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Genova, morta a 32 anni dopo il vaccino anti Covid-19 Astrazeneca, la giudice non archivia il caso e ordina nuove indagini

Per il gup Angela Nutini occorre indagare sull'organizzazione della campagna vaccinale e anche capire se il consenso della paziente fosse realmente informato

01 Marzo 2026

Genova, morta a 32 anni dopo il vaccino anti Covid-19  Astrazeneca, la giudice non archivia il caso e ordina nuove indagini

La gip Angela Nutini ha respinto la richiesta di archiviazione della Procura e ordinato ulteriori 5 mesi di indagini per la morte di Francesca Tuscano, l’insegnante di sostegno genovese morta nell’aprile del 2021 dopo essersi vaccinata con il vaccino Astrazeneca. Per la giudice “risultano condivisibili le considerazioni svolte nell’opposizione alla richiesta di archiviazione in merito all’oggetto delle indagini, non necessariamente da indirizzare esclusivamente all’operato del personale medico-sanitario direttamente intervenuto nella vicenda in esame, dovendosi invece verificare anche l’esistenza di eventuali responsabilità imputabili ai soggetti a vario titolo coinvolti nella catena organizzativa che conduceva, nel periodo pandemico, alla scelta di somministrare vaccinazioni Astrazeneca, in particolare anche alla fascia della popolazione più giovane”. Per la gip che cita anche le registrazioni video delle riunioni del Cts dove erano emersi alcuni dubbi sull’utilizzo di quel vaccino “è necessario accertare se le perplessità di alcuni componenti del Comitato tecnico-scientifico fossero o meno sopravvenute a seguito di tali decessi o se già precedentemente vi fossero dubbi o se dovessero esservi, alla luce dei dati già forniti dall’Oms.

A giugno dello stesso anno era morta, sempre per una trombosi cerebrale esattamente come Tuscano, la 18enne Camilla Canepa, vaccinata sempre con Astranezenca a Sestri Levante durante un open day. Nel caso della 18enne la lunga inchiesta aveva portato al proscioglimento dei 5 medici indagati dell’ospedale di Lavagna. Nel caso di Tuscano invece l’inchiesta era sempre rimasta contro ignoti. Per la gip “un ulteriore aspetto da valutare sembra essere il tipo di informativa
generalmente fornita alla popolazione all’atto di sottoporsi alla vaccinazione e di quella, in particolare, fornita a Tuscano, perché pur in presenza di “volontarietà” del “consenso” e di mere “raccomandazioni” alle vaccinazioni, sembra che un’informativa che, come quella in oggetto potesse non essere adeguata ad esprimere un consenso realmente informato”, circa i rischi di vaccinazione per la popolazione più giovane.

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