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La Cancel Culture che resetta la memoria e il Senso del Tempo che Passa e dell’Evoluzione dell’Uomo

La rovina della cultura millenaria sotto lo sguardo compiacente di certa intellighenzia

Di Montel

15 Gennaio 2022

La Cancel Culture che resetta la memoria e il Senso del Tempo che Passa e dell’Evoluzione dell’Uomo

fonte: pixabay

Ho promesso a un lettore, che frequento “solo” virtualmente ma di cui certamente non disdegnerei approfondire la conoscenza, gli ho promesso che avrei riflettuto su questa preziosa pagina a proposito della CANCEL CULTURE. Intanto una minuscola precisazione: se fossimo in tivù, sarebbe il momento dei ringraziamenti. Che Palle, eh!? Però dureranno pochissimo, quindi non alzatevi per sparecchiare o lavare i piatti, torneremo subito al tema del giorno: per Mr. M, come per tutti i lettori, questo spazio web è prezioso perché è garantito dalla storia della testata, dal suo prestigio più che secolare, e dalla prontezza con la quale IL GIORNALE D’ITALIA si adopera per fornire uno sguardo equanime, mai compiacente nei riguardi del pensiero dominante; per me, oltre che per quanto appena detto, questo spazio è prezioso perché mi permette, seppure forse i miei pensieri siano solo le masticazioni di un ruminante che è stufo del pascolo comune, mi permette di esprimere l’opinione di un quarantenne di media scolarizzazione, di buone ma insufficienti letture, che non smette mai di riflettere sulla Soap Opera chiamata Storia, e di condividere con altri queste bazzecole da tinello. Ta-Taaan! Fatto! Visto?! Neanche il tempo di fare un goccio d’acqua, o di prendere un sacchetto di patatine che, confessiamolo, vi si spalmerebbero subito sul giro vita.

Cancel Culture sia, dunque!  

Un sociologo coi baffi canuti, rigorosamente in dolcevita nero e dotato di pipa spenta in una mano, argomenterebbe innanzitutto che la Cancel Culture è il dibattito, di ideazione anglosassone, che sposta indietro nel tempo e applica a posteriori il criterio del Politicamente Corretto ai fenomeni storici, culturali e artistici che hanno segnato l’evoluzione della specie umana sul pianeta Terra. ALT! Sto già sbagliando! Sbaglio perché per raccontarvi questa storia mi sto servendo di un luogo comune, un archetipo che discrimina tutti gli altri sociologi del mondo. Ecco: per compiacere la Cancel Culture, e il Politicamente e Sessualmente Corretto, dovrei dire “un/a sociologo/a, di origine razziale indefinita, di età incerta, di orientamento sessuale vago …”. Oddio!, ma così non finisco più! Faremo in un altro modo: scriverò questa storia come so fare e voi, al limite, alla fine, la cancellerete dalla vostra memoria, che è poi quello che vi consiglierebbe un discepolo della Cancel Culture.

Ma, forse, ancora non abbiamo davvero spiegato cosa sia la Cancel Culture. Per praticità, userò l’esempio che più spesso viene utilizzato per delineare il fenomeno a quelli della mia generazione -giacché non sono certo che a tutti i ragazzini di oggi vengano lette le fiabe del passato-: IL BACIO CHE RISVEGLIA BIANCANEVE; ecco, secondo la Cancel Culture, quel bacio fu -e non me ne voglia chi non potrà più pensare alla brunetta di Walt Disney e al principe che la svegliò come faceva prima d’ora- secondo la Cancel Culture quel bacio fu uno stupro perché in effetti lei, la non-più-viva, non aveva espresso il suo consenso e dunque lui, il bonazzo appena sceso dalla sua nobile cavalcatura, oltre che necrofilo era anche un molestatore di fanciulle indifese. Fin qui, direte voi, le masturbazioni intellettuali di un manipolo di perdigiorno stipendiati da qualche università per elucubrare su argomenti assurdi, a giustificazione di borse di ricerca e dottorati e roba simile, poiché a chiunque dotato di un po’ di buon senso pare ovvio che non si possano applicare i criteri della sacrosantissima difesa del principio di inviolabilità della persona e parità dei sessi a una fiaba scritta prima che fossero inventati i tacchi a spillo, l’aria condizionata e che Audrey Hepburn facesse colazione davanti alle vetrine chiuse di Tiffany’s in un abito di Givenchy (solo per citare tre totem sublimi del secolo che, per inciso, oggi sono oggetto di Cancel Culture). Ma il punto è ben più radicale di quello espresso dal caso di Biancaneve.

