Pedofilia dilagante e tentati rapimenti dei più piccoli non sono fenomeni slegati anche se nessuno ci bada

la pedofilia è diventata moda di consumo e status sociale. Ha tanti volti, tutti orripilanti.

Quello del giornalista e manager presunto coinvolto in orride storie di pedofilia insieme alla compagna, di cui si sa già tutto perché le tutele con la Rete non funzionano, non è un caso isolato e non è un caso sorprendente: a prescindere dalle accuse, che paiono indiscutibili ma restano da certificare in giudizio, dimostra più una tendenza che una aberrazione, come una normalizzazione del male supremo cui Cristo stesso non lascia scampo, “Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare”. Raramente Cristo si esprime in modo così definitivo, così spaventoso per un peccatore ma il suo monito, terribile, non sembra più spaventare nessuno, la pedofilia è diventata moda di consumo e status sociale. Ha tanti volti, tutti orripilanti: quello del pedofinanziere Epstein che se li faceva recapitare nelle sue “isole della gioia”, ad abuso e consumo cannibale dei filantropi che vogliono cambiare il mondo, come quello degli sfruttamenti abissali nelle cave, nelle miniere, come quello dei figli esibiti come pupazzi stravolti dalle star dello spettacolo zombie, bambini costretti a “cambiare sesso”, bombardati di ormoni cancerogeni, agghindati in mises umilianti, improbabili. Questi bambini e adolescenti figli di divi del cinema, della musica hanno lo sguardo opaco e rassegnato di chi ha rinunciato a vivere mentre le genitrici, i genitori li portano al guinzaglio.

La pedofilia è un business e viene continuamente alimentato dall'informazione complice e criminale: un mascalzone in fama di filosofo, tale Sam Harris, chiede serissimo: “Che male c'è a cibarsi di bambini che nessuno vuole?”. Un astro nascente dei dem americani, certo Tallarico, a domanda su cosa egli ami particolarmente risponde: i bambini transgender, e già la faccia rende superflua ogni precisazione. Un altro, un uomo conciato da donna, un deputato americano, sostiene la necessità di abituare i bambini più piccoli alla pornografia “per allevarli al sesso consapevole”, alla pedofilia. I dirigenti della Planned Parenthood sono stati sorpresi mentre si esaltavano al mercato di pezzi di bambini abortiti, "Voglio una Lamborghini!", il che spiega la propensione pubblicitaria all'aborto. “Performer in fama di pedofili e cannibali, assidui alla corte di Epstein, riscuotono ammirazione, si fa a gara per “selfarsi” in un tripudio di servilismo che andrebbe spiegato. Se mostri scandalo per lo scandalo della pedofilia ti ridono dietro, ti compatiscono.

Naturalmente il consumo necessita non solo di pubblicità ma anche di mercato, di approvvigionamento e qui si torna all'inizio: il presunto pedogiornalista (ma quanti ce ne sono nell'ambiente? Quanti nomi italiani negli Epstein files che ancora non escono?) è sospettato di far parte, di nutrire un giro più esteso. Quanto esteso? Ramificato per dove, fino a dove? A chi consuma le notizie come puntate di reality non possono arrivare i dettagli della cronaca e peggiore cronaca, ma a chi sta dall'altra parte tocca registrare l'incremento dell'orrore, l'esplosione di tentati rapimenti dei più piccoli, quasi sempre ad opera di balordi extracomunitari o rom. Lo scorso 8 marzo un iracheno cerca di sottrarre un bambino alla madre in un parcheggio di un centro commerciale di Latina. Il 17 febbraio un ghanese 45enne, dato per ubriaco, cerca di rubare il figlio di 5 anni alla madre sempre davanti a un supermercato. E ugualmente nei pressi di un supermercato, tre giorni prima, un romeno senza fissa dimora di 47 anni prova a strappare a una madre la figlia di 18 mesi; arrestato, invoca, ovviamente, la perizia psichiatrica. A Latina una infermiera sedava il figlio per violentarlo e poi inviava le voto delle sevizie al suo amante e alla di lui moglie. A Trieste una sudamericana aggredisce una madre per portarle via la bambina di 2 anni, la arrestano e anche per lei subito scatta la presunzione del disagio psichico. Altri casi a Scandicci, dove rischia una di 5 anni, a Roma, dove una balorda cerca di portarne via addirittura due in un colpo solo, due gemelle di 3 anni, fingendosi la madre, a Vinci, su una bambina, eccetera. Regolarmente ad opera di clandestini.

Tentativi tutti evidentemente falliti se siamo qui a parlarne, ma quanti invece riescono nel silenzio dell'ignoto? E dove vanno a finire tutti questi rapiti, che sono un esercito di migliaia ogni anno? (E neppure contempliamo, naturalmente su un piano diverso, i trentacinquemila minori sottratti ogni anno alle famiglie, una cifra spaventosa, perfino irreale: davvero i figli “non appartengono alle famiglie ma allo Stato”? Davvero basta cambiare il nome ai reclusori che li inghiottono, “casa protetta” anziché orfanotrofio, e tutto va a posto? Ma se solo in Italia ogni anno scoprono trentacinquemila nuclei familiari, coppie genitoriali di criminali o squilibrati, allora è la fine della società organizzata, è il delirio che ha preso il sopravvento: come non porsi, allora, un problema a livello generale? Ma il delirio sta troppo spesso nella mente di chi li sottrae alle famiglie coi pretesti più insopportabili, per normalizzarli coi feticci dei vaccini, dei telefonini, dei reality televisivi, della omogeneizzazione nel consumismo tossico e stordente. Mentre le stesse istituzioni non trovano alcuna prudenza nell'affidare figli a coppie omogenitoriali che non sempre garantiscono i presupposti di una educazione illuminata, diciamocela così).

Figli ordinati, allevati in feti in leasing, scelti al postal market dell'infanzia, pagati, ritirati. Figli di nessuno, smistati negl'inferni degli ultraricchi e ultrapotenti, “che c'è di male a mangiarli, a smembrarli?”. Figli rapiti, spariti per sempre o almeno tentati: dove finiscono? E non è più strano, non è più un crimine, un abominio, fateci caso, la diffusione della pedofilia è ovunque, cresce nello spettacolo, nella moda, nella cosiddetta arte, nell'informazione possibilista, la stessa Chiesa non ne parla, ha rinunciato ad opporsi, forse per pudore della sua stessa coda di paglia. Non bastano più le macine.