Giuseppe Cerere (Centro Archeologico Italiano - IIC): "Sono stati rinvenuti laboratori di epoca greco-romana con 9700 ossa di pesce"
Giuseppe Cecere, coordinatore del Centro Archeologico Italiano presso l’Istituto Italiano di Cultura del Cairo (CAI-IIC), è stato intervistato da Il Giornale d'Italia in merito alla collaborazione e alle scoperte italo-egiziane in Egitto
Giuseppe Cecere, coordinatore del Centro Archeologico Italiano presso l’Istituto Italiano di Cultura del Cairo (CAI-IIC), è stato intervistato da Il Giornale d'Italia in merito alla collaborazione e alle scoperte italo-egiziane in Egitto.
Quanto è stato importante realizzare un museo dedicato alla civiltà egizia a Il Cairo?
La civiltà egizia rappresenta per l'Egitto contemporaneo un elemento fondamentale nella definizione della propria identità, nella valorizzazione del proprio patrimonio, sia storico-culturale sia turistico, e nel consolidamento del proprio prestigio internazionale. La cerimonia di inaugurazione del GEM, alla quale hanno partecipato capi di stato e di governo da tutto il mondo, è stata una dimostrazione di quanto la civiltà egizia sia importante per il prestigio internazionale dell'Egitto, ma anche una conferma del ruolo sempre più incisivo dell’Egitto nel mondo della cultura, culminato quest’anno con la storica nomina di un archeologo egiziano, il Prof. Khaled El-Enani, a Segretario Generale dell’UNESCO.
Lo storico Museo Egizio del Cairo (sito in Piazza Tahrir), inaugurato nel 1902, è giustamente considerato, come ama ricordare il suo direttore Prof. Ali Abdel Halim Ali, “la madre di tutti i musei”: non solo perché è stato il primo museo dedicato alla civiltà egizia, ma anche perché nel corso degli ultimi anni ha nutrito la nascita di tanti nuovi musei, ai quali sono andati reperti che prima erano conservati nel museo centrale. Dalla fine del secolo scorso, infatti, sia per valorizzare il sempre maggior numero di reperti resi disponibili dalle continue scoperte, sia per poter accogliere il flusso crescente di turisti da tutto il mondo, si è cominciato a pensare di costruire una nuova grande struttura (il Grand Egyptian Museum, appunto) ma contemporaneamente si è lavorato alla moltiplicazione delle strutture museali in tutto l'Egitto. Sono sorti così numerosi nuovi musei regionali, ma anche il Museo Nazionale della Civiltà Egizia (NMEC), che è stato inaugurato nel 2021 con la famosa processione delle mummie reali trasportate proprio dal Museo Egizio di Tahrir. Il NMEC è dedicato ad offrire ai turisti una sintesi della storia e delle varie culture che si sono incontrate sul suolo dell'Egitto, dalla preistoria fino all'età ottomana. Il GEM invece è stato pensato come un museo specializzato sulla civiltà egiziana, con un approccio in parte diverso da quello del museo di Piazza Tahrir, ed inserito in un contesto di straordinaria rilevanza: è stato costruito accanto alle piramidi di Giza, alle quali è stato poi collegato da un ponte pedonale, che sarà presto agibile e che permetterà, con una passeggiata di circa due chilometri, di andare dalle Piramidi al GEM e viceversa. Si è così creata una vastissima area archeologica, di grande importanza culturale e di grande suggestione estetica ed emotiva. Il museo accoglie al suo interno un grande numero di reperti di straordinaria rilevanza, organizzati secondo tre temi principali (società, regalità, vita religiosa) e scanditi secondo quattro grandi epoche, dalla preistoria all’epoca greco-romana. La principale attrattiva è probabilmente il corredo funebre di Tutankhamon, con la celebre maschera d’oro. Per la prima volta, grazie ad una felice intuizione degli archeologi che hanno elaborato questo museo, ed in particolare al Prof. Tarek Tawfik, il presidente dell'Associazione Mondiale degli Egittologi, che è stato Direttore del GEM nella sua fase di costruzione (2014-2019), il corredo funebre di Tutankhamon viene qui esposto al pubblico nella sua integralità (cosa che, per ragioni di spazio, non era possibile nel Museo di Piazza Tahrir). Una scelta che valorizza notevolmente gli straordinari reperti visibili, anche grazie all’altissima qualità delle vetrine e teche speciali realizzate appositamente da Goppion, azienda italiana leader nel settore.
