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Benedetto Croce

Bicicletta verde

Con 'Bicicletta verde' continua la collaborazione di Alfredo Tocchi con il nostro giornale. I racconti brevi dello scrittore milanese verranno ospitati, con cadenza indicativamente settimanale, fino al termine dell'estate

Di Alfredo Tocchi

24 Luglio 2021

Bicicletta verde

Fonte: Pixabay

La bicicletta verde
“Dormi amore, che domani devi andare a scuola.”
“Sì papi, ora spengo. Tu cosa fai?”
“Vado a scrivere.”
“Lascia qui We-go.”
“Lo sai che va dove vuole, ma tu accarezzalo, può darsi che si addormenti sul tuo letto.”
Ride: “Sul letto. Se lo sapesse la mamma…”
“Non direbbe nulla, Celeste. La mamma ama gli animali, proprio come noi.” Le do un bacio sulla fronte e le spengo la luce. Undici anni, “tanti che non bastano più due mani a contarli.” Vado nel mio studio, metto le cuffie e inizio a scrivere. Sottofondo musicale Helpless di Neil Young: “…And in my mind I still need a place to go…, Helpless, helpless, helpless.” Insieme ascoltiamo sempre musica. E sono felice che lei studi chitarra. Certo, andare ai saggi mi commuove. Vederla crescere, così simile a me, così diversa. Cercare di farle amare le cose che amo. Cercare di darle coraggio, lei così sensibile. In montagna ha visto un giapponese in barella – si era rotto una gamba – ed è scoppiata a piangere: “Papi, avrà tanto male?”

“Un po’ amore, ma non è niente. Ora lo portano all’ospedale, lo ingessano e tra un mese starà bene.” No Celeste, non è sempre così. Tu lo sai. Sei venuta tante volte in ospedale. Non potevi entrare, eri troppo piccola, ma io venivo in vestaglia ad aspettarti, alla porta a vetri, pronto ad abbracciarti e ridere. Ridere Celeste, perché è l’unica arma contro l’orrore della malattia. Ora sto bene e siamo io e te, in una casa in affitto, insieme al nostro cane. Abiti con Paola, certo ed è una brava madre. Lo è sempre stata e continuerà a esserlo, anche se ora ama un altro, oltre a te. Oltre a me, forse. Perché diciotto anni felici non si dimenticano. Io sto bene Celeste, e vivo per te. Ma anche se io morissi per te dieci volte, non potrei sollevarti dalla più piccola particella del tuo Destino (Hermann Hesse, Siddharta). In quanto il mondo è mostruoso. In quanto sembra non lasciare speranze per il futuro, A. guarda suo figlio e capisce che non deve permettersi di disperare. È responsabile verso una giovane vita, e in quanto è lui che l'ha fatta nascere, non può disperare (Paul Auster L'invenzione della solitudine). Ti ho sempre trattato come una persona intelligente, anche a due anni. E lo sei davvero. Un giorno capirai che io e mamma siamo stati travolti dal Destino, ma l’abbiamo accettato e andiamo avanti, a nostro modo felici. Mamma non capisce che io diventerò uno scrittore. Non si ricorda che io sono un uomo capace di sacrificarsi per ottenere ciò che più desidera. Certo, ora sono patetico. Non sono più un avvocato, non sono ancora uno scrittore – e ho già cinquant’anni. Nessuno scommette un soldo su di me. Era lo stesso quando sono partito per il Canada: “Farà qualche scopata e tornerà indietro.” “Non riuscirà a fare un Master, nessun italiano c’è ancora riuscito a Edmonton.” Era lo stesso quando ho superato l’esame di procuratore a Milano, al primo tentativo. Grazie per gli incoraggiamenti, ma avevo ragione io. No, non è stato facile. Ma la perfezione non si ottiene senza sforzo – e io sono un perfezionista. E un duro. No amore, non è per lodarmi che scrivo questo. È perché, a volte, non sono i più dotati a farcela, ma i più determinati. Si sopravvaluta l’intelligenza, si sottovaluta la determinazione. Certo, se uno è stupido ha poche speranze comunque. Ma senza sacrificio, non sarei arrivato in cima, da dove sono caduto, facendomi molto male. Per un po’ ho strisciato sul fondo e mi sono compatito, poi, ho alzato la testa, ho gridato con tutta la forza che mi restava (Tra un anno sarò felice è stato il mio urlo) e ho deciso che sarei diventato uno scrittore. Ora sono sereno, tranquillo, perché ho letto (anche) Hemingway: “L'uomo non trionfa mai del tutto, ma anche quando la sconfitta è totale quello che importa è lo sforzo per affrontare il destino e soltanto nella misura di questo sforzo si può raggiungere la vittoria nella sconfitta.” (Ernest Hemingway, Il vecchio e il mare). Oggi siamo stati al cinema, a vedere il film La bicicletta verde. Alla fine ho pianto. Ma ormai mi conosci, piango spesso al cinema. Piango mentre leggo. Piango mentre scrivo. Il mio animo è sensibile, indifeso davanti alla poesia, come il tuo lo è davanti al dolore. No, non sono depresso. Insieme ridiamo, lo sai. E sono sempre di buon umore, con te. Perché sei l’unico amore che mi resta e ne faccio tesoro. Undici anni, ma ti piace Woody Allen. E leggi Calvino, ma ti annoia. Non preoccuparti, da grande lo capirai. L’errore più grande è far leggere La trilogia degli antenati ai bambini. Io l’ho capita a quarantasei anni. L’importante è che tu legga, vada al cinema, ascolti musica. L’importante è che tu impari ora, prima che sia tardi, che esiste il bello, spesso nascosto, per questo ancora più prezioso. In questo mondo volgare, esistono gli artisti. Uomini a volte derisi, spesso incompresi in vita e riscoperti da morti. Come lo zio, a cui vuoi tanto bene. Ti scrivo mentre dormi. We-go è qui, accucciato sui miei piedi. Tu hai il tuo pupazzo, anche se sei grande. Da quarant’anni ascolto Harvest e non mi stanca. Troverai anche tu il tuo Harvest, un giorno. E, forse, a cinquant’anni, capirai le parole di Hermann Hesse che, di un vecchio davanti al fiume, scrisse: “Era giovane, era un bambino, il nuovo Siddharta, ed era pieno di gioia.” Dormi amore, che domani devi andare a scuola.

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