19 Marzo 2026
Il 19 marzo si festeggia San Giuseppe, la festa del papà.
A parte gli aspetti devozionali legati al culto del Santo e della sua laboriosa figura, sul fronte laico la ricorrenza merita di essere ricordata soprattutto per i bignè e gli altri dolci che le pasticcerie sono solite preparare in questo periodo.
Altre suggestioni, la festa del papà non sembra offrirle. Almeno, da alcuni decenni a questa parte.
Attaccata sin dagli albori dei fremiti sessantottini, la figura del padre – in quanto emblema di “figura autoritaria domestica” e, in quanto tale, portatrice di un insopportabile potere coercitivo - è andata via via subendo attacchi sempre più invasivi e destrutturanti. Con esiti paradossali: il “padre” ha continuato – e continua - ad essere additato come l’emblema di una società familiare e domestica intrinsecamente connaturata da un potere maschile asseritamente senza limiti: e questo, pur a fronte di un tessuto normativo e sociale che è andato sempre più affrancandosi da una concezione (quella sì) insopportabilmente patriarcale e autoritaria della vita. Con l’importante riforma del 1975, il diritto di famiglia veniva finalmente modernizzato abbracciando i valori costituzionali e abbandonando la visione della famiglia - scolpita nel codice civile del 1942 - totalmente centrata sugli indirizzi di vita familiare imposti dal padre. Con il passare del tempo, la donna ha acquisito una sempre più consapevole emancipazione anche economica e – al contempo – un ruolo paritario all’interno della famiglia. La possibilità di recedere il vincolo coniugale tramite il divorzio, unitamente all’emancipazione economica femminile, ha ridotto alla marginalità quei casi in cui si è costrette a restare in un “matrimonio violento” per l’impossibilità di avere altre prospettive. I figli, dal canto loro, hanno sempre più guardato alla figura paterna con un senso di sufficienza, ed i padri – da parte loro – hanno coltivato i presupposti perché questo avvenisse. Nei tribunali, il padre separato riesce a mantenere un buon rapporto con i figli solo l’ex moglie è, per propria indole, collaborativa e responsabile nell’ottica del supremo interesse dei minori: in caso contrario, il padre ne esce con una insuperabile sconfitta genitoriale. Tutto quanto sopra è sotto gli occhi di tutti. Ma questa palmare evidenza non ci evita di assistere ad un interminabile e malmostoso dibattito quotidiano che ritiene la società odierna inficiata da un modello asseritamente “patriarcale” di famiglia. Con un “padre padrone” non lontano dalla figura tratteggiata magistralmente dai fratelli Taviani in un memorabile film degli anni settanta.
Quindi, a meno che non si sia un anatomopatologo forense – desideroso di dissossare il “padre” per determinarne l’esatta data del decesso - consoliamoci con un bel vassoio di bignè.
Di Mario Esposto
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