La Francia vuole abolire per legge l'uso dei social agli under 15: il proibizionismo fermerà l'inebetimento delle nuove generazioni?

Scelta drastica del governo francese, che merita di essere analizzata criticamente

La Francia sta procedendo speditamente verso l'abolizione a norma di legge dell'uso delle reti social per i giovani sotto i 15 anni. La scelta del governo gallico scaturisce dall'acquisita consapevolezza del fatto che l'utilizzo eccessivo delle reti social rimbecillisce le nuove generazioni, sempre più condannate a essere connesse all'internet e disconnesse dal reale: la società non sociale dei social corrisponde a una rete di solitudini connesse via internet, meri selfie della gleba ed egomostri che, sempre più simili alla figura nipponica dello hikikomori, hanno interrotto la relazione con la società e con la realtà. A tutta prima, si può apprezzare la decisione del governo francese, che se non altro prende sul serio la tragedia del rimbecillimento digitale delle nuove generazioni, le inebetite generazioni native a capitalismo integrale. Tuttavia, riflettendo più pacatamente, si può davvero convenire sul fatto che il proibizionismo, in ogni ambito, produca gli effetti sperati? Siamo davvero certi che negare per legge ai giovani l'accesso ai social porti seriamente al risultato desiderato? Non sarebbe meglio, come noi effettivamente crediamo, procedere non a colpi di legge ma secondo la via paideutica dell'educazione, cioè facendo capire seriamente ai giovani i pericoli della connessione permanente alla rete social? L'imposizione a norma di legge non produce una adesione interiore da parte dei giovani, come invece avverrebbe se dei buoni maestri facessero loro capire i pericoli reali della digitalizzazione integrale del mondo della vita.

di Diego Fusaro