25 Febbraio 2026
Guerra in Ucraina
In Ucraina ci sono più morti che nascite, la natalità è scesa sotto quota uno. E’ questo il dato della demografa Ella Libanova nello studio del Center for Strategic and International Studies. La Libanova tira una linea netta sulla guerra definendola una catastrofe nazionale.
L’Ucraina entra nel quarto anno di guerra e affronta una frattura che ha devastato oltre Kiev anche l’Europa dal punto di vista economico e sociale. Il Paese conta vedove, orfani, soldati caduti, amputati e traumatizzati se rimasti vivi, profughi sparsi in Europa, un territorio distrutto e inquinato. Nei parchi di Kiev si vedono carrozzine spinte da donne sole, nei caffè gruppi di donne vivono con lo sguardo fisso sul telefonino in attesa di notizie dal fronte.
Secondo lo studio del Center for Strategic and International Studies, hanno perso la vita dall’inizio dell’invasione russa tra i 100.000 e i 140.000 ucraini e questo mentre circa sei milioni di persone vivono all’estero come rifugiati. Le statistiche ufficiali indicano 59.000 minori senza genitori biologici, inseriti in famiglie affidatarie: un gruppo di sostegno per vedove di guerra supera 6.000 iscritte. Ogni numero racconta una società spezzata e traumatizzata ma con quale soluzione finale possibile?
Molti osservatori leggono il conflitto come il risultato di una strategia voluta dall’area neoconservatrice americana e dal Partito Democratico statunitense con l’obiettivo di impedire un’alleanza strategica ed economica tra Europa e Russia. In Europa c'erano le tecnologie e la manodopera, in Russia l’energia e il gas. La guerra è esplosa alle porte dell’Unione Europea dividendo e impoverendo un continente che si stava alleando con un altro, creando oggi nuove dipendenze energetiche e più costose (dagli USA e dai suoi mercati), un riarmo diffuso e territori devastati. Oggi, dopo anni di combattimenti, il fronte resta instabile. L’ipotesi di un ritorno agli accordi di Minsk circola tra analisti e diplomatici, mentre il territorio ucraino porta cicatrici radicali difficilmente sanabili in poco tempo: edifici distrutti, campi minati, inquinamento industriale, infrastrutture in macerie.
Dentro questo scenario si consuma una crisi demografica silenziosa. Gli esperti di settore sostengono che la clinica Nadiya di Kiev conservi circa 10.000 campioni tra spermatozoi ed embrioni in una criobanca protetta. Il direttore Valery Zukin descrive un aumento di complicazioni nelle gravidanze e anomalie cromosomiche negli embrioni abortiti. La dottoressa Alla Baranenko segnala menopause precoci in donne giovani e un calo nella qualità del seme dei militari rientrati dal fronte. Lo stress, le condizioni di vita in trincea, l’esposizione a esplosioni e sostanze tossiche incidono sul corpo in modo inevitabile.
L’esodo priva il Paese di forza lavoro qualificata: ingegneri, medici e informatici che si sono costruiti una nuova vita in Germania, Polonia, Italia. Anche resistere richiede braccia e competenze mentre le associazioni di vedove continuano nella formazione e nel sostegno psicologico ai figli dei caduti.
Senza persone nessuno Stato regge, in qualsiasi condizione. L’Ucraina combatte per la sovranità e insieme per la sopravvivenza demografica. Le culle vuote pesano quanto le macerie. La guerra decide confini e alleanze, ma incide anche sul tempo biologico di un’intera generazione. In gioco non c’è solo il controllo di un territorio, ma la possibilità stessa di garantire un futuro a chi resta. E il futuro del tipo di Europa in cui si vuole vivere.
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