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Arte primitiva: il suo significato nasce da millenni di sapienza e tradizioni

Uno dei cuori pulsanti di queste opere è l'Africa, continente che ha ispirato anche le avanguardie del Novecento. Ma dietro a queste opere d'arte si nasconde un mondo che oltrepassa l'esperienza umana

Di Daniele Crippa

08 Agosto 2021

L'arte preistorica nel mondo:

Fonte: lapresse.it

La qualità che più colpisce nelle arti primitive - elemento comune a tutte queste forme di arte - è la loro intensa vitalità. È arte, non è ancora soffocata dalle infiorettature e dagli orpelli superficiali; arte dove l’ispirazione non è degenerata in artifici e sottigliezze intellettuali.

Henry Moore diceva che agli inizi del secolo il termine "primitivo" è stato introdotto nel gergo della storia dell’arte per indicate l’attività creativa di quei popoli ancora considerali aborigeni. Questo termine è quindi usato per descrivere qualsiasi arte che sia al di fuori della tradizione classica greco-romana e del concetto "Ars Gratia Artis", così rafforzato nel mondo occidentale dal Rinascimento. La semplicità, la spontaneità di queste opere hanno ancorato nell’uso questo vocabolo, per cui l’arte primitiva è oggi quell’insieme di pitture, sculture eseguite da popoli aventi una struttura sociale ancora primordiale

In Africa esistono molte e differenti tribù, con caratteri ben distinti tra loro. Queste differenze spiegano la diversità dei canoni stilistici tra una tribù e l’altra, come per esempio tra un’opera eseguita da un artista Luba e quella scolpita da un appartenente alla tribù degli Ibo. In Africa le maschere e le sculture, dopo essere state scolpite, vengono dipinte con colori accesi e patinate con liquidi sacrificali. Nella figura-feticcio la scultura viene arricchita dal sacchetto della medicina o da un’insieme di vari oggetti quali semi, ossa, corna e piume. Rare popolazioni hanno fuso in bronzo le loro espressioni artistiche; ricordiamo per la loro maestria i Benin e gli Ashanti.

L’arte primitiva ha come fondamento l’esperienza continua di vita ed ha sempre uno scopo magico religioso, in un dialogo continuo con il divino. La nascita, la vita, la caccia e la morte sono momenti di grande insegnamento per la comunità. È il mito, il rito, la vita che si riforma nel cuore, nel corpo, nell’anima del primitivo. L’arte è quindi indispensabile a questi popoli per rappresentare i più importanti momenti dell’esistenza ed ancor più per quelle popolazioni prive di scrittura, in quanto è l’unico mezzo per insegnare e tramandare i valori contenuti nell’esperienza e nei continui ritti di ogni giorno. La scultura primitiva non è mai presentata con il nome dell’autore: ogni opera si propone da sola senza firma, e non ha scopo decorativo.

La maschera è realizzata per danzare o per particolari cerimonie ed è poi conservata in maniera riverente in un vero e proprio cimitero. Viene eseguita o per essere di pubblico dominio o per essere usata dagli appartenenti a società segrete in riti con funzioni magico-sociali, perciò è proibita la vista ai giovani ed alle donne non ancora iniziate. Tutte le popolazioni primitive tendono così, con la loro arte, ad esprimere l’armonia che scaturisce dalla fusione del magico - religioso con l’esperienza di ogni giorno. La scultura africana era conosciuta da lungo tempo; in alcune collezioni reali erano conservati questi strani oggetti considerati reperti etnografici o curiosità tribali.

Agli inizi di questo secolo la sensibilità degli artisti dell’avanguardia è mossa da questi particolari oggetti. Henri Matisse ci racconta: "...passavo spesso, allora, per la rue de Rennes, davanti al negozio di Pere Sauvage. Aveva in mostra delle statuette negre che mi colpirono per il loro carattere e per la purezza delle loro linee. C’era del bello come nell’arte egiziana. Ne acquistai, allora, una e la mostrai a Geltrude Stein dalla quale mi recai quel giorno. Ed ecco che arriva Picasso il quale se ne entusiasma di colpo". Tutti si misero allora a cercare le statuette negre che, a quel tempo, si trovavano assai facilmente. Immediatamente gli artisti sono coinvolti dall’interesse per quella che chiamano "arte primitiva".

