Genova, contrabbando di sigarette dall’estero, maxi operazione della procura europea con cinque arresti e 2,5 milioni sequestrati
Indagine nata dalle verifiche sulle movimentazioni dei container in transito nel porto della Lanterna. Sequestrate oltre quaranta tonnellate di tabacchi lavorati
Cinque arresti e due milioni e mezzo di euro sequestrati. E’ il bilancio della maxi operazione della Dia, della guardia di finanza e dell’agenzia delle dogane di Genova, coordinata dalla Procura Europea Eppo di Torino, nei confronti di un’associazione transnazionale attiva nel contrabbando dei tabacchi lavorati esteri. L’intervento è stato supportato anche dal servizio cooperazione internazionale di Polizia, Europol e dalla rete operativa antimafia internazionale @On. L’operazione, denominata Borotalco, nasce dall’analisi delle movimentazioni dei container in arrivo nel porto di Genova effettuato dalla Direzione Investigativa Antimafia e sviluppatasi per oltre un anno in collaborazione tra Dia, Gdf e Adm. Il monitoraggio ha consentito di appurare l’esistenza di un’organizzazione transnazionale, con base operativa nel Regno Unito e collegamenti in Europa, Asia ed Africa, diretta da soggetti riconducibili alla mafia curda, esponenti del gruppo criminale noto come “Bombacilar” o “Hackney Bombers”.
Le indagini hanno evidenziato come l’organizzazione abbia ampia proiezione transnazionale:
avvalendosi della collaborazione di sodali o di terzi operativi sia nel territorio europeo (Italia, Francia, Olanda, Regno Unito, Polonia, Georgia e Svizzera) che in Paesi extracomunitari (Turchia, Armenia, Kenya, Emirati Arabi Uniti); adottando stabilmente diverse rotte di navigazione per eludere i controlli doganali;
impiegando complici con ottime conoscenze di pratiche doganali per agevolare la partenza e/o lo scalo dei container con i carichi illeciti; acquistando direttamente il tabacco lavorato presso le fabbriche produttrici di T.L.E. in Armenia, Dubai (UAE) e Spagna; trasferendo i proventi dell’attività illecita attraverso criptovalute al fine di dissimularne l’origine ed eludere eventuali sequestri. Nel corso del monitoraggio nel porto di Genova e in altri scali europei, sono state sequestrate circa 32 tonnellate di di tabacchi esteri lavorati, stimando un omesso pagamento dei diritti di confine, per un importo complessivo pari ad oltre 8 milioni di euro. E’ stata, inoltre, documentata l’importazione illegale di ulteriori 8.900 kg di tabacchi nel luglio 2024, con un’omissione complessiva del versamento di dazi, accise ed iva pari ad oltre 2.300.000 euro.
Su richiesta della procura europea il gip di Genova ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di sei persone accusate di associazione per delinquere finalizzata al contrabbando internazionale di tabacchi lavorati esteri, introduzione nel territorio dello Stato di ingenti quantitativi di tabacchi lavorati esteri. e falso ideologico e un decreto di sequestro di beni per un valore di circa 2,5 milioni di euro, corrispondenti alle imposte evase ed al profitto del reato.
Sono in corso approfondimenti su ulteriori nove spedizioni, transitate dallo scalo ligure tra i mesi di ottobre 2023 e luglio 2024. L’associazione sfruttava in Liguria una società che, allo scopo di non destare sospetti nell’espletamento delle operazioni doganali, era indicata quale notify delle spedizioni (cd. parte terza alla quale comunicare l’arrivo della merce, oltre al destinatario indicato nella lettera di vettura) e che metteva a disposizione il proprio spazio aziendale, in provincia di Alessandria, per lo scarico della merce di contrabbando, lo stoccaggio ed il ricarico per ulteriori destinazioni, nonché per la detenzione del materiale di copertura, con cui occultare i carichi illeciti, e per la riapposizione dei sigilli contraffatti. Il sistema collaudato prevedeva la collaborazione di un esperto informatico, di origine campana, che garantiva l’elaborazione, la creazione e la gestione di siti internet ed indirizzi mail fittizi per dissimulare i destinatari nella documentazione doganale delle spedizioni e una rete di comunicazioni informatiche dedicate, attraverso chat crittografate su signal, telegram e threema per agevolare i contatti tra gli indagati.
Dei cinque arrestati, due sono polacchi, uno inglese e due sono italiani. Questi ultimi sono stati arrestati a Genova e sono stati portati nel carcere di Marassi. L’uomo arrestato in Inghilterra appartiene a una famiglia che secondo gli investigatori è legata alla mafia curda.