Trafficavano droga dalla Spagna all'Italia per rifornire i locali della movida, chiesti 130 anni di carcere per la banda dei narcos

La Direzione distrettuale antimafia di Genova ha coordinato le indagini dei carabinieri di Massa e della Dia di Firenze. Alla sbarra 18 persone, ma i corrieri sono latitanti

Ha chiesto condanne per 130 anni di carcere il pubblico ministero Federico Manotti, procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo di Genova, al processo che vede alla sbarra una gang di narcotrafficanti che importava cocaina per la movida della Toscana, in particolare quella della Versilia. Gli imputati sono diciotto. Ecco le richieste che il pm ha fatto al gup del Tribunale di Genova Martina Tosetti (il processo si svolge con il rito abbreviato) al termine della sua requisitoria: Davide Del Becaro 16 anni; Iacopo Gatti 18 anni; Andrea Gibiino 10 anni; Luca De Giorgio 8 anni; Ciro Tarantino 3 anni; Andreea Elena Ciolac 8 anni; Luca Salini 8 anni e 8 mesi; Yuri Maggi 8 anni; Marta Grazzini 7 anni; Alex Quartieri 8 anni; Massimo Giansoldati 7 anni; Lorenzo Bruschi 7 anni e 4 mesi; Stefano Tronci 8 anni; Francesco Folini 8 anni; Michele Caruso 2 anni; Laura Lucchetti 3 anni. I due corrieri - Alberto Bellido Rodriguez e Francisco Javier Ortega Rodriguez, entrambi di nazionalità spagnola - sono irreperibili e quindi la loro posizione è stata stralciata per consentire agli investigatori (svolte dai carabinieri di Massa e dalla Dia di Firenze) di continuare le ricerche. In due hanno invece chiesto di patteggiare: Matteo Carabetta e Silvia Salvini. La gup ha rinviato l’udienza al 20 marzo, quando ci saranno le arringhe delle difese.

Secondo l’accusa, i narcos avevano messo in piedi un traffico di droga dalla Spagna all'Italia. Lo stupefacente - marijuana e hashish - veniva poi venduto nelle piazze di Massa Carrara, La Spezia, Viareggio e Milano. La droga veniva trasportata con auto e camion e poi custodita in una cantina a Massa, in due autorimesse a Camaiore, in un appartamento con cantina a Cinquale di Montignoso, in un immobile a Seravezza e in un box a Sarzana. Per comunicare tra loro i membri dell'associazione usavano anche sistemi di messaggistica criptati sulla piattaforma Sky Ecc. L'indagine dei carabinieri di Massa e della Direzione investigativa antimafia di Firenze, e coordinata dalla Dda genovese, aveva portato all'arresto di 13 persone mentre per quattro era scattato l'obbligo di firma e di dimora. Secondo Manotti l'associazione avrebbe avuto a disposizione anche armi.