25 Gennaio 2026
Fonte: La Presse
Lo potremmo ormai tranquillamente chiamare il paradosso di Alessandro Barbero, il noto storico piemontese, grande divulgatore della storia presso il grande pubblico. Il paradosso di Alessandro Barbero risiede nel fatto che egli si è apertamente espresso a sostegno della censura, allorché ha difeso l'estromissione della casa editrice "passaggio al bosco" dalla rassegna libraria romana "più libri più liberi": ma poi è stato egli stesso sottoposto alla censura, dapprima in occasione della sua conferenza sul tema della Russia e più recentemente in relazione al video nel quale spiegava le ragioni per cui avrebbe votato No al referendum sulla giustizia. Il video è stato prontamente censurato da Facebook proprio quando stava ormai diventando virale. Ebbene, il paradosso di Alessandro Barbero sta nel fatto che chi elogia la censura rischia poi di caderne egli stesso vittima. A motivo di ciò, dovremmo tutti essere contrari a ogni forma di censura: le idee false si combattono con le idee vere, non certo con la mordacchia. Democratico è - Spinoza docet - quel governo nel quale ciascuno può dire liberamente tutto ciò che vuole senza subire censura di sorta. Chi censura le idee, anche se sbagliate, rivela soltanto di non essere sufficientemente forte da batterle con le idee. Inoltre, se si ammette il principio per cui certe idee possono essere censurate, si apre una pericolosa finestra, tale per cui un poco alla volta verranno censurate tutte le idee divergenti rispetto all'ordine dominante: Ed è esattamente ciò che è accaduto ad Alessandro Barbero. Preferiamo decisamente una società in cui anche chi vuole stoltamente dire che due più due fa cinque o che gli asini volano o che la terra è piatta o altre asinerie simili possa farlo rispetto a una società in cui, con l'alibi di silenziare costoro, mettano la mordacchia a chiunque pensi altrimenti rispetto all'ordine dominante.
di Diego Fusaro
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