Ma il GEM è anche la nuova sede della Barca Solare di Cheope, in un edificio appositamente costruito dove sarà accolta anche la seconda barca, che sinora non è mai stata esposta e che attualmente è in fase avanzata di restauro nell’ambito di un progetto di collaborazione egitto-nipponico.
Il GEM è anche pensato come un organismo vivente, sia dal punto di vista dell'offerta turistica, perché è un luogo dotato di tanti servizi, sia dal punto di vista dell’attività scientifica, perché accoglie laboratori tecnologici e centri di ricerca altamente innovativi. La costruzione di questo nuovo edificio ha rappresentato una sfida anche dal punto di vista del dialogo tra architettura ed archeologia, perché per la prima volta abbiamo un grande museo che viene costruito appositamente per raccogliere questi reperti.
Come sottolineano spesso le autorità egiziane, in particolare il Segretario Generale del Consiglio Supremo delle Antichità, Prof. Mohamed Ismail Khaled, l'apertura del Grande Museo Egizio non significa affatto la fine del precedente Museo Egizio. Tra l'altro, proprio in previsione della fondazione del GEM, negli anni scorsi il Governo Egiziano e l'Unione Europea hanno lavorato ad una revisione approfondita dell'organizzazione del Museo di Piazza Tahrir. Questo intervento è stato pensato in collaborazione con i principali musei europei a tema egizio o con una significativa sezione egizia, quindi il Museo Egizio di Torino, Berlino, la sezione Egizia del Louvre e la sezione Egizia del British Museum, con il coordinamento del direttore del Museo Egizio di Torino, il professor Christian Greco. Inoltre, dopo la recentissima inagurazione del GEM, il Ministero Egiziano del Turismo e delle Antichità ha annunciato la definizione di ulteriori programmi di valorizzazione del Museo di Tahrir. Tutto questo sta contribuendo alla nuova fioritura del del Museo di Tahrir , diretto dal Prof. Ali Abdel Halim, che sempre più si sta qualificando come luogo di incontro e promozione di attività culturali, e che continua a vantare dei reperti di eccezionale interesse. La cosa straordinaria è che, dal Museo di Tahrir sono stati dati reperti a circa 40 musei nel corso degli anni ma i magazzini sono ancora pieni, quindi si possono immaginare tanti possibili sviluppi. Da sempre esiste un forte legame tra l'Italia e il Museo Egizio storico. Basti pensare che, se il progetto a suo tempo venne elaborato da un architetto francese, Marcel Dourgnon, la costruzione del museo venne affidata a una ditta italiana, Garozzo e Zafarana. Il museo venne anche dotato di un impianto che era all'avanguardia per l'epoca, e che in un certo senso può esserlo ancora oggi, realizzato da Marelli Ventilazione. L’impianto univa sapientemente l’apporto dell’energia elettrica alla tecniche tradizionali di ventilazione naturale, permettendo risultati molto efficaci con un minimo consumo di energia. Questo impianto si è fermato nel corso degli anni, ma oggi è al centro di una rinnovata attenzione, che speriamo possa condurre, in una sinergia tra l’Italia e l’Egitto, al suo restauro e alla sua riattivazione. Un capolavoro di tecnologia italiana elaborato oltre 100 anni fa potrebbe dunque tornare ancora oggi al servizio di questo straordinario patrimonio culturale egiziano
Per quanto riguarda il GEM, stiamo già vedendo dalla risposta che c'è stata a livello mondiale quanto la costruzione e l'inaugurazione del nuovo museo abbia apportato alla capacità di attrazione turistica dell'Egitto e alla capacità di promuovere l'immagine dell'Egitto nel mondo. D'altra parte l'Egitto sta investendo molto nella valorizzazione di tutto il suo patrimonio archeologico: non solo di epoca antico-egiziana, ma anche di epoca copta e di epoca islamica L'Egitto è un paese in cui ci sono incontrate culture e religioni diverse attraverso i secoli, e questo è un aspetto che emerge con molta chiarezza nella straordinaria ricchezza ed armoniosa varietà del suo patrimonio culturale tangibile ed intangibile.
