Bimbo con cuore "bruciato", sequestrati cellulari dei 6 medici indagati, legale della famiglia: "Si proceda per omicidio colposo"

Ieri ai sei indagati è stato notificato l’avviso di garanzia con l’ipotesi di lesioni colpose gravissime; nei prossimi giorni, quando sarà comunicata la data dell’autopsia, verrà contestata anche la nuova accusa

Da lesioni colpose a omicidio colposo. Con il decesso del piccolo Domenico, avvenuto ieri mattina al Monaldi di Napoli, si aggrava la posizione dei sei operatori sanitari indagati per la vicenda del cuore danneggiato durante il trasferimento da Bolzano a Napoli e comunque trapiantato al bimbo di Nola.

Ieri ai sei indagati è stato notificato l’avviso di garanzia con l’ipotesi di lesioni colpose gravissime; nei prossimi giorni, quando sarà