26 Marzo 2026
Un nuovo progetto sull'educazione gender fluid è in arrivo fin dalle scuole elementari. Il progetto lgbtq avrebbe l'obiettivo di intervenire precocemente sugli stereotipi di genere, arrivando a “demolire i generi ed esplorare la mascolinità da una prospettiva femminista”. Dura la reazione di Pro Vita & Famiglia, che parla apertamente di bambini usati come “cavie da laboratorio” e denuncia un’operazione ideologica nelle scuole.
L’obiettivo dichiarato è chiaro: l’idea di “maschio” va demolita e per farlo bisogna agire fin dalle scuole elementari, attraverso strumenti pensati per “demolire tutti quei luoghi comuni che ben si radicano già durante la scuola primaria”. Su questa impostazione si fonda il progetto legato al volume “Storie spaziali per Maschi del Futuro - Scuola Edition”, presentato lo scorso 30 gennaio alla Camera dei deputati su iniziativa di Stefania Ascari del Movimento 5 Stelle.
A illustrare il senso dell’iniziativa è stata Francesca Panigutto di Fondazione Libellula, che ha spiegato: “Con Storie Spaziali per Maschi del Futuro – Scuola Edition portiamo nelle scuole il primo grande progetto italiano dedicato alla decostruzione degli stereotipi di genere nella scuola primaria”. Un intervento che, nelle intenzioni dei promotori, mira a “intervenire sui più piccoli per fare veramente prevenzione, prima che gli stereotipi si trasformino in disuguaglianze e, nei casi più estremi, in violenza”.
Ma è proprio questo approccio a suscitare forti critiche. Pro Vita & Famiglia parla senza mezzi termini di un’iniziativa inaccettabile: “È uno scandalo senza precedenti che un progetto sugli stereotipi di genere, organizzato da un’attivista dichiaratamente Lgbt, venga proposto nelle scuole primarie, quindi per bambini a partire dai 6 anni, di tutta Italia, con l’obiettivo di coinvolgere oltre 12.500 bambini e che sia addirittura anche accreditato presso la piattaforma S.O.F.I.A. del Ministero dell’Istruzione”. L’associazione denuncia inoltre “un’operazione di colonizzazione ideologica e culturale che colpisce i bambini già nella prima infanzia con la solita scusa della giusta educazione al rispetto e al contrasto alla violenza contro le donne”.
Nel mirino finisce anche l’autrice del progetto, Francesca Cavallo, ideatrice dell’iniziativa su larga scala che punta a coinvolgere 250 classi entro il 2026, raggiungendo 12.500 bambini, 5.000 insegnanti e oltre 50.000 persone della comunità educante. Secondo quanto riportato dall’associazione, l’autrice “si autodefinisce ‘donna queer, lesbica e attivista Lgbtqia+’”.
Ancora più duro l’intervento del portavoce Jacopo Coghe: “Non si tratta di un progetto culturale innocuo - denuncia Jacopo Coghe, portavoce di Pro Vita & Famiglia - perché parla esplicitamente di ‘esplorare la mascolinità da una prospettiva femminista’, di ‘patriarcato’ e di una ‘nuova educazione per i ragazzi’. In altre parole, un cocktail ideologico che usa le aule scolastiche come laboratorio, i bambini come cavie di un esperimento sociale e il corpo docente come soggetto da ‘osservare’ e ‘trasformare’. È quindi urgente un intervento diretto del Ministero dell’Istruzione per bloccare questo progetto e fare luce sui suoi contenuti”.
Infine, l’appello si sposta sul piano legislativo: “È altrettanto urgente - aggiunge Coghe - che il Senato discuta e approvi il DDL Valditara sul consenso informato obbligatorio dei genitori in caso di progetti extracurriculari sulla sessualità e l’affettività, la cui ripresa in Parlamento è prevista per metà aprile. Ricordiamo inoltre che proprio il DDL esclude e vieta l’educazione sessuale e affettiva nelle scuole primarie e dell’infanzia. Con la legge già in vigore, quindi, non sarebbe stato possibile far entrare indisturbato un progetto come questo per bambini dai 6 agli 11 anni”.
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