Prof Ali Abdel Halim Ali (Direttore Museo Egizio Tahrir):"Abbiamo 45.000 reperti in mostra, nel 2026 punteremo su progetti digitali"
Prof. Ali Abdel Halim Ali, direttore del Museo Egizio di Piazza Tahrir al Cairo, è stato intervistato da Il Giornale d'Italia in merito alla collaborazione del museo con l'Italia e alla sua prossima ristrutturazione
Prof. Ali Abdel Halim Ali, direttore del Museo Egizio di Piazza Tahrir al Cairo, è stato intervistato da Il Giornale d'Italia in merito alla collaborazione del museo con l'Italia e alla sua prossima ristrutturazione.
Perché definisce il museo come la "madre di tutti i musei in Egitto"?
Il Museo Egizio di Tahrir è chiamato la ‘madre di tutti i musei in Egitto’ perché è il museo nazionale più antico del paese e la fonte della maggior parte delle collezioni ora esposte nei musei più recenti. I suoi tesori hanno plasmato la museologia egiziana e rimane il guardiano centrale della memoria, collegando civiltà e ispirando conoscenza.
É il Museo archeologico più antico del Medio Oriente, inaugurato nel 1902 da Khedive Abbas Helmy II. I nuovi musei in Egitto (come GEM, NMEC e musei regionali) hanno spesso ricevuto le loro collezioni principali dal Museo Egizio di Tahrir, rendendolo la base della museologia egiziana.
Quanti reperti sono conservati nel museo e nei suoi magazzini?
Circa 120.000 reperti sono catalogati, con ~45.000 esposti. Le collezioni spaziano dal Periodo Predinastico all'epoca Greco-Romana, inclusi i corredi funerari di Yuya e Thuya, i tesori di Psusennes I e l'oro di Tanis.
Quali reperti sono più apprezzati dal pubblico?
Tutte le collezioni del Museo Egizio di Tahrir sono uniche, ogni pezzo porta con sé la propria storia e significato culturale. Tra gli esempi più straordinari c'è il tesoro di Tanis (c. 1070–945 a.C.), scoperto in tombe reali intatte e che include maschere d'oro abbaglianti, bare d'argento e gioielli squisiti che rivaleggiano persino con i tesori di Tutankhamon. Questa collezione sottolinea il ruolo del museo come guardiano del patrimonio più straordinario dell'Egitto.
Quali legami e tipi di collaborazioni esistono tra l'Italia e il Museo Egizio del Cairo?
L’Italia mantiene con il Museo Egizio di Tahrir al Cairo lunghi e consolidati legami nei campi della fotografia, della conservazione e dell’archeologia. Tra le iniziative più significative spicca l’Esperienza Virtuale del Patrimonio del 2023, una mostra digitale realizzata in collaborazione con l’Ambasciata Italiana, che ha innovato la fruizione del patrimonio culturale.
Di grande rilevanza è stato il Progetto Transforming the Egyptian Museum (2018-2023), finanziato dall’Unione Europea in partnership con il Museo Egizio di Torino e altri istituzioni europee, mirato a modernizzare le esposizioni e i servizi del museo. Nel 2025 si sono susseguite numerose collaborazioni: la Mostra di Fotografia organizzata con il Centro Archeologico Italiano e l’Istituto Culturale Italiano in agosto; il Progetto Soknopaiou Nesos di ottobre, frutto del lavoro congiunto con le Università del Salento e di Palermo; la Mostra sulla Tomba di Nefertari di novembre, che ha valorizzato gli sforzi di conservazione italo-egiziani.
I programmi educativi rappresentano un altro pilastro della cooperazione, con carte interattive progettate insieme al Centro Archeologico Italiano. L’Italia si conferma così partner strategico di lungo termine per il Museo Egizio in archeologia, fotografia, conservazione ed educazione.
Con l'apertura del GEM, avete registrato una diminuzione del flusso di visitatori? In che cosa differiscono i due musei?
Il Museo Egizio si concentra sulla continuità del patrimonio e sulle esposizioni specializzate. Il GEM è progettato per esposizioni monumentali (come l'intera collezione di Tutankhamon), mentre Tahrir enfatizza l'identità storica, esposizioni specializzate e ricerca accademica.
Il museo subirà presto un progetto di ristrutturazione. Cosa può dirci su questo?
Il progetto di ristrutturazione del Museo Egizio di Tahrir, discusso in una recente riunione di alto livello presieduta dal Ministro del Turismo e delle Antichità, ruota attorno a quattro punti chiave per rilanciare l'istituzione. Primo, la ridefinizione dell'identità del museo in un'ottica moderna e distintiva, che ne rafforzi il ruolo fondante nella museologia egiziana. A ciò si affianca lo sviluppo di una nuova identità visiva, volta a potenziare la presenza internazionale del sito.
Parallelamente, l'attenzione si concentrerà sul miglioramento dei servizi ai visitatori e sull'elevazione dell'esperienza turistica complessiva, con interventi mirati a ottimizzare accoglienza e fruizione. Infine, un sistema di monitoraggio e sviluppo continuo assicurerà che il museo rimanga un faro culturale globale, adattandosi alle evoluzioni del panorama museale.
Quali sono i piani per il museo nel 2026?
I piani del Museo Egizio di Tahrir per il 2026 confermano un impegno deciso sulla modernizzazione e la ridefinizione del suo ruolo dopo l'apertura del GEM, mantenendo la centralità nella museologia egiziana. Tra le iniziative in corso spiccano i progetti digitali e l'integrazione etica dell'AI, come esposizioni interattive e display innovativi, per arricchire l'esperienza dei visitatori.
L'espansione di programmi educativi e interculturali includerà tour guidati e workshop tematici, mentre si rafforzeranno le collaborazioni internazionali attraverso mostre itineranti. Un ulteriore sviluppo riguarderà il seminterrato, trasformato in una risorsa globale per ricerca ed esposizioni specializzate.