Proviamo ad affrontarlo con generosità nei riguardi delle singole competenze, considerando che il lavoro dei sociologi e degli storici e dei legislatori è anche quello di indicare la strada per il futuro, guardando indietro, valutando costi e benefici di ogni grande evento umano. Diciamo, soprattutto, che fino a quando le speculazioni del club di sociologi e storici e legislatori, il club di quelli che talvolta percepiscono uno stipendio per passare anni della vita a rimirarsi vicendevolmente l’ombelico, fino a quando esse rimangono nei “laboratori” di professoroni e assistentini e nelle dispense che gli studenti devono studiare a memoria per passare l’esame, fino a quel momento non sembra esserci rischio per lo svolgimento della vita civile. Sì, perché ai più di noi parrà chiaro che la sociologia si deve occupare del Qui-e-Ora e del futuro, facendo tesoro del passato per non ripetere gli stessi errori ma senza la pretesa di emendare a posteriori le storture dell’evoluzione e pare più che giusto, alla maggioranza di noi, che il Diritto si adegui al costumi contemporanei e viceversa; aggiungo, magari facendo sfoggio di un ottimismo fuori luogo, che nessuno sarebbe così stolto da affermare che ciò che andava bene per un uomo di cento anni fa, o di soli cinquant’anni fa, possa essere giusto per uno di oggi o di domani.

Ma se, per ipotesi, invece cominciassimo ad applicare i criteri di Giudizio contemporanei al passato, cosa accadrebbe? La Cancel Culture, appunto. E la Cancel Culture è quella che ci dice che le statue dei grandi esploratori della storia devono essere abbattute, perché essi si muovevano su galee piene di galeotti -appunto-, e che erano schiavisti, costoro, perché sfruttavano quel lavoro a titolo gratuito; schiavi a parte, comunque, i galeotti erano carcerati che scontavano nella più disumana delle maniere i loro torti anche se, vale la pena precisarlo, erano torti solo nell’epoca in questione e oggi, magari, sarebbero considerati meriti e premiati con una medaglia al valor civile. E questo ci riporta al tema originale: possiamo salvare il passato dalla sua ferocia, dalle sue ingiustizie? E cancellarlo, soprattutto, equivale a salvarlo da se stesso?

Certo, chi di noi non inorridisce studiando la storia della conquista dell’America da parte degli spagnoli? Chi di noi non parteggia per i poveri indiani, affettuosamente “armati” di perline di vetro, che vengono sterminati dagli schioppetti europei per impossessarsi delle loro terre e del loro oro? Esiste un genocidio più crudele e omicida di quello perpetrato ai danni di una popolazione inerme, fiduciosa, e che oltretutto ci ha pure fatto dono della cioccolata? Ma siamo certi che la via migliore per rendere omaggio a quei martiri sia fondere le immagini di Cristoforo Colombo come avvenne per quelle di Mussolini dopo il ’43? La Cancel Culture ci dice di sì. Noi, se non altro, alimentiamo il dubbio. Perché, per esempio, crediamo che si debba parlare di più dello sterminio delle popolazioni violentate da Colombo, lasciando le sue statue dove sono a monito degli errori del passato, promuovendo una radicale riduzione delle politiche di conquista del dollaro, oggi stesso, non domani; e lo pensiamo perché ci pare che le conquiste violente delle valute straniere siano solo la versione contemporanea del colonialismo che fu. La Cancel Culture ci dice che pure le statue di Churchill dovrebbero essere atterrate, perché lui era un razzista e un orribile snob, e il fatto che si sia adoperato con tanta buona volontà per impedire all’Europa intera di diventare il Terzo Reich (che ci sia riuscito, sul lungo periodo, è ancora da stabilirsi) non conti granché. Ecco, ci sembra che la Cancel Culture si abbatta sui sintomi già esauriti, anziché curare la malattia.

Fino a che punto, ci domandiamo, deve essere condannata la colpa del pioniere? Erano, i primi chirurghi, con le loro seghe rudimentali, dei torturatori? Oppure il loro operato ha segnato la strada per far meglio, anno dopo anno, secolo dopo secolo?

