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Addio a Marco Sciaccaluga: il ricordo del suo collega e amico Massimo Mesciulam

È morto venerdì Marco Sciaccaluga, regista, attore, presidente, condirettore, consulente artistico e direttore didattico della scuola di recitazione del Teatro Stabile di Genova

Di J. Muller

13 Marzo 2021

Fonte: Instagram, teatronazionalegenova

Fonte: Instagram, teatronazionalegenova

Annoverato fra i più importanti registi teatrali della seconda metà del Novecento, è stato legato per tutta la vita al Teatro Nazionale di Genova 

Quando un attore calca il palcoscenico, attraverso una calibrata amalgama di razionalità e emotività, non solo incarna il paradosso del proprio mestiere ma svela il segreto del seme dell’interpretazione. Un segreto potente, grazie al quale ogni personaggio può rivivere nel volto celato di chi porta la maschera, di chi lo  “subisce”, di chi impara con dedizione a farlo suo. Dopotutto, come ripeteva il Maestro Sciaccaluga, citando Johnsons, “nulla è più necessario all’uomo quanto farsi raccontare le storie che già conosce”.
Quando un grande uomo di teatro come Marco Sciaccaluga viene a mancare porta con sé tutti i volti delle storie che ha narrato e interpretato, e che il suo pubblico conosce, ma anche tante, tantissime memorie che solo chi gli è stato accanto può raccontare. Massimo Mesciulam condivide con Sciaccaluga tutto un bagaglio di ricordi, che si fanno ora inevitabilmente più pesanti nel rumore dell’assenza: “Marco Sciaccaluga frequentò il Liceo Andrea Doria di Genova, e io arrivai lì nel 71’ e diventammo compagni di classe. Abbiamo fatto insieme l’esame di maturità nel 72’. Già in classe si distingueva per la sua cifra espressiva: una forte autorità faceva sì che ottenesse un grande rispetto anche dagli insegnanti. Nonostante la sua giovane età”.

La passione e la bravura del giovane furono infatti da subito dirompenti. Diplomatosi giovanissimo alla Scuola di Recitazione, fu dapprima assistente di Luigi Squarzina, per poi esordire a soli 22 anni come regista firmando la prima nazionale di "Equus" di Shaffer.
Da quel momento il rapporto con l’allora Teatro Stabile, diretto da Ivo Chiesa, si fece sempre più intenso, finché nel 2000, insieme a Carlo Repetti, ne prenderà la direzione. Di capitale importanza per la crescita del suo teatro, furono le collaborazioni con alcuni dei più importanti registi europei, fra i quali Peter Stein, Matthias Langhoff e, soprattutto, Benno Besson, che fu suo Maestro e amico. 
Fra gli attori da lui diretti nel corso della lunga carriera ricordiamo Lina Volonghi, Alberto Lionello, Mariangela Melato, Gabriele Lavia, Franco Branciaroli, Vittorio Franceschi ed Eros Pagni.  

Tra gli spettacoli più amati ricordiamo “La resistibile ascesa di Arturo Ui” di Bertolt Brecht, “Fedra” di Racine, “Un mese in campagna” di Turgenev, “Un nemico del popolo” e “Morte di un commesso viaggiatore” di Arthur Miller
(Premio Olimpico per il Teatro alla regia), “Svet” di Tolstoj, “Re Lear” di Shakespeare, “Il Sindaco del Rione Sanità” di Eduardo De Filippo, “Il gabbiano” di Cechov e, in ultimo, i due spettacoli dedicati ad Amleto realizzati nel 2019 con i giovani attori della Scuola di Recitazione, “La favola del principe Amleto” e “Rosencrantz e Guildenstern sono morti”. 
Tra i tanti riconoscimenti ricevuti anche il Premio Maschere del Teatro alla carriera nel 2019. È stato proprio grazie a Sciaccaluga che Massimo Mesciulam, storico attore, regista e pedagogo presso il Teatro Nazionale di Genova, si avvicinò al mondo del teatro: “Marco mi ha sobillato, spingendomi a intraprendere un seminario di recitazione. Così feci un’audizione con la Scuola dell’allora Teatro Stabile e da lì è incominciata, senza che avessi nessun progetto, la mia carriera di attore e poi di regista e insegnante della Scuola”. “Subito ci fu una comunanza e un travaso di immaginario. Abbiamo consumato insieme amicizia e lavoro”, ricorda l’amico.

“Una persona di enorme generosità, disponibilità e fantasia. Mi mancherà molto. È per me un fratello. Il suo mondo immaginario nell’osservare sia l’arte sia l’umanità è dentro di me. Sentirò la sua nostalgia eppure quello che mi ha lasciato resterà sempre dentro di me”.

Per Sciaccaluga il teatro era “un luogo dove la specie umana viene testimoniata. Un luogo dove si può raccontare, in maniera realistica o meno, la storia degli esseri umani”. 

Vita e teatro intraprendono quindi un vero rapporto osmotico: “Marco osservava l’umanità e la vita con la stessa curiosità e inventiva con il quale guardava il teatro. C’era un travaso continuo tra vita e rappresentazione”
“Fino all’ultimo tutto il suo impegno era volto al teatro e agli allievi della Scuola. Anche nella malattia continuava la freschezza del suo insegnamento”, ricorda ancora Mesciulam.

Oggi quel Teatro che tante volte lo ha accolto e al quale tanto lui ha donato, si vestirà di un minuto in silenzio. Un applauso prima che cada il sipario, anche se, come un uomo di teatro sa, è solo l’inizio di una nuova e mai definitiva interpretazione. 

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