Referendum: voto “sì”, ma vorrei votare “no”, però voterò “sì” contro me stesso

Arzigogolati ragionamenti contraddittori di un italiano culturalmente di sinistra che deve votare in coscienza e non di pancia

Il voto è qualcosa di fantastico. L’espressione del cittadino attraverso quella matitina consumata può fare seriamente la differenza, diciamolo senza vergogna.

Il referendum, uno strumento sempre più desueto nella sua logica, ha comunque e pur sempre la sua porca ragion d’essere. Basta un cittadino per fare la differenza, ed è questo quello che mi piace.

Il referendum sulla riforma della magistratura è poi qualcosa a cui tengo particolarmente, perché della separazione delle carriere noi socialisti (craxiani) ne parliamo dalla notte dei tempi.

Sì, perché questa proposta di riforma non è di destra, ma di sinistra, la sinistra che fu la più sana e concreta del nostro Paese. E chissene se poi la porta alla ribalta una che non vale un’unghia del fu Segretario del Partito Socialista Italiano: quel che conta è farla.

Però, c’è sempre un però, devo essere sincero: voto “sì” con il cuore in lacrime. Sapete perché? Perché il mio parere favorevole, come quello di tanti, sarà giudicato come un voto politico su Giorgia, cosa che non è.

Sono giorni che mi interrogo proprio su questo. Votare “sì”, volenti o nolenti, sarà giudicato come un sostegno a questo governicchio di incapaci, il che mi turba non poco.

Pensare che tutti i “sì” espressi saranno una promozione per gente come Tajani, Salvini, La Russa e Lollobrigida, sono sincero con voi, mi turba.

Però, che devo fare? Un’altra occasione come questa difficilmente si ripresenterà a breve, inutile prendersi in giro. Allora?

Allora mi tappo il naso e voto “sì” secondo coscienza, sperando che comunque avvenga qualcosa che rimandi questa gente a casa, nella speranza che la Schlein segua la Meloni e arrivi un leader decente in grado di rappresentare la socialdemocrazia italiana.