Allo stesso tempo questo patrimonio è anche una fondamentale risorsa economica, sia per il turismo sia per tutte quelle attività che possono essere collegate ai beni culturali, come la digitalizzazione, l'uso di tecnologie innovative per lo studio, la preservazione, la valorizzazione, con il coinvolgimento di un amplissimo ventaglio di competenze scientifiche, dalla chimica alla geologia, dalla biologia all'informatica. Il GEM è dunque un simbolo di una realtà molto più vasta e molto più articolata.
Qual è il contributo italiano alla collaborazione tra istituti di ricerca egiziani, europei ed internazionali?
L’Italia collabora da sempre con l’Egitto in questo settore strategico per lo sviluppo culturale ed economico. Questo tema è stato anche al centro della prima edizione di un'iniziativa che abbiamo chiamato Egyptian-Italian Archeological Days, cioè giornate della collaborazione italo-egiziana in archeologia e nei beni culturali, che si sono svolte alla fine di novembre.
L’iniziativa è stata promossa dall’Ambasciata italiana al Cairo e dal Centro Archeologico dell’Istituto Italiano di Cultura, in collaborazione con il Ministero Egiziano del Turismo e delle Antichità (MoTA), il Consiglio Supremo delle Antichità, il Museo Egizio del Cairo (Piazza Tahrir), le Missioni Archeologiche Italiane sostenute dal MAECI per l’anno 2025 (con le rispettive Università o altre istituzioni di riferimento), il Museo Egizio di Torino, l’ENEA (in particolare la sezione SPAC - Salvaguardia del Patrimonio Architettonico e Culturale), il CNR-ISPC (Istituto per le Scienze del Patrimonio Culturale, l’Istituto Salesiano Don Bosco del Cairo e molti altri soggetti pubblici e privati.
Il programma si è articolato in un ampio ventaglio di iniziative, secondo tre direttrici tematiche principali: il valore della collaborazione italo-egiziana per la ricerca, la tutela e la valorizzazione dei beni culturali (dalla ricerca al restauro alla gestione); l’importanza della formazione delle giovani generazioni; il ruolo delle Missioni Archeologiche, in collaborazione con istituzioni pubbliche e private, come vettori di diplomazia culturale e di innovazione scientifica e tecnologica. Momento qualificante dell’iniziativa, rappresentativo della prima tematica, l’inaugurazione di una Mostra-conferenza “Nefertari e l’Italia: storia di una relazione speciale” al Museo Egizio del Cairo dedicata a rievocare la collaborazione italo-egiziana nella scoperta della Tomba di Nefertari (avvenuta ad opera di Ernesto Schiaparelli nel 1904), e nel restauro della stessa, condotto tra metà degli Anni Ottanta e metà degli Anni Novanta da una équipe italiana. All’inaugurazione della mostra, curata dal famoso operatore culturale Francis Amin ed aperta dall’Ambasciatore d’Italia, S.E. Agostino Palese, e dal Segretario Generale del Consiglio Supremo delle Antichità, Prof. Mohamed Ismail, è intervenuto come ospite d’onore l’archeologo di fama mondiale Zahi Hawass – che ha recentemente curato il catalogo della Mostra “I Tesori dei Faraoni” alle Scuderie del Quirinale – ed è stato proiettato un video del Direttore del Museo Egizio di Torino, Prof. Christian Greco. La Mostra, inaugurata il 30 novembre, resterà aperta fino al 28 febbraio 2026. Al tema “giovani” è stata dedicata la giornata del 22 novembre, svoltasi presso l’Istituto Don Bosco del Cairo, con un focus sul progetto ‘Archeologia nelle Scuole’ avviato nel corso del 2025 dal Centro Archeologico Italiano- Istituto Italiano di Cultura e dall’Ambasciata d’Italia in collaborazione con l’Istituto Don Bosco stesso e con varie istituzioni egiziane, prima fra tutte il Museo Egizio di Piazza Tahrir. All’evento ha partecipato una équipe dell’Istituto Veneto dei Beni Culturali (IVBC), che ha messo in rilievo il ruolo dell’archeologia e del restauro nel dialogo interculturale e sottolineato la profonda interdisciplinarietà delle scienze storiche ed archeologiche ed il loro sempre più forte legame con le discipline scientifiche e tecnologiche, mettendo inoltre in luce interessanti prospettive lavorative anche per giovani che si specializzino in istituti tecnici.
