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Rapporto Ital Communications-Censis sulle fake news. Mario Morcellini: “La conoscenza riduce l’ansia rispetto al Covid, la comunicazione deve ispirarsi a questo principio”

I dati emersi dal Rapporto sulla disinformazione e le fake news hanno messo in risalto la percezione che gli italiani hanno avuto riguardo la comunicazione durante la pandemia che è risultata confusa, ansiogena ed eccessiva.

23 Giugno 2021

Rapporto Ital Communications-Censis sulle fake news. Mario Morcellini: “La conoscenza riduce l’ansia rispetto al Covid, la comunicazione deve ispirarsi a questo principio”

I dati emersi dal Rapporto Ital Communications – Censis sulla disinformazione e le fake news hanno messo in risalto la percezione che gli italiani hanno avuto riguardo la comunicazione durante la pandemia che è risultata confusa, ansiogena ed eccessiva.

Ne parliamo con il sociologo Professor Mario Morcellini, Direttore dell’Alta Scuola di Comunicazione e Media digitali di Unitelma Sapienza che interviene come ricercatore sul Rapporto Ital Communications - Censis “Disinformazione e fake news durante la pandemia: il ruolo delle agenzie di comunicazione”.


Professore cosa ne pensa al riguardo?
 
“In questo clima si rileva una vera e propria variabile interveniente molto delicata e stressante per descrivere le criticità di un’eccessiva iterazione di temi preoccupati presenti nei media. Gettiamo il cuore in avanti: è fondamentale che nel nostro Paese si doti di luoghi indipendenti di elaborazione culturale; in questa direzione quel che Ital Communications ha realizzato insieme al Censis è un’eccellente apertura al futuro. Attorno al rapporto tra comunicazione e Covid (da me abbreviato in “MediaCovid”), anche per sottolineare un intreccio tra la pandemia e l’infodemia che ne è derivata e mettere al centro il ruolo delle agenzie di comunicazione, va interpellata la dinamica esagerata dei media e del digitale, come succede nell’interazione media/terrorismi. Riconoscendo una uguale simmetria, si possono aggiungere due elementi: da un lato l’informazione, pur con tutte le sue lacune, si è comportata meglio del pre-Covid, al punto che anche i media digitali e gli Over the top si sono rivelati più responsabili, imitando per la prima volta i media mainstream. Un passo avanti rispetto a una presa di coscienza dei bisogni del pubblico in tempi di pandemia. È vero però, d’altra parte, che interrogando la moltitudine dei messaggi, i dati scoprono che la ripetizione di contenuti allarmistici non incrementa mai il benessere delle persone, aumentandone il rischio della paura, invece di favorire un processo di elaborazione culturale dell’incertezza.  Abbiamo imparato, più diffusamente che in passato, solo la conoscenza riduce l’ansia rispetto alla pandemia, e dunque la comunicazione deve ispirarsi a questo principio”.


Un ulteriore effetto negativo di questa bulimia comunicativa da Coronavirus è stato la proliferazione di bufale e fake news. Professore come arginare questo flusso incontrastato di notizie e cosa possono generare poi nell' utente finale?


“Provocano disorientamento e soprattutto mettono in discussione la possibilità che gli esseri umani considerino la comunicazione un baluardo del proprio benessere. I giovani che si affacciano alla scuola e sentono così spesso parlare di fake news, e la vostra ricerca lo documenta inequivocabilmente, rischiano di assorbire l’idea che l’informazione positiva sia sparita sotto il peso dell’hate speech e della disinformazione. È un rischio gravissimo per la generazione giovanile”.


Dal rapporto risulta che gli italiani hanno preferito canali di informazione tradizionali, è chiaro che il ruolo dei giornalisti ha dato grande fiducia mentre il mondo digitale ha creato allarmismo. Con quale azione la rete può diventare più sicura?


“L’Indagine che avete realizzato con il Censis è importante dal punto di vista quantitativo e percettivo. La televisione, l'informazione cartacea e online e la radio hanno conosciuto un lungo momento di attenzione rinnovata da parte dei pubblici e un aumento di credito. Si è ridotta quella forbice, tra il totale dei pubblici di un medium e l’indice di quanti lo ritengono importante in termini di qualità dell’informazione. Se questa forbice si è ridotta in tempi di pandemia può succedere anche in condizioni di routine rispetto al controllo delle fonti; nella pandemia, infatti, è ragionevole ammettere che alcune verifiche appaiono più complesse per la natura improvvisa e imprevista del Covid. Il declino della reputazione e della fiducia nei confronti dell’ecosistema digitale è indice di un ripensamento che può cambiare l’economia politica dell’attenzione informativa”.


