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Teatro alla Scala: il dittico Brecht/Weill su Rai5 per la Giornata del Teatro

Rai Cultura trasmette Die sieben Tosdsünden (I sette peccati capitali) e Mahagonny Songspiel su Rai 5 sabato 27 alle 20 dopo il successo dello streaming su RaiPlay. E il 28 “Omaggio a Nureyev” con il Ballo scaligero in streaming sul sito e i social del Teatro

26 Marzo 2021

Teatro alla Scala: il dittico Brecht/Weill su Rai5 per la Giornata del Teatro

Il dittico formato da Die sieben Todsünden e Mahagonny Songspiel di Kurt Weill sarà trasmesso da Rai Cultura su Rai 5 sabato 27 marzo alle 20 in occasione della Giornata mondiale del Teatro. Die sieben Todsünden e Mahagonny Songspiel segnano il ritorno sul podio del Direttore musicale Riccardo Chailly per un nuovo appuntamento con i grandi compositori del Novecento europeo a poche settimane dal grande successo di Salome di Richard Strauss.  Il dittico si avvale della regia di Irina Brook, che debutta alla Scala, e di un cast in cui spiccano Kate Linsdey nei panni di Anna I (nei Todsünden) e Betsy (in Mahagonny) e Lauren Michelle rispettivamente come Anna II e Jessie. Lo spettacolo gode del sostegno della Kurt Weill Foundation for Music, Inc., New York.

La festa teatrale prosegue domenica 28 alle 20 con la trasmissione in streaming sul sito e sulle pagine Facebook e YouTube del Teatro dell’”Omaggio a Nureyev” ideato da Manuel Legris con solisti e corpo di ballo scaligeri e l’orchestra diretta da Koen Kessels.

 

Brecht e Weill alla Scala

Le versioni sceniche delle opere di Weill non sono numerose, ma la sua storia esecutiva alla Scala schiera nomi tra i più prestigiosi. Il debutto avviene grazie a Bruno Maderna, che nel 1962 dirige alla Piccola Scala Lo zar si fa fotografare con la regia di Virginio Puecher. Nel 1964, sempre alla Piccola, va in scena Ascesa e caduta della città di Mahagonny (la versione del Mahagonny Songspiel ampliata per il Teatro di Lipsia nel 1930) con la direzione di Nino Sanzogno e la regia di Giorgio Strehler, protagonista Gloria Lane. Cinque anni più tardi è la volta di Colui che dice di sì e Colui che dice di no, regia di Alberto Negrin. Tutte queste produzioni avvengono alla Piccola Scala e in lingua italiana: solo con la tournée della Deutsche Staatsoper Berlin nel 1971 Weill conquista la sala del Piermarini e la sua lingua originale: Gisela May del Berliner Ensemble è protagonista di una serata che unisce Die sieben Tosdsünden a songs tratte da altri lavori. Strehler torna nel 1974 con una serata di canzoni in italiano dal titolo “Io, Bertolt Brecht” alla Villa Reale di Monza destinata a proseguire nel 1975 alla Piccola Scala, mentre ancora nel 1975 le musiche di Weill concludono la serata “Canzoni come costume – Canzoni come civiltà” pensata da Filippo Crivelli per la voce di Milly alla Piccola.

Nel 1988 Scala e Piccolo Teatro si uniscono per riproporre Der Jasager und der Neinsager, che questa volta in italiano suona Chi dice sì, chi dice no: lo spettacolo che va in scena in via Rovello ha regia di Lamberto Puggelli e scene di Josef Svoboda, dirige Emilio Pomarico. Zoltan Peskó propone I sette peccati capitali in concerto con l’Orchestra della Scala e la voce di Milva nel 1989, mentre nel 1993 Luciano Berio inserisce brani di Weill nell’ “Omaggio a Cathy Berberian” realizzato per i “Percorsi di musica d’oggi” con Ute Lemper e l’ORT. Gli Swingle Singers inseriscono Weill nel loro concerto del 2000, anticipando di pochi giorni una “Serata Kurt Weill” nel Ridotto. Brani di Weill compariranno poi nei recital di Karin Schmidt (2003), Anne-Sophie von Otter (2008) e Angela Denoke (2010) e nel concerto della Filarmonica diretto da Testuji Honna per l’apertura del Festival Milano Musica del 2009.

