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Santo Natale: chi chiede di cancellare la parola calpesta secoli di storia

È triste e angosciante, per tutti coloro che hanno creduto e lottato per un’Europa vera, leggere le meschinità, l’incultura, il provincialismo e la codardia di questi piccoli burocrati di Bruxelles, spesso senza nome e senza volto, che ci chiedono di cancellare la parola “Natale” dal nostro vocabolario

Di Pierfranco Faletti

25 Dicembre 2021

Il Santo Natale

fonte: pixabay

Nel Dicembre 2007, il trattato di Lisbona tra i paesi dell’UE, rappresentò un pannicello caldo, che cercava di mettere una pezza alla sonora bocciatura della Costituzione Europea, avvenuta per iniziativa della Francia e dei Paesi Bassi.

Quel pannicello caldo ha confermato soltanto il diniego ad inserire, nel suo preambolo, le “radici cristiane dell’Europa”.

Questa decisione paradossale, illogica e antistorica è stata venduta dai media progressisti, come una vittoria laica.

È come dire che oltre cinquecento milioni di persone, indipendentemente dal loro credo religioso, non vivono in una realtà fisicamente intrisa di segni e simboli cristiani, arricchiti da migliaia di Chiese e Cattedrali sparse un po’ d’ovunque.

Realtà che ha cullato pittori, letterati, poeti, musicisti e filosofi che, nel rappresentare i simboli del cristianesimo, hanno raggiunto le vette più alte di espressione artistica e culturale, forgiando usi e costumi della nostra società.

Una religione che si è fatta pertanto realtà sociale, una fede che ha rappresentato ideali e poteri insieme, dominando due millenni della storia del mondo.

Tutto questo è svanito d’incanto, nelle grigie salette di alcuni palazzi di Bruxelles e di Strasburgo, lasciando orfano l’unico elemento veramente aggregatore dei 27 paesi che formano l’Unione Europea: le radici cristiane.

“L’ideale” della Banca Centrale Europea, non può sostituirsi certo alla tensione etica e morale con cui Altiero Spinelli, nel 1941, prigioniero del fascismo nell’isola di Ventotene, scriveva il Manifesto per un’Europa libera e unita, ma non può nemmeno sostituirsi a quanto volevano realizzare De Gasperi, Schumann ed Adenauer, avendo come bussola, i principi di libertà, di unità, di autonomia e di federalismo.

Un grande ideale ed un grande sogno l’Europa, per l’aggregazione di popoli, che hanno avuto in Michelangelo e Leonardo, in Dante e Rousseau, in Shakespeare e Kant tra le massime espressioni della cultura e dell’arte di tutti i tempi.

Che cosa avrebbero espresso questi mattatori, se non ci fossero stati i Papi, Lutero, i Monaci, i Frati, i Pastori, insieme alle battaglie di Vienna e di Lepanto? Che cosa avrebbero espresso se non ci fosse stato Gesù, il Vangelo e la potente storia della Chiesa?

È triste e angosciante, per tutti coloro che hanno creduto e lottato per un’Europa vera, leggere le meschinità, l’incultura, il provincialismo e la codardia di questi piccoli burocrati di Bruxelles, spesso senza nome e senza volto, che ci chiedono di cancellare la parola “Natale” dal nostro vocabolario, calpestando arbitrariamente, a nome di tutti noi che li manteniamo, secoli di storia.

Le radici cristiane forse non rappresentano il comune sentire di tutti gli Europei, ma rappresentano certamente la comune realtà di duemila anni del nostro continente, che hanno portato il Santo Natale ad essere la ricorrenza più nota e festeggiata nel mondo.

Ribelliamoci pertanto agli gnomi di Bruxelles e gridiamo ancora una volta ad alta voce “viva il Santo Natale”, un inno alla gioia della nostra cultura, delle nostre tradizioni ed in definitiva della nostra vita.

Buon Natale a tutti i lettori!

Di Pierfranco Faletti

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