Da Parigi alla Germania esplode e si consolida il dialogo tra arte primitiva e arte moderna. Oggetti di arte primitiva appaiono sempre più spesso nelle case dei collezionisti e degli intellettuali dell’epoca e tra le opere degli artisti di avanguardia. Apollinaire, Picasso ed altri si fanno ritrarre, nei loro studi, accanto a queste sculture. Questi oggetti curiosi, forniti dai pochi viaggiatori dell’epoca, sono ricercati con interesse. Nascono, così, i primi Musei: Il Musée de l’Homme di Parigi, il Museum fur Volkerkunde di Berlino, il Pigorini di Roma, Le Musée Royale de l’Afrique di Tervuren ed il Museum of Primitive Art di New York.

Per riconoscere l’autenticità di un’opera d’arte primitiva è necessario rendersi conto se è stata creata per uno scopo religioso, se ha in sé il carisma per dialogare con le divinità tribali. Oggi, per soddisfare la richiesta dei turisti, l’indigeno scolpisce a tratti negroidi sculture che poco hanno a che fare con le qualità interiori dell’arte primitiva. Questi oggetti vengono chiamati "airport-art", cioè arte degli aeroporti. L’arte primitiva sta scomparendo. L’esaurirsi ed il decadere della fede nella propria cultura, senza sostituzioni adeguate, portano al deperimento di quelle emozioni e di quella sensibilità che sono il germe da cui nasce un prodotto artistico.

Oggi il modo di intendere la vita, i ritmi e le certezze di queste popolazioni sono stati sradicati, perciò non ci si può meravigliare se sono finite le espressioni di un’arte che era essenzialmente supportata da un credo magico-religioso. Le maschere sono oggetti di culto e vengono indossate in occasione dei riti.

La persona che indossa la maschera ha sempre il corpo coperto con drappi, rafia, tessuti e pelli. Questi indumenti, concettualmente annullano l’importanza del contenuto, cioè l’uomo, nei confronti del contenitore. La maschera cancella, assorbe, fa suo colui che la indossa; così la presenza dell’uomo diventa inutile allo sguardo. La maschera permette di entrare in mondi non accessibili a tutti e di dialogare con le forze magiche. Solo coloro che appartengono a sette di società segrete possono indossare le maschere, per tale ragione non tutti possono accedere ad esse. Gli spiriti più antichi partecipano ai riti, agendo da indispensabili intermediari; chi indossa la maschera cessa di essere se stesso per diventare lo Spirito. Il feticcio è un insieme di elementi che, racchiusi in un contenitore – corno, cestello od altro - generano la forza che si sprigiona all’ordine del suo possessore.

Le figure feticcio sono perciò dei "supporti" di tali materiali: materiali la cui proprietà assicura poteri sugli altri. L’individuo venuto a conoscenza dell’esistenza di un feticcio a lui rivolto farà di lutto per difendersi dai suoi nemici. Lo stregone, creatore di tali feticci, ha dunque nelle società tribali un’enorme importanza e gode di grande rispetto, raggiungendo così i più alti gradini gerarchici. Vi sono anche gure di antenati che, sebbene prive degli ingredienti soliti al feticcio (polvere d’osso, peli, semi, sangue, capelli, unghie, corni, escrementi) diventano oggetto di sacrifici propiziatori. Le figure feticcio, e quelle degli antenati, possono avere scopo benefico o malefico.

Questi benefici o malefici, presenti nella "medicina" della scultura, si sprigioneranno soltanto con un’esatta osservanza del rituale. Una delle più misteriose ed affascinanti popolazioni dell’Africa è quella dei Benin. Questa stirpe aveva raggiunto una complessa e sicura scala di valori, nel campo organizzativo come in quello commerciale ed artistico. Per la sua maestria l’artista Benin era tenuto in grande consideratone, sia tra i contini dell’Africa nera, che al di fuori di essa. La sua capacità espressiva e descrittiva e l’abilità nella fusione del bronzo, spinsero i Faraoni dell’antico Egitto ad invitare questi scultori presso di loro. 

È provato che già dal 1475 i Benin avevano rapporti commerciali con l’Europa. I Portoghesi infatti ammiravano ed acquistavano i loro sconvolgenti ed inusuali oggetti di bronzo. Corni Benin sono anche presenti nelle collezioni Medicee con intagliato lo stemma Medici- Toledo. Gli altari reali, sempre presenti alle spalle del Capo, mostravano preziosi ritratti bronzei dei Re precedenti, divenuti divinità protettrici del regno attraverso il magico fuoco della fusione. Il Re portava sempre su di sé questa cultura di millenni, indossando bracciali e monili di metalli preziosi. La reggia era ricoperta da affascinanti placche bronzee raffiguranti le gesta di questo misterioso popolo. La ritualità e la complessa gerarchia che vive dietro ad una maschera od ad una scultura primitiva è sinonimo di una cultura millenaria.

 

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