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Benedetto Croce

Esclusiva Intervista Metafisica a Rita Levi-Montalcini, a 9 anni dalla sua Rinascita come Supernova

Cosa può insegnarci del mondo, e dell’Italia di oggi, la visita di Luc Montagnier a Milano

Di Montel

18 Gennaio 2022

Esclusiva Intervista Metafisica a Rita Levi-Montalcini, a 9 anni dalla sua Rinascita come Supernova

D: (Montel): Grazie per rispondere alle domande del GIORNALE D’ITALIA, dottoressa.

R: (Rita Levi-Montalcino): Grazie a voi di avermi raggiunta fin qui. Ma non chiamarmi dottoressa, per piacere. Non qui, e non ora.

D: Perché?

R: Non sono più vanitosa come un tempo.

Così come la legge non sempre è Giustizia, il Sapere non sempre è Conoscenza.

D: Perché lo dice?

R: Vedi…Si potrebbe pensare che a noi scienziati accademici interessino solo i titoli. Sarebbe legittimo pensarlo, se non altro. Nella mia esperienza, invece, ho riscontrato il contrario: chi dedica tutto il suo tempo alla causa della ricerca ha così poco a cuore l’opinione degli altri uomini, o per meglio dire la loro adulazione, che le categorie che essi hanno inventato per distinguere le competenze sono del tutto prive di valore. Macellaio, tessitrice, fabbro, massaggiatore, fuochista…sono solo definizioni, naturalmente, ma tuttavia sono parole che raccontano di un sapere pratico, di una conoscenza viscerale di un comparto della Vita; mentre dottore, professore…insomma, non significano nulla. Se proprio dovessi scrivere qualcosa sul mio biglietto da visita, oggi, da qui, vorrei essere chiamata Medico perché…perché è quello che sapevo Fare, il mio reale campo di conoscenza. Fui dotta? Mai abbastanza. Avevo il diritto di professare? Chi decise che io potessi farlo era meno titolato a stabilirlo di quanto io credessi.

D: Ma, voglia scusarmi, lei è una luminare.

R: Io, rita, in termini generali so quasi nulla, ma in compenso sono molto curiosa. Io, rita, non ho niente da insegnare ma molto da scoprire (da qui, imparo moltissimo, in ogni istante). Io, rita, non illumino nessuno ma cerco di farmi investire dalla Luce del Sapere. È tutto già chiaro, ovvio, nella Luce, e quando dico “scoprire” intendo Vedere. Che l’uomo “scopra”, “disveli”, è un vezzoso paradosso linguistico: l’uomo Impara, e basta.

D: Questo, Dottoressa…pardon, Medico, è il suo proverbiale understatement torinese.

R: No, Montel, non dire così. Non sono più torinese, non più da nove anni ormai. Per il momento, sono solo rita; per il futuro, chissà. Mi piace molto essere rita, qui, solo rita, anzi, che poi è marghe-rita; è come chiamarmi “fiore”. Per tornare a ciò che mi chiedevi prima: Chi o Cosa può dirsi più sensato di un fiore? Chi comprende la vita meglio di un fiore? Cosa incarna meglio di un fiore la comprensione del Disegno? Spora, seme, germoglio, sboccio, appassimento, putrefazione, rinascita. Imparo a essere fiore, qui, ed è il mio nome a insegnarmelo.

Finalmente capisco il significato del detto latino…in Nomen Omen.

D: Cambiando argomento, Medic…A…va bene se la chiamo così? Dopotutto, ha diritto al suo genere, e io non vorrei infastidire i lettori gender-oriented.

R: Ti ripeto, chiamami come vuoi, fuorché dottoressa. Non capisco molto queste distinzioni, non più, mi paiono oziose, ma comprendo tutto e tutti, da qui, e quindi…se sono utili a far sentire felici le Anime, io le accolgo con gioia.

D: In tal caso, la chiamerò rita.

R: E allora ti risponderà la parte più onesta di me; anche se, a ben pensarci, non dispongo più di una parte dis-onesta, qui.

D: Una domanda sciocca: lì, dove vive ora, vi capita di trovarvi fra premi Nobel?

R: Ahahaha, sei davvero buffo, Montel! Dammi del tu anche tu, ti prego.

D: Accorciamo le distanze, rita?

R: Non ci sono distanze, nella Sincerità.

D: I Nobel, dicevamo…

R: Allora…sembrerà assurdo…ma sì: capita che ci si trovi fra noi. Non dico noi Nobel per la Medicina, sia chiaro, ma tutti noi che siamo stati a Stoccolma nel secolo scorso. Non vorrei che sembrasse un club di eminenze grigie, però, e meno che mai una massoneria, un potentato. Qui è molto diverso da dove stai tu. Qui nessuno vuole comandare o possedere altro dalla Verità.

D: Be’, rita, capisco i tuoi scrupoli formali ma, te lo assicuro, sembrerà proprio questo: un tè fra intelligentoni che parlano di stupidi (tutti gli altri).

R: Come mi fai ridere, Montel! Sei così sociale, ancora, così miope. Eppure il tuo primo nome significa “Portatore di Pace”…ebbene, imparerai più avanti a riconoscere la pace. Non ora. Il tuo Nomen non è ancora sufficientemente Omen, a quanto pare.

D: Spiegami meglio, rita, anziché ridere di me.

