06 Marzo 2026
Mario Ruoso
Il patron di Telepordenone Mario Ruoso è stato ucciso a più riprese dal suo storico collaboratore, Loriano Bedin, alle dipendenze della vittima dai primi anni Ottanta, fino al 2024. “Sono stato io”, ha confessato. “Ero esasperato. Ho avuto un momento di pazzia”. Gli investigatori stanno approfondendo l’ipotesi di omicidio per ragioni economiche.
“Ero esasperato. Ho avuto un momento di pazzia”. È così che Loriano Bedin, 67 anni, ha confessato di aver ucciso a colpi di spranga Mario Ruoso, imprenditore di 87 anni e patron di Telepordenone. Il cadavere di Ruoso è stato ritrovato mercoledì sera dal nipote Alessandro all’interno dell'abitazione dell’uomo, situata al settimo piano del condominio Brentella in via del Porto a Porcia. Da ieri, giovedì 5 marzo, Bedin si trova in stato di fermo presso la Questura di Pordenone poiché indiziato di omicidio aggravato dalla premeditazione e dalla minorata difesa della vittima in relazione all’età. Avrebbe ammesso spontaneamente le proprie responsabilità di fronte agli agenti e confessato di aver commesso l’omicidio.
Bedin era stato assunto dall’emittente televisiva nei primi anni Ottanta e ci aveva lavorato fino a due anni fa, quando Telepordenone aveva cessato le trasmissioni e ceduto le frequenze. Nonostante la chiusura dell’attività, i rapporti tra i due sarebbero tuttavia rimasti frequenti; secondo quanto emerso dalle indagini, Bedin era infatti diventato una sorta di “tuttofare” che svolgeva sia piccoli che grandi incarichi per l’imprenditore. L’interrogatorio, avvenuto in presenza del legale del reo confesso, è terminato con lo scatto del fermo e l’accusa di omicidio, per il quale si ipotizza un movente di tipo economico.
“Non posso darmi una spiegazione rispetto a quanto accaduto”, afferma il nipote della vittima, Alessandro Ruoso. “Solo un momento di pazzia potrebbe spiegare l'accaduto - ha aggiunto -: questa persona era considerata di famiglia, lo conosciamo tutti da sempre, lo zio lo ha assecondato e supportato in tutto”. “Sono stato proprio a trovare il suo corpo ieri” ha concluso poi, confermando la “mattanza” descritta dagli investigatori: “Mario era steso a terra in un lago di sangue”.
Secondo le ricostruzioni effettuate dagli investigatori, l’assassino di Ruoso avrebbe infierito sul suo corpo, e in particolare sulla sua testa, a colpi di spranga, dopo che la vittima, a seguito di un primo colpo, era già caduta per terra battendo il capo contro lo spigolo di un mobiletto dell’abitazione. Subito dopo il delitto, il killer avrebbe cercato di cancellare le sue tracce lanciando l’arma del delitto fuori dalla finestra per poi recuperarla e gettarla nel vicino canale Brentella, dove è stata recuperata dai vigili del fuoco in un secondo momento. Il 67enne si sarebbe successivamente allontanato a piedi per raggiungere la sua auto, lasciata strategicamente a qualche isolato di distanza, dove aveva lasciato dei vestiti puliti indossati per poi gettare quelli insanguinati nel torrente Meduna lungo la strada verso casa.
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