La Cancel Culture se la prende con il cinema, con i registi che mettevano le mani sul deretano delle starlette, coi pittori che facevano sesso -o l’amore, chissà!- con i ragazzi minorenni -minorenni? Ma davvero si doveva arrivare a diciotto anni, nel ‘500, per essere adulti?-; la Cancel Culture si accanisce contro gli scrittori scomodi, bestemmiatori, che adoperavano un linguaggio sacrilego; ma parimenti se la prende con le opere d’arte realizzate servendosi di mano d’opera non sindacalizzata, sfruttata ben oltre l’orario di lavoro, o che veniva tradotta sul luogo d’impiego con mezzi a benzina senza marmitta catalitica, o guidati da un autista che a casa picchiava la moglie. Lo avete capito, vero? Non c’è nulla, a voler ben guardare, che sia fuori dal cono d’azione della Cancel Culture e del Politicamente e Sessualmente Corretto: libri di scrittori promiscui, o semplicemente sboccati, o semplicemente interessati a raccontare storie non allineate; opere d’arte di artisti molto più che malandrini, da Caravaggio a Bacon, per citarne solo due su 10.000; scienziati che non si lavavano le mani prima di lavorare agli esperimenti o far nascere i bambini -che nessuno faccia sapere al Presidente-Faina e al suo Pollaio che costoro osavano non indossare la mascherina!-; esploratori d’ogni epoca e luogo, come anticipato; intere città, a ben guardare!: Venezia stessa, in effetti, fu costruita con le ricchezze che quei mangiagatti accumularono mettendo milioni di poveracci ai remi della Serenissima; per non dire delle Piramidi di Giza!, delle mura di Babilonia, delle città nella foresta pluviale -quelle ora riassorbite dalla natura, mirabile opera congiunta degli uomini e del pianeta-.

Da ultimo, vale la pena tornare all’origine: il Principe stupra Biancaneve; è assodato, ok? Quella str**za di Cenerentola sfrutta i topolini per cucirle il vestito e, non paga di essere una capitalista, li trasforma addirittura in cavalli! Questo cosa fa di lei? Una scienziata nazista trans-genica? Boh. La Piccola Fiammiferaia, quella bambina lamentosa e inquinatrice, brucia tutti quei preziosi pezzetti di legno e riempie l’atmosfera di Co2; la Bella Addormentata nel Bosco, beh, lei poi è una delle peggiori: fa stare in apprensione i genitori (primo capo d’imputazione), sfrutta la manodopera delle tre fate (ecco il secondo!), fa la smorfiosa con il principe nel bosco e alla fine si fa pure baciare da quasi morta, anche lei, dal sopracitato principe il quale, però, a ben vedere, se avrà un buon avvocato potrà salvarsi dicendo che lei gliel’aveva promessa, insomma, ecco, sì. E il Gatto con gli stivali, che si prende gioco del Gran Signore? E il gigante che vive sulla nuvola che si raggiunge con la pianta di fagioli, pacifico, poveretto, finché non salgono a derubarlo? Nessuno ha un po’ di pietà per lui?

La domanda da porci, fatto salvo il principio che nella vita Reale e Attuale né gli artisti né gli esploratori né le botteghe d’arte né chicchessia dovrebbe agire in sprezzo della dignità di ogni singolo uomo sul pianeta -per gli animali, poverini, la salvezza è lontana!-, la domanda è: vogliamo davvero cancellare il nostro passato? Vogliamo vivere senza architettura? Senza arte? Senza musei pieni di opere? Senza libri? Senza scienza? Ma soprattutto, vogliamo vivere senza l’ombra di un Dubbio?

E la mia personale domanda è: com’è possibile, invece, che noi si viva ancora oggi, dopo tutto quello che la Storia ci ha insegnato, in balia di un drappello di furbetti, forse qualche migliaio su quasi 7Miliardi, che fa il bello e il cattivo tempo, ci reclude in casa per mesi e mesi quasi fossimo ladri o stupratori, ci toglie l’aria, ci priva del lavoro, ci obbliga ad andare a piedi -dopo averci pressoché obbligati a rinunciare all’auto in favore dei mezzi pubblici-, divide le nostre famiglie in opposte fazioni…com’è possibile che avvenga tutto ciò, oggi, qui, mica nel medioevo o nell’antica Persia!, e che nessuno di quei Professoroni o Assistentini che, a quanto pare, vivono occupandosi solo di iperuraniche ca**ate, abbia trovato il coraggio per dire “beh!”? 

Di Montel

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