Al tema missioni archeologiche e diplomazia culturale è stato dedicato il convegno “La Collaborazione Italo-Egiziana per l’Archeologia e per il Patrimonio Culturale”, svoltosi il 30 novembre presso l’Istituto Italiano di Cultura del Cairo. Il programma del convegno, articolato in tre momenti fondamentali, ha messo in luce tre aspetti fondamentali: 1) il ruolo delle nostre Università e Missioni Archeologiche nella collaborazione tra Egitto e Italia nella ricerca scientifica, nella conservazione e valorizzazione del patrimonio, sottolineando il ruolo delle Missioni Archeologiche come parte integrante della rete di promozione del "Sistema Italia"; 2) il contributo italiano alla collaborazione multilaterale tra missioni e istituti di ricerca egiziani, europei ed internazionali; 3) la centralità della ricerca scientifica e dell’innovazione tecnologica italiana – condotta sia dal settore privato che da quello pubblico – per l'archeologia e il patrimonio culturale, illustrando l’integrazione tra le discipline "STEM" e le scienze umane, ed l’importanza dell’interazione tra settore pubblico e settore privato nel trasferimento di conoscenze e di tecnologie dall’industria al mondo dei beni culturali. Il convegno ha fatto registrare un’ampia partecipazione di pubblico, sia addetto ai lavori che generalista, grazie anche al coinvolgimento di imprese private, scuole ed enti di ricerca. Tra questi ultimi, segnalo in particolare, oltre al CNR-ISPC, l'Autorità egiziana per l'energia atomica (EAEA) e l'ENEA, quindi la nostra agenzia per le energie alternative, che lavorano sulla possibilità di applicazione ai beni culturali di tecnologie che sono state elaborate nell'ambito della ricerca nucleare oppure di ricerche sulle nuove frontiere della biologia. Abbiamo anche voluto valorizzare il ruolo che l'industria può svolgere a sostegno della ricerca. Per esempio l'industria SLB, che lavora nelle prospezioni geologiche per la ricerca di fonti di energia, e che mette gratuitamente i suoi strumenti di prospezione a disposizione delle missioni archeologiche. Oppure la ditta CY4GATE, che ha elaborato un complesso programma informatico per l'identificazione prima e poi la tracciabilità dei beni culturali, per poterli recuperare in caso di furto e di traffico illecito
L’iniziativa, dunque, è stata realizzata in un’ottica di promozione integrata dell’Italia nel settore dell’archeologia e della gestione del patrimonio culturale, collegandolo al mondo delle aziende, della scuola, della scienza, e dell’innovazione tecnologica.
Quali sono le zone attualmente interessate da scavi archeologici in Egitto?
Le missioni straniere che sono attive sono più di 200, però poi ci sono ovviamente tutte le missioni egiziane e per quanto riguarda l'Italia abbiamo ogni anno un numero di missioni che oscilla tra le 15 e le 20. Per poter condurre una missione archeologica che sia di scavo, che sia di studio o di restauro, i soggetti che sono titolati (principalmente, università o enti di ricerca) possono presentare la loro domanda direttamente al Ministero egiziano del turismo e delle antichità (MoTA) senza necessariamente dover passare per le autorità diplomatiche del proprio paese. Però l'Italia, come altri paesi ovviamente, offre notevoli servizi di supporto alle missioni, quindi la maggior parte delle missioni passa attraverso il Ministero degli affari esteri e cooperazione internazionale, sia per la richiesta di finanziamenti sia per il supporto nelle relazioni con le autorità locali. Ogni anno il Ministero degli affari esteri e cooperazione internazionale mette a bando dei fondi per il sostegno alle missioni archeologiche e etno-antropologiche nel mondo. Questi fondi permettono di finanziare fino al 60% delle spese che le missioni prevedono di sostenere e rimangono un aspetto molto importante per l'attività delle missioni. Quest'anno, 2025, sono stati assegnati finanziamenti a 14 missioni. Accanto a queste, ci sono soggetti che conducono missioni autonome, come il Museo Egizio di Torino, che partecipa in varie forme a tre importanti missioni archeologiche, o l'Università di Verona sulla rappresentazione degli Imperatori Romani nelle Province.