 

Di seguito alcuni commenti apparsi sui principali quotidiani:

 

Corriere della Sera – Enrico Girardi – “… Riccardo Chailly dirige con l’esattezza calligrafica e lo slancio passionale dei giorni migliori e il cast, a partire dall’ottima protagonista Kate Kindsay, Anna I, è di livello…”.

 

La Repubblica – Angelo Foletto – “…Non è abbastanza spietato ma c’è tutto nel dittico con Die sieben Tosdsünden e Mahagonny Songspiel realizzato alla Scala: ingegno, qualità nella confezione di scena e televisiva, mordente musicale e due protagoniste eccellenti per voce e presenza…”.

 

Il Giorno – Elvio Giudici – “…Direzione magistrale. L’inesausto, genialissimo trasmutare armonico sotto l’ingannevole patina melodica è reso incandescente materiale teatrale su cui si stende un velo - sottile ma determinante - di melanconia non rinunciataria e neppure cinica, ma in cui traluce un piccolo, piccolissimo lume di speranza: che ancor più brilla nell’idea geniale di concludere riprendendo l’Alabama Song nella celeberrima versione dei Doors con Jim Morrison diffusa dagli altoparlanti…”.

 

 

Die sieben Todsünden

L’ideazione di Die sieben Todsünden si colloca negli anni dell’ascesa del nazismo in Germania, che costringe entrambi gli autori all’esilio: Kurt Weill, di famiglia ebraica, era a Parigi già nel 1932, dove aveva incontrato l’uomo di affari inglese Edward James, mecenate dei surrealisti e marito della ballerina austriaca Tilly Losch, che gli aveva commissionato il nuovo lavoro sul viaggio delle due Anna, che sarebbero state interpretate appunto dalla moglie di Weill, Lotte Lenya, e dalla Losch. James e la Losch avrebbero sostenuto di lì a poco (insieme a Cole Porter e Coco Chanel) l’effimera compagnia di danza Les ballets 1933 creata da George Balanchine e Boris Kochno. Nel frattempo Brecht era riparato da Berlino a Parigi, Praga, Vienna e Carona, presso Lugano, prima di tornare a Parigi richiamato da Weill: l’eco di questi viaggi risuona nelle sette città dei Todsünden. Lo spettacolo, composto di canto e danza, debutta al Théâtre des Champs-Elysées il 23 giugno 1933 con regia e coreografia di Balanchine e scene di Caspar Neher che sei anni prima aveva disegnato quelle di Mahagonny e viene ripreso al Savoy di Londra il 28 giugno con il titolo Anna-Anna: sarà l’ultima collaborazione tra Brecht e Weill.

Die sieben Todsünden è un testo satirico le cui due (o una sola?) Anna intraprendono un viaggio attraverso sette città per raccogliere denaro bastante a costruire una casa sulle sponde del Mississippi per la famiglia. Ciascuna delle città corrisponde a un peccato capitale e rappresenta un apologo morale sull’apocalisse dei valori borghesi (il titolo completo, voluto da Brecht, è infatti I sette peccati capitali dei piccoli borghesi).

 

Mahagonny-Songspiel

Nel 1927 il Festival di musica da camera di Baden-Baden commissiona una serie di opere di piccole dimensioni da rappresentarsi nel corso dell’estate. Tra i destinatari delle commissioni anche Kurt Weill, che decide di approfittare dell’occasione per un esperimento stilistico in vista di un più ampio progetto di “opera epica” che progettava con Brecht. Brecht aveva pubblicato cinque Mahagonny Songs nella sua raccolta di poesie Hauspostille; in occasione della “piccola cantata scenica” ne aggiunge un sesto in tedesco, mentre Alabama Song e Benares Song sono su parole inglesi di Elizabeth Hartmann. La prima ha luogo a Baden-Baden il 17 luglio1927 con la regia di Brecht e Lotte Lenya protagonista. Brecht e Weill continuano a lavorare al progetto e l’”opera epica” Aufstieg und Fall der Stadt Mahagonny (Ascesa e caduta della città di Mahagonny) va in scena al Neues Theater di Lipsia il 9 marzo 1930. 

