Domenica, 11 Aprile 2021

"La libertà al singolare esiste solo nelle libertà al plurale"
Benedetto Croce

Troia brucia tra le fiamme ardenti e Anchise resta senza Enea

Il coronavirus che ruba la morte

Di Carola Desimio

21 Marzo 2021

Troia arde tra le fiamme ardenti e Anchise resta senza Enea

Fuga di Enea da Troia, Federico Barocci 1598, Galleria Borghese (Roma)

Enea discende nell’oltretomba, catabasi e l’abbraccio impossibile

Nitida, ma allo stesso tempo cupa e maledetta resterà l’immagine della morte durante la pandemia da coronavirus. Una corvina corrente, che ha trascinato via tantissime cose e che lascerà dietro sé una catasta di detriti. 

Come sentirsi derubati di quella "corrispondenza d’amorosi sensi" che Ugo Foscolo definisce "celeste". Solo grazie a lei, continua il poeta, "si vive con l’amico estinto e l’estinto con noi". Sarà impossibile rimuovere la privazione del commiato, che le vittime del covid e i loro parenti e amici hanno subito.

Si è scritto che Anchise è rimasto solo, senza Enea, senza il sostegno del figlio che sulle spalle trascina il genitore e lo salva dalle fiamme ardenti di Troia che brucia. Per noi, eroi decadenti di un’epoca sciagurata, non è stato così: i nostri padri e madri sono morti da soli, davanti ad un Ipad, mentre combattevano per restare a galla.

Il coronavirus ci ha insegnato a caro prezzo che un abbraccio non è qualcosa di scontato. Anche per Enea, in ultima istanza, l’abbraccio risulta irrealizzabile e l’immagine vana del genitore si dissolve tra le mani del figlio. Quando, nel VI libro dell’Eneide, il figlio cercò tre volte di “circondargli il collo con le braccia, tre volte invano afferrata l’immagine sfuggì dalle mani; pari ai lievi venti, simile sonno alato”:

Ter conatus ibi collo dare bracchia circum,

ter frustra comprensa manus effugit imago,

par levibus ventis volucrique simillana somno.

 

Epica e solenne, la catabasi di Enea nell’oltretomba è il momento cruciale dell’intero poema. Figura semimitica, negromantica veggente e sacerdotessa di Apollo, la Sibilla Cumana ha il compito di condurre il troiano Enea nell’oltretomba, rappresentato secondo una struttura precisa, che costituirà l’importante punto di partenza per l’aldilà dantesco. L’elemento iniziatico si lega a quello oracolare nella figura della Sibilla, andando a definire un modello che avrà molta fortuna nella produzione letteraria a venire.

Il quadro grandioso dell’oltretomba si manifesta in tutta la sua solenne magnificenza e qui avviene l’episodio forse più significativo dell’Eneide, episodio in cui la pietas raggiunge il suo punto più alto. Anchise ci appare al verso 679 del VI libro, mentre passa in rassegna le anime destinate a ritornare alla luce e a conferire nuova gloria al popolo troiano con la città di Roma.

Queste le parole del padre al figlio:

 

Venisti tandem, tuaque exspectata parenti

Vicit iter durum pietas? Datur ora tueri

Nate, tua et notas audire et reddere voces?

Sic equidem ducebam animo rebarque futurum

Tempora dinumerans, nec me mea cura fefellit

Quas ego te terras et quanta per aequora vectum

Accipio. Quantis iactatum, nate, periclis,

quam metui ne quid Libyae tibi regna nocerent.

......

Giungesti infine, e la tua pietà attesa dal padre
ha vinto il duro cammino? E’ dato vedere il tuo volto,
figlio, ascoltare voci conosciute e rispondere?
Proprio così riflettevo in cuore e pensavo il futuro
calcolando i tempi ed il mio impegno non mi ingannò:
Io ti accolgo, trascinato per quali terre e per quanti
mari! Stravolto, figlio, da quanti rischi!

 

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