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"La libertà al singolare esiste solo nelle libertà al plurale"
Benedetto Croce

Tratto da Undici al 17: Husserl e le notti di Milano

Con questo racconto del noto scrittore milanese Alfredo Tocchi, continua la collaborazione tra Mondadori e il Giornale d'Italia

Di Alfredo Tocchi

28 Novembre 2021

Libreria

Fonte: Pixabay

Lievemente bradicardico (56 pulsazioni al minuto), pressione sanguigna perfetta (80/120), oggettivamente bello, economicamente appena dipendente da un padre comunque ricco, eternamente fidanzato con una donna bella quanto lui (depressa ma almeno fine, elegante e colta), laureato in filosofia con ottimo punteggio con una tesi su Edmund Husserl citata persino negli Oxford journals, autore di un romanzo d’esordio positivamente recensito, padrone di un cane figlio e nipote di campioni (il nonno Sixpence è stato il Lakeland Terrier più premiato della sua epoca) agilissimo nella corsa e nel salto e affettuoso – anche se aggressivo e arrapato - Luigi si ritrova al primo piano della libreria Mondadori in preda al panico. Diretto alla Feltrinelli, si è fatto dirottare da Kant, che tirava come un cane maschio impazzito (al guinzaglio in cuoio toscano cucito a mano di Crillavi) per raggiungere il posteriore profumato di una grassottella Jack Russell senza pedigree (al guinzaglio con strass – lui vera eleganza, lei pacchiana ostentazione) di una signora milanese gonfiata all’acido ialuronico lettrice di best seller, verso la Mondadori. Ora è davanti alla ragazza col piercing al naso che mastica una gomma e non ricorda il titolo della raccolta di racconti di David Foster Wallace. Lei lo fissa con aria di compatimento, vedendo in lui un quarantenne sano in jeans, camicia botton down e cane non esattamente da macho che invece di essere al lavoro importuna una svogliata mal pagata impiegata (lei) fingendo di non ricordare il titolo del libro che è venuto apposta a comprare. Un perdigiorno di mezz’età, uno smemorato, inutile maschietto con cagnolino, affetto senz’altro da sindrome di Peter Pan. Donne come lei vogliono il maschiaccio, tatuato, peloso e puzzolente di ganja, non questo fighetto milanese esangue, inutile e profumato di Vétiver. Se lei leggesse, scoprirebbe che David Foster Wallace ha descritto meglio di chiunque altro personaggi come lei. Ma è una commessa, nulla di più e per lei i libri sono tutti uguali, merce da vendere, Foster Wallace e Mazzagatti autori con pari meriti (ma Margaret Mazzagatti si vende cento volte di più). Luigi non vede l’ora di uscire. Si sente oppresso, senza sangue, dalle cinquanta sfumature di grigio, dall’oceano mare, dal mare al mattino, non ti muovere, nessuno si salva da solo, la fine del mondo storto. “Mi sento male”, sussurra alla commessa che lo crede un tossico e lo fa sdraiare per terra, con le gambe appoggiate sulla pila di I pesci non chiudono gli occhi in saldo. Un managerino sbucato da dietro uno scaffale con il Wall street journal sottobraccio aiuta la ragazza a mettergli sotto la testa Il cardellino (libro voluminoso e dunque utile). “Vado a chiamare la mia collega, ha fatto la volontaria sulle ambulanze.”
“No, non si preoccupi: è stato un calo di pressione, sto già meglio.” Resta un momento in silenzio, aggiustandosi Il cardellino che gli tira i capelli, chiusi tra le 892 pagine e la copertina. “Ecco, La ragazza dai capelli strani è il titolo; mi è venuto in mente. Le spiace guardare se lo avete?”
La commessa si tocca il piercing mentre cerca a computer: “Sì, glielo prendo io, lei resti sdraiato.”

Di Alfredo Tocchi

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