Mahagonny, città corrotta in cui non ci sono leggi al di fuori di quella del denaro, è una metafora del crollo del sistema sociale borghese ma, come la Londra allucinata della Dreigroschenoper dell’anno successivo o le sette città dei Sieben Todsünden, ci mostra ancora oggi un paesaggio umano apocalittico che trascende il conflitto tra le classi e ci parla semplicemente della fine di un mondo, riacquistando una piena, drammatica attualità.    

 

 

 

 

 

Riccardo Chailly

È tra i Maestri con la più estesa e profonda conoscenza del repertorio del Novecento: basti pensare agli esordi con Hans Werner Henze, all’amicizia con Luciano Berio, al ruolo rivestito nella riscoperta di Edgar Varèse, alle incisioni di riferimento di lavori di Berg, Bartók, Stravinskij, Prokof’ev, Šostakovič, Hindemith e Messiaen. Una curiosità e una passione senza barriere ideologiche che si applica con la stessa intensità alle avanguardie storiche (Nono, Maderna fino all’amico Wolfgang Rihm) e ad autori come Gershwin e gli amatissimi Puccini e Mahler. Oggi questo quadro arricchisce con il dittico dedicato a Kurt Weill, già ricorrente nei programmi impaginati da Chailly negli anni berlinesi: un autore imprescindibile del panorama musicale e teatrale del XX secolo, il cui inconfondibile mondo sonoro, ricco di echi dei cabaret e delle vie di Berlino, riveste e umanizza i versi affilati di Bertolt Brecht.

 

Irina Brook

Irina Brook è nata a Parigi, figlia del regista Peter Brook e dell’attrice Natasha Parry. Ha debuttato come attrice a New York in produzioni Off-Broadway. Ha proseguito la carriera a Parigi e Londra, dove ha presentato il suo primo lavoro come regista nel 1996: Beast on the Moon di Kalinoski, seguito da Mrs. Klein di Nicholas Wright e All’s Well that Ends Well di Shakespeare. Ha realizzato spettacoli in sedi prestigiose, come il Théâtre Vidy-Lausanne, il Théâtre de l’Oeuvre, il Barbican Center, il Festival di Salisburgo, il Festival di Spoleto. Dal 2014 al 2019 ha diretto il Théâtre National de Nice. Si è dedicata anche alla regia d’opera nei maggiori teatri europei, tra cui la Nederlandse Opera, il Théâtre des Champs-Elysées, il Real di Madrid e il Liceu di Barcellona, la Deutsche Oper e la Wiener Staatsoper. Nel maggio 2017 è stata nominata Officier de l’Ordre des Arts et Lettres e insignita della Légion d’honneur. I suoi prossimi impegni includono, oltre al debutto al Teatro alla Scala, un ritorno alla Wiener Staatsoper e la prima mondiale della sua installazione interdisciplinare The House of Us/Hamlet in Giappone e in Italia.

 

Kate Lindsey

Nativa di Richmond (Virginia), ha lavorato nei maggiori teatri americani, tra cui il Metropolitan e la Los Angeles Opera, e nei più prestigiosi teatri e festival europei tra cui Vienna, Monaco di Baviera, Londra, Glyndebourne, Aix-en-Provence. Il suo repertorio spazia da Mozart a Offenbach, da Rossini a Strauss, fino alla musica contemporanea, come il ruolo protagonista nella prima assoluta di Amelia di Daron Hagen alla Seattle Opera e la prima assoluta della Sinfonia n. 5 di John Harbison commissionata dalla Boston Symphony Orchestra e diretta da James Levine. Ha pubblicato due album di successo, “Thousands of miles” e “Arianna”.

 

Lauren Michelle

Nata a Los Angeles, ha studiato alla Julliard School e alla UCLA. Vincitrice di prestigiosi premi internazionali, ha debuttato alla Carnegie Hall in Der Weg der Verheißung di Kurt Weill. Ha collaborato stabilmente con la Wiener Staatsoper. Tra i ruoli più importanti Susanna ne Le nozze di Figaro, Musetta ne La Bohème, Helena in A Midsummer Night's Dream, Lauretta in Gianni Schicchi.

Ha tenuto recital da solista in tutti gli Stati Uniti, Sud Africa, Italia, Francia e Inghilterra e ha partecipato al Festival Fringe di Edimburgo in spettacoli teatrali multidisciplinari con la Compagnia XIV.

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