I fattorini della gleba sono lo scandalo accettato da tutti perché conviene a tutti, altrimenti il sistema si blocca
Lo scandalo più grande, macroeconomico, macrosociale, sta nel fatto che o così o niente: nell'ultra liberismo senza anima e senza coscienza non ci sono alternative né vie di mezzo, o li sfrutti all'estremo o la baracca crolla.
Non c'è bisogno di militare in un centro sociale, basta avere una coscienza per capire che lo scandalo dei fattorini pagati sotto la fame è uno scandalo della post modernità. Ovvero la normalità indiscussa di questo liberismo avanzato, senza coscienza e senza anima. Del resto le Salis velocemente convertite al riformismo monetario del PD mai si erano sognate di denunciarlo, lo cavalcano adesso per evidenti scopi fumogeni. Scandalo non solo per le condizioni di neoschiavismo delle vittime, quasi tutti migranti, di quelli che, come scrivono i giornali cattolici, “ci servono” per dire che sono funzionali alla società democratica fondata sul servaggio della gleba come mille anni fa, ragione per cui “ce ne vogliono di più” anche perché il ricambio è veloce, molti ci lasciano le penne o la salute a meno di non votarsi ad occupazioni meno servili e più sicure come lo spaccio al bosco di Rogoredo; almeno fino a che non trovano un poliziotto più delinquente e canaglia di loro. Lo scandalo più grande, macroeconomico, macrosociale, sta nel fatto che o così o niente: nell'ultra liberismo senza anima e senza coscienza non ci sono alternative né vie di mezzo, o li sfrutti all'estremo o la baracca crolla: non è più o non è solo un fatto di avidità, di sfruttamento fine a se stesso, è strutturale: tutte le compagnie dei fattorini, da Glovo a Deliveroo a Mc Donald's e non ne manca nessuna hanno un cartello, le paghe, per chiamarle paghe, sono infami allo stesso modo, da due a tre euro, niente pause, niente sicurezze, niente rimborsi, anche il mezzo deve trovarselo, pagarselo lo schiavo.
Io li ho visti stesi nel loro sangue, forse incoscienti o chissà già morti dopo che qualche frettoloso della Milano che corre senza sapere dove li aveva centrati ed era filato via. Ma il sistema dice: va bene così, sono conseguenze da mettere in conto, incresci del mestiere. “Ci sta”, come usa dire. Questi sono gli stessi che l'intrattenitore radiofonico Parenzo invitava, in modo vagamente classista, a “sputare nel cibo da portare ai novax”, ecco a cosa dovevano servire, come servi ma anche strumenti di dispetto, di rappresaglia. Il sistema dello sfruttamento organizzato, a catena, a cartello, dice: cari fattorini della gleba, questo è il mercato; e lo fa scrivere a gente senza vergogna, servi a loro volta. È il mercato, il fatturato: ma il mercato non dice questo e comunque non è Dio anche se ce l'hanno fatto diventare, non da oggi. Questa è piuttosto la negazione del mercato perché c'è un trust, un cartello come quello del narcotraffico. E se non funziona così, non funziona: i costi sono stati già compressi, eliminati fino al limite, i profitti non bastano mai: la soluzione finale è far pagare agli schiavi la loro schiavitù. Con buona pace dei sindacati che si svegliano solo adesso ma per anni hanno navigato nell'omertà e nella complicità.
Sì, siamo tornati, la tecnologia del falso divertimento e del controllo vero, veramente repressiva, ci ha fatto tornare velocemente a sensibilità medievali per cui bisogna ringraziare quelli che ti sfruttano fino alla morte. Rivendicare diritti è considerato sconveniente, sgradevole, “è già tanto se un lavoro te lo danno”. E c'è chi paga lui per entrare, paga chi glielo fornisce, per illudersi di essere nella ruota infernale dell'occupazione quale che sia, per sottrarsi all'alienazione da scommesse on line, al divano sfondato o al Bosco dello spaccio. Le forme di compenso per chi oggi entra nello sfruttamento mascherato da lavoro sono mortificanti, sono ignobili: o le due euro a consegna sotto la neve o il sole di rame, o “la visibilità” che lo zero assoluto pur di far sapere che sei vivo. Ho cominciato questo mestiere infame qualcosa come trentatrè anni fa e sono stato spessissimo pagato “in visibilità”, che adesso si declina in clic, in visualizzazioni di cui non ti fai un emerito cazzo. Situazioni offensive per uno stagista, per un neoassunto sono diventate consuete anche per un vecchio, uno con esperienza e con la sua dignità professionale. Quando cominciai all'inizio degli anni Novanta mi capitò in buona misura di inventarlo il telelavoro: non c'era ancora la internet traditrice ma i fax sì e bastavano a trasmettere un pezzo, adesso te la cavi con due clic su whatsapp e se chi legge s'immagina le redazioni formicolanti, brulicanti di vita, fumo di sigarette e aroma di caffè, beh, sappia che è rimasto indietro di epoche: non è più “Quarto potere”, “Tutti gli uomini del presidente” o “Il muro di gomma”, la figura leggendaria del cronista con le maniche di camicia arrotolate e la cicca in bocca non esiste più, adesso c'è uno in pigiama sporco, svogliato, che si trascina e così come s'è alzato scrive e trasmette i pezzi da una stanza che coincide col suo ufficio. Tanto basta un telefono ad averci dentro una piccola, attrezzata redazione personale; e anche questo agevola il servaggio della gleba, sei a casa tua, ti puoi alzare, sgranchire quanto vuoi, berti i caffè che vuoi, pretenderesti anche le spese e una paga decente?
La tecnologia è puttana, doveva liberare l'uomo e lo stringe in catene sempre più strette, impalpabili ma ferree. Per qualunque mestiere o occupazione o attività. Quello dei fattorini schiavi è uno scandalo ma talmente normale e diffuso che non scandalizza nessuno, neppure più i farisei di sinistra mentre a destra teorizzano che va bene così, che siccome così è così ha da essere.