il nostro pubblico sta diventando sempre più attento alle curiosità e ai reperti meno noti, “portati alla luce” dopo un attento lavoro di scavo nei nostri depositi: un Museo che ama rinnovarsi deve mostrare al pubblico che vi è sempre una novità da scoprire per tornare a varcare quella soglia.
Quanti reperti provenienti da Pompei e zone limitrofe conta ad oggi il Museo Archeologico di Napoli?
Se ci riferiamo all’area vesuviana, la stima orientativa è di circa 200mila tra reperti esposti e in deposito.
Dopo il Museo Egizio di Torino, siete il museo con la collezione egizia più solida: ci può spiegare il motivo?
La collezione egizia del Museo Archeologico Nazionale di Napoli è tra le più importanti d’Italia; dal punto di vista museografico, per la sua formazione, è tra le più antiche del nostro paese, essendo stata costituita intorno alle collezioni Borgia e Picchianti. La sezione egizia del MANN custodisce reperti che rappresentano degli unica e consentono di ricostruire diversi aspetti, anche quotidiani, della civiltà che si sviluppò sulle rive del Nilo. Dal punto di vista della comunicazione, la sezione ha avuto un recente aggiornamento, che la rende ancora più accessibile a tutte le tipologie di pubblico.
Collaborate per la realizzazione di molte mostre anche all’estero: ci può parlare di qualche collaborazione attuale?
Il nostro Museo è uno dei principali prestatori al mondo di opere d’arte antica: la ricchezza dei depositi consente di stabilire importanti sinergie scientifiche senza depauperare il percorso di visita nelle collezioni. Sarebbe molto difficile selezionare dei “casi-studio” tra le tante collaborazioni stabilite negli anni per costruire tante mostre all’estero, allestimenti diversi per taglio di ricerca e natura del patrimonio esposto. Guardando all’attualità, è possibile menzionare la prossima apertura della grande esposizione su Pompei al National Museum di Pechino, in programma da febbraio di quest'anno e nata dalla rete con la Direzione Generale Musei del Ministero della Cultura e la Treccani.