Le missioni cofinanziate dal MAECI sono distribuite in tutte le aree del territorio egiziano. A Il Cairo è da segnalare la missione diretta dal professor Massimiliano Nuzzolo (Università di Torino) dedicata al Tempio Solare di Niuserra, Abu Ghurab. Partendo da nord, abbiamo nell'area di Rosetta, non lontano da Alessandria, due missioni che sono condotte dall'Università di Padova (professor Michele Asolati, dottoressa Cristina Mondin, dottor Mohamed Kenawi): una sulla città greco-romana di Kom El Ahmar e Kom Wasit e una che è una missione di restauro di una casa ottomana, Casa Amasili. Quest’ultimo è un complesso edilizio di fine Settecento, una delle 22 case ottomane che rimangono nel vecchio centro storico di Rosetta e che l'Egitto sta intensamente cercando di valorizzare, chiedendo anche il riconoscimento UNESCO come patrimonio mondiale dell'umanità. Poi abbiamo la missione nell'area del canale di Ismaeilia diretto da Dottor. Andrea Angelini, una missione del CNR che ha riportato alla luce l'antico canale dei Faraoni. Nell'oasi di Farafra, nel sito di Ein Dallah troviamo la missione diretto dal dottor Giulio Lucarini (CNR e ISMEO), di ambito preistorico. Abbiamo poi un antico porto sul Mar Rosso a Safaga, una missione dell'Università Orientale di Napoli, diretta dal professor Andrea Manzo. A Minia troviamo altre due missioni, una diretto dalla professoressa Francesca Maltomini dell’Università di Firenze ad Antinoupolis / Sheikh Ebada (questa missione ha festeggiato nel 2025 i novant'anni di attività). Il secondo scavo nell’area, a Zawiyat El-Sultan, è diretto dalla dottoressa Elena Tiribilli e dal Professor Gianluca Miniaci dell’Università di Pisa. Il professor Miniaci dirige anche la storica missione egittologica pisana a Dra Abu l-Naga, nell’area di Luxor. Sempre a Luxor è attiva una missione del Centro Egittologico Francesco Ballerini di Como, diretta dal professor Angelo Sesana e dall’architetto Elio Negri. Una missione dell’Università Orientale di Napoli, diretta dalla professoressa Maria Rosaria Marchionibus, si occupa di patrimonio copto: il monastero di Abba Nefer, a Manqabad, nell’area di Assiut. Ad Aswan abbiamo due missioni attive da molti anni, una che si occupa della preistoria, in particolare dell'arte rupestre, diretta dalla professoressa Maria Carmela Gatto (Accademia delle Scienze di Varsavia) e dal professor Antonio Curci (Università di Bologna) e una diretta dalla professoressa Patrizia Piacentini, dell'Università Statale di Milano: è la missione italo-egiziana EIMAWA (Egyptian Italian Mission in West Aswan), che lavora su una grande necropoli nella quale sono state portate alla luce circa 300 mummie per il momento, datate dal III-IV secolo avanti Cristo al IV secolo dopo Cristo. Nel Fayoum, ha festeggiato i venti anni di attività la missione della professoressa Davoli che ha riportato alla luce, e in parte restaurato, una città di epoca greca, Soknopaiou Nesos (oggi Dime El-Siba’), a cui è stata dedicata una grande mostra nel Museo Egizio del Cairo, inaugurata il 29 ottobre 2025. Queste attività sono sempre svolte in collaborazione stretta con le autorità egiziane, e con la partecipazione del Ministero egiziano del Turismo e delle Antichità e in particolare del Consiglio Supremo delle Antichità (SCA).
Quali sono state le ultime scoperte sul territorio egiziano realizzate da archeologi italiani?
Premesso che ogni missione, anno dopo anno, realizza scoperte più o meno eclatanti ma sempre fondamentali per il progresso delle nostre conoscenze storiche, le più recenti scoperte di missioni italiane, in collaborazione con il Ministero egiziano del turismo e delle antichità (MoTA), sono state rese note dal Consiglio Supremo delle Antichità (SCA) tra luglio e dicembre 2025.
