Omicidio Valentina Sarto, l'amante Moris Panza: "Il marito la minacciava e la insultava, voleva andarsene e denunciarlo"

Secondo Panza, negli ultimi mesi ci sarebbero state anche aggressioni fisiche: “La prima volta che mi è arrivata con i segni sul collo le ho detto di non tornare più a casa"

Ennesimo femminicidio a Bergamo: in via Pescaria, la 41enne Valentina Sarto, barista, è stata uccisa dal marito Vincenzo Dongellini, 49 anni. La donna aveva da poco intrapreso una relazione extraconiugale con Moris Panza, residente ad Almenno San Bartolomeo, che avrebbe più volte cercato di convincerla a denunciare il coniuge.

Panza, intervistato dal Corriere, ha raccontato che Valentina si “era innamorata” di lui e che tra loro era nata una relazione. L’ha descritta come “una bravissima ragazza”, convinta però di riuscire a gestire la situazione con il marito. Tuttavia Dongellini, accecato dalla gelosia, avrebbe ucciso la moglie dopo dieci anni di relazione e a meno di un anno dal matrimonio, celebrato lo scorso maggio.

Omicidio Valentina Sarto, l'amante Moris Panza: "Il marito la minacciava e la insultava, voleva andarsene e denunciarlo"

Il rapporto tra la coppia si sarebbe incrinato negli ultimi mesi. Valentina, lavorando in un bar vicino allo stadio, aveva conosciuto Panza, tifoso dell’Atalanta, con cui aveva iniziato a frequentarsi. L’uomo era consapevole delle tensioni tra la donna e il marito: “Ho qui i messaggi vocali che mi mandava. Le avevo detto di registrare tutto quando lui si arrabbiava e lei poi me li mandava. Ci sono anche i messaggi di minacce che lui le ha mandato negli ultimi tre mesi”.

La relazione tra i due era iniziata a febbraio: “Abbiamo cominciato ad avere una storia agli inizi di febbraio. Lui lo sapeva, lei gli aveva detto che si era innamorata di un altro uomo. E del resto passavamo molto tempo insieme, a volte dormiva da me”.

Secondo l'amante, Valentina avrebbe voluto chiudere il matrimonio, ma non era ancora riuscita a farlo: “Lei non andava via da casa perché lui la minacciava”. L’uomo ha descritto Dongellini come “gelosissimo” e ha parlato di episodi di forte tensione, nati anche per motivi banali: “Era cominciata con una discussione molto pesante sul fatto che lei voleva iscriversi in palestra – ha rivelato Panza -. Lui prima aveva detto che non c’erano problemi, ma poi si era scatenato con insulti pesanti”.

Negli ultimi mesi ci sarebbero state anche aggressioni fisiche: “La prima volta che mi è arrivata con i segni sul collo le ho detto di non tornare più a casa. Le ho ripetuto mille volte di venire a stare da me o almeno dalla sua amica di Seriate“.

Panza avrebbe anche cercato di accompagnarla verso una denuncia: “Sabato mattina – ha riferito – siamo andati dai carabinieri di Almenno a chiedere informazioni, mi hanno spiegato che io non potevo sporgere la denuncia e che lei lo avrebbe dovuto fare a Bergamo. Valentina ha risposto: aspetto una settimana poi vediamo, se va avanti così esco di casa e lo denuncio“.

Fino a pochi giorni prima, però, la situazione non sembrava degenerare: “L’ultima volta – ha continuato Panza – l’ho vista mercoledì sera ed era tranquilla, non aveva paura. Le avevo consigliato di parlare con la psichiatra del marito ma se n’era dimenticata e mi ha detto che l’avrebbe fatto ieri”. Poi l’ultimo tentativo: “Sapevo che in casa c’era un rapporto molto teso e le ho scritto di andare dalla sua amica a Seriate, ma non ha voluto ascoltarmi ed è finita così”.

I vicini di casa raccontano di non aver mai percepito segnali evidenti di quanto accadeva nell’appartamento. La coppia viveva lì da circa due anni, in affitto, senza attirare particolari attenzioni. Solo un residente di una casa di fronte ha riferito di aver sentito delle urla provenire dalla palazzina intorno alle 4 del mattino di martedì.