All’ interno delle agenzie di comunicazione lavorano professionisti che svolgono un ruolo di garanti della qualità dei flussi di informazione che veicolano. Quanto sono importanti secondo lei?


“Trovo efficace il titolo scelto per la parte del Rapporto che descrive ‘i garanti della buona comunicazione’. Assolvere a funzioni di garanzia è una scelta complessa ma gratificante che posso riscontrare dopo oltre un triennio di Commissario all’Autorità delle Comunicazioni. Resta il fatto che in Italia è drammaticamente lenta l’attività di regolazione. Definire comunicatori, giornalisti e Agenzie come ‘garanti’ è un bel messaggio che trova qualche eco in alcune parole di un Papa che non ha mai lesinato interventi da leader spirituale mondiale. Del resto è stato lui, e non i sociologi accademici, a popolarizzare la definizione di periferie sociali ed esistenziali, così limpida da leggere quanto il cambiamento troppo rapido metta in difficoltà i più deboli e i più poveri di informazione. La lettura del Rapporto mi ha convinto che le Agenzie di comunicazione, e in generale tutti i luoghi e i modi in cui giornalisti e comunicatori esercitano la propria missione, debbono uscire dal Covid assumendo una nuova responsabilità pubblica. Il contesto che si apre esige che tutti noi miglioriamo la percezione collettiva del ruolo dei comunicatori”.

Rivedere un sistema normativo sanzionatorio può essere un intervento risolutivo? cosa serve per evitare di “macchiare” il lavoro dei professionisti ed attribuirli un ruolo di maggior rilievo?

“Tenendo conto dei risultati della vostra ricerca: da un lato, la regolazione è risultata sistematicamente mite, spesso inibita da grida conservatrici che si levano in nome di un’astratta difesa della libertà di informazione, anche quando ci vorrebbero risposte più meditate e meno corporative. Da troppi anni le accuse di scarsa qualità sono così condivise che occorre dare segni di attenzione a quanti non si fidano della comunicazione, anche aprendo i nostri laboratori di produzione di informazioni e notizie. Quindi non possiamo accontentarci di una regolazione talvolta irrilevante, al punto che qualche emittente preferisce pagare multe poco onerose, piuttosto che rinunciare a forme spettacolari e a provocazioni dell’opinione pubblica. È vero però che l’Europa ci sta aiutando grazie alla Direttiva SMAV sui media audiovisivi, in via di discussione e recepimento nel nostro Paese. Si tratta di un testo fondamentale che sposta in avanti le garanzie per la libera informazione in una prospettiva di qualità, anche dal punto di vista di un avanzamento dei processi di consapevolezza mediali e digitali”. 

Per saperne di più scarica il Rapporto:
http://www.italcommunications.it/wp-content/uploads/2021/04/Rapporto-Ital-Communications-Censis_aprile-2021.pdf

Chi è Mario Morcellini

Il Professor Mario Morcellini è Presidente del Consiglio scientifico della Fondazione Roma Sapienza. È Direttore della Advanced School of Communication and Digital media di UnitelmaSapienza. Dal 2002 è Presidente della Conferenza Nazionale dei Presidi, Presidenti e Direttori di strutture didattiche e Corsi in Scienze della Comunicazione, e dal 2003 Portavoce dell’Interconferenza nazionale dei Dipartimenti. È stato Commissario dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) dal 2016 al 2020. È stato Portavoce e Consigliere alla Comunicazione presso Sapienza Università di Roma. È stato Preside della Facoltà di Scienze della Comunicazione dal 2004 al 2010, e per otto anni Direttore del DiSC, Dipartimento di Sociologia e Comunicazione, presso lo stesso Ateneo. Attualmente è consigliere del CUN (Consiglio Universitario Nazionale). È stato Professore Ordinario di Sociologia dei Processi Culturali e Comunicativi, Prorettore alle Comunicazioni Istituzionali e Direttore del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale della Sapienza Università di Roma, dove ha insegnato, tra l’altro, “Politiche per i Media e la Comunicazione”, “Teoria e Tecniche della Televisione” e “Storia e modelli del giornalismo”.


 

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