A luglio sono state comunicate ufficialmente le ultime scoperte realizzate dalla missione EIMAWA (Egyptian-Italian Mission in Western Aswan), diretta dalla professoressa Piacentini (Università Statale di Milano) nella necropoli di Aswan, dove sono state riportate alle luce, come accennato sopra, circa 300 mummie. La disponibilità di un grande numero di reperti (mummie, corredi funerari ed altri oggetti) distribuiti su un arco temporale molto ampio ma concentrati nello stesso luogo, permette di ricostruire la storia delle popolazioni che hanno abitato quel luogo, delle loro culture, del loro modo di vivere attraverso il tempo. In quest’ottica, la missione ha lavorato intensamente sull'integrazione tra i metodi tradizionali dell'archeologia, che non sono mai superabili ovviamente, e le nuove tecnologie. In particolare, data la grande presenza di reperti di persone, è stato valorizzato il rapporto con le tecnologie mediche, tanto che è nata anche una collaborazione tra il Dipartimento di Medicina dell'Università di Milano e il Dipartimento di Medicina dell'Università di Aswan, che ha fornito la possibilità di fare per esempio la TAC ad alcune mummie nei laboratori delle clinica ospedaliera. Questa missione tra l'altro ha ricevuto un prestigioso premio internazionale nel 2023, proprio per il modo in cui si è lavorato in questi anni.
A metà dicembre, è stata comunicata un’altra eccezionale scoperta: quella del Tempio Solare di Niuserra, realizzata dalla missione diretta dal professor Massimiliano Nuzzolo (Università di Torino). La missione, prima diretta dalla professoressa Rosanna Pirelli (Università Orientale di Napoli), è attiva dal 2010 ed ha avuto anche collaborazioni con altri paesi, in particolare la Polonia. Nel sito di Abu Ghurab, parte dell’antica necropoli di Abusir, a sud del Cairo, la missione ha scoperto e parzialmente scavato il tempio a valle del complesso solare del faraone Nyuserra, sesto sovrano della V dinastia (metà del III Millennio a.C.). Si tratta di uno degli unici due esempi di templi a valle dei complessi solari che si conoscano nell’antico Egitto (i Tempi Solari sono rappresentativi di una fase molto specifica della storia religiosa dell'Antico Egitto). Questa scoperta svolgerà quindi nello studio del culto solare e della necropoli menfita. Particolarmente importanti risultano i numerosi blocchi decorati ritrovati, con iscrizioni geroglifiche di grande valore storico, e l’abbondantissima ceramica che indica che il santuario, utilizzato come luogo di culto per un centinaio di anni, venne poi abbandonato e gradualmente re-insediato dalle comunità locali come un abitato.
Negli ultimi giorni di dicembre, infine, è stata comunicata dallo SCA la scoperta compiuta dalla missione dell’Università di Padova nei siti di Kom El Ahmar e Kom Wasit: una serie di laboratori industriali di epoca greco-romana, ed una vasta porzione di un villaggio romano contenente vari luoghi di sepoltura. Questa scoperta apporta un notevole contributo allo studio dei modelli di insediamento, delle pratiche funebri e delle attività industriali nel Delta Occidentale, e getta nuova luce sulle reti di comunicazione regionali in età antica. La dottoressa Cristina Mondin, che dirige la missione dell'Università di Padova, ha segnalato che il team sta conducendo studi bio-archeologici sulle spoglie delle 23 persone sinora riportate alla luce, per determinarne dieta, età, sesso e stato di salute. Il dottor Mohammed Abdel-Badie (Ministero del Turismo e delle Antichità) ha sottolineato che nei laboratori industriali sono state ritrovate circa 9700 ossa di pesce, indicando l’importanza della lavorazione dei prodotti ittici nell’economia dell’area. Tra gli altri reperti significativi, decine di anfore complete, ed a un paio di orecchini d'oro appartenenti a una ragazzina.
In termini generali, è bene ricordare un punto di fondamentale importanza: tutti i reperti ritrovati in Egitto sono destinati a rimanere in Egitto. Da molti anni, infatti, non è più possibile trasportare fuori dall'Egitto i reperti di carattere archeologico (sia che si tratti di manufatti o di materiali biologici) salvo quando le autorità egiziane autorizzino, in condizioni di assoluta sicurezza, una temporanea esportazione, in particolare per mostre internazionali (ad esempio la grande mostra dei "Tesori dei faraoni" che adesso è in corso alle Scuderie del Quirinale a Roma).
Giuseppe Cecere
Ad oggi ricopre il ruolo di coordinatore del Centro Archeologico Italiano dell’Istituto Italiano di Cultura del Cairo- Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Inoltre è professore associato di Lingua e Letteratura Araba per l'Università di Bologna e Membro del Consiglio Scientifico dell’IFAO (Institut Français d’Archéologie Orientale).