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Benedetto Croce

TEMPUS FUGIT

Calendario Gregoriano. Montecitorio. La bolla del tempo che porta al Quirinale

Di Montel

30 Gennaio 2022

TEMPUS FUGIT

Alla fine di questa settimana di evocazioni p-Re-sidenziali®, mi sono fermato un momento a domandarmi cosa sia davvero possibile realizzare in sette giorni, avendo avuto modo di prepararsi per sette anni. Allora, non insulterò la vostra intelligenza sostenendo che Dio abbia creato il mondo in sei giorni, perché le teorie a riguardo sono tante e tali che mi pare corretto lasciare aperta la questione però, certamente, con sette anni a disposizione per programmare itinerari, studiare la materia, prepararsi tecnicamente, in sette giorni è acclaratamente possibile:

- Andare e tornare dalla Luna

- Visitare tutta l’India. Oh…l’India! Mica Bussero o Codogno! Parliamo di un sub-continente!

- Fare gli esami di dottorato in fisica teoretica applicata alle nuove tecnologie di comunicazione alla Scuola di Specializzazione della Normale di Pisa.

- Partorire un bambino; registrarlo all’anagrafe; portarlo a casa; farlo spupazzare a tutto il parentado in visita «Cariiiiino!», «No, dico!, è tutto Paolo da piccino!», «Ma cosa dici, Mirella, se è il ritratto di Valeria!»; scegliere una tata; affidarle il fantolino urlante; prendere un aereo per un’isola tropicale.

- Incoronare una regina in Inghilterra, farla regnare, deporla, mozzarle la testa. In realtà queste pratiche richiesero nove giorni, dal 10 al 19 luglio del 1553, ma bisogna fare lo sconto a quei poveretti: sono inglesi, dopotutto, e quindi hanno una flemma a noi ignota; poi non avevano internet, allora, e se contiamo il tempo speso a bere il tè salta fuori che la somma delle ora ammontò a meno di sette dì.

- Eleggere il Presidente degli Stati Uniti d’America (per quello, veramente, ci vogliono due giorni!)

Tutto questo preambolo, naturalmente, per parlare delle ri-elezioni del p-Re-sidente® e lamentarmi del carosello ignobile cui siamo stati sottoposti in quest’occasione che ci viene descritta, a posteriori, come una “grande prova di coesione costituzionale” (sono sbigottito, ma non mi stupisce più nulla).

La farò breve, perché è domenica e dobbiamo dedicarci ai riti della famiglia; non siamo politici, e non abbiamo tempo da buttare. Giusto il tempo di formulare tre quesiti e poi volo anche io in pasticceria a comprarmi un cabarè di paste da 1 kg per cercare di mettermi in coma e dimenticare quello che è successo ieri in parlamento.

- Davvero chi ci legge non vede nella rielezione del dottor Mattarella un piano molto più che manifesto di forzatura del regime democratico? Ovvero: davvero chi ci legge potrà svegliarsi, domani, pensando che la più alta carica dello stato sia l’espressione di un voto che rispecchia un disegno demo-cratico? Se sì, cos’è la demo-crazia? (attendo risposte illuminanti)

- Con quale spirito potremo mai più voltare alle elezioni politiche, noi cittadini, sapendo che il nostro voto vale davvero meno della carta su cui è espresso? La metafora è abusata, lo so, ma ritengo che per una volta sia pertinente.

- Da ultimo: ma i giovani? I giovani che vogliono cambiare il mondo? Dove siete?! Possibile che gli unici che abbiano sentito di aver qualcosa da dire, sul futuro della società e sulla demo-crazia, fossero le sardine? Possibile mai che fra tutti i ragazzi iscritti a giurisprudenza, scienze politiche, ingegneria, filosofia, economia-e-commercio non esista un nucleo pulsante di creature ambiziose, desiderose di Fare, consapevoli del fatto che la classe dirigente in carica vuole soffocare la demo-crazia, e con essa i loro sogni, proprio come i contadini fanno coi micini di granaio, in campagna, mettendoli in un sacco di iuta e infilandoli in un barile d’acqua finché non smettano di salire a galla le bollicine? Parlo con voi, ragazzi! Aspettate tutti di entrare al Grande Fratello?! Darvi una mossa vi pare tempo sprecato?

Buon domenica a tutti.

Di Montel

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