R: Ti ho detto che ci capita di incontrarci; ed è vero. Ma, vedi, lo facciamo solo per gioire delle Verità che abbiamo trovato qui, generosamente dispiegate per tutti quanti, sapendo che ciascuno di noi è solo una scheggia di luce in un infinito pomeriggio di luglio. Viene anche quel greco, ogni tanto, quello che «sa solo di non sapere». Lui non è stato a Stoccolma, ovviamente, ma ha imparato a sue spese che il Sapere è poca cosa senza l’umiltà di sentirsene esclusi. Il Nobel ci ha cambiati, tutti, più o meno. Perché il Nobel, lì da voi, è lo Zenit, il nec plus ultra, e quando arrivi in vetta, se non sei uno sciocco, non puoi fare altro che incamminarti in discesa.

D: E’ un paradosso, rita?

R: No, Montel, è solo un fatto. Come dice quel greco, quando tutti credono che tu sappia quasi tutto, allora capisci che non sai quasi nulla. Accade così. Arrivo a dirti che il Nobel, lo state of mind del Nobel intendo, è un’anticipazione di quello che accade qui da noi: si ricomincia da capo a imparare. Certo, vai a Stoccolma, metti il tuo abito più composto e decoroso, ma capisci che da quel giorno potrai di nuovo essere solo un uomo o una donna che cerca, senza di-mostrare a chicchessia, e sei felice! Felice perché chi cerca è nella condizione perfetta per trovare e c’è così tanto di meraviglioso da trovare che tutto il tempo speso a mostrare agli altri quanto si sia trovato e tempo rubato a nuove ricerche. Insomma, la ricerca è un anticipo della Rivelazione Celeste. Be’, parliamo di zero-virgola, sia chiaro! La Rivelazione è un triliardo di know how Nobel al secondo.

D: Mi hai detto che parli con altri Nobel. Chi è il tuo preferito?

R: Con wislava siamo proprio amiche. O almeno, dovrei dire che io la amo particolarmente. Che meraviglioso sorriso, l’Anima di wislava! Per una come me che ha cercato tutta la vita e ha trovato risposte coerenti e verificabili, resta un mistero commovente la ricerca dei Poeti. I Poeti cercano La Singola molecola d’acqua in un mare in tempesta; QUELLA precisa molecola, diversa da ogni altra. E sai cosa avviene?

D: Dimmi.

R: Avviene che i Poeti la trovino! I Poeti ispirati la trovano; sempre! E’ straordinario, no?

D: C’è qualcuno che non vedi l’ora di rivedere, dei tuoi amici Nobel?

R: Oddio, sì!

D: Posso chiederti chi?

R: Non dovrei dirlo, perché è una piccola infrazione alla Legge del “Qua e Là”, ma farò un’eccezione.

D: Quindi?

R: Voglio tanto abbracciare luc, quello che giù si chiama Montagnier, e sorridergli.

D: Perché lui, fra i tanti, e non un poeta?

R: Ma, vedi, ti dicevo prima che il Nobel è un luogo dal quale si riparte. Luca significa “nato alle prime luci del mattino”, e anche questo parla di Inizio, di Palingenesi.

D: E quindi?

R: Direi che luc, di tutti noi, è stato il più fortunato: a novant’anni, pieno di onori e titoli, luc viene trascinato nella polvere, calpestato, vilipeso, irriso; il suo, diciamolo, è un Calvario vero e proprio: pochi amici al suo fianco, come Cristo nella salita al Golgota, e tutti gli altri a sputargli addosso.

D: Ti pare una condizione invidiabile?

R: Accidenti se lo è! Insomma…ti ho fatto l’esempio di gesù di Nazareth! Ti pare poco?!

D: Be’, a me fa molta pena, se devo essere sincero. Anche perché qui, a dir male di lui, a sbeffeggiarlo, a sostenere che sia un vecchio rincoglionito, non è solo l’entourage academico -anzi: molti eminenti studiosi di ogni luogo ed estrazione solidarizzano con lui-, no…qui è proprio la feccia a prenderlo per i fondelli. Cantanti, ballerine, pennivendoli, politicanti, presentatori televisivi, vecchi sportivi, giovani promesse del reality show world, modelle, commercialisti, ferrotranvieri, avvocati, netturbini, farmacisti, parrucchieri.

R: Non chiamarla Feccia, ti prego. Siamo tutti feccia, in qualche modo. Siamo fragili e impauriti; e arroganti, anche, sì, te lo concedo, ma pur sempre Anime. Credi a me: luc è doppiamente fortunato: essere coperto di fango, a 90 anni!, dalle persone che ha cercato di salvare ogni giorno della sua vita…le stesse persone per le quali ha rinunciato a così tanto…è un privilegio assoluto. Io, per esempio, sono morta che avevo più di un secolo ma, sebbene abbia avuto tutto quel tempo per riflettere, non avevo ancora capito il messaggio dell’uomo di Nazareth; mentre lui, be’ lui ha ricevuto il dono della Verità, un anticipo di quella Verità, da vivo. Ti pare poco?

D: Insomma, essere preso a calci da quei maramaldi sarebbe un privilegio? Io vorrei tanto che si trovassero in montagna, con un’occlusione intestinale, tutti quanti loro, e che il solo Medico disponibile fosse Montagnier e che dicesse loro: affogate nella vostra mer*a.

R: Certo che lo vorresti, perché sei ancora quasi-giovane, sei vendicativo, credi nella Giustizia Umana che, te lo anticipo, non esiste né esisterà mai. Ma luc, se non m’inganno, ha capito tutto. A lui non importa un fico secco di quei “maramaldi”, come li chiami tu.

D: Ti lascio, Rita. Grazie del tuo tempo.

R: Porta i miei saluti a luc, per piacere; e digli che lo invidio!

Tu, torna quando vuoi; con meno domande, se puoi, e più sorrisi muti. Te l’ho detto: qui, sappiamo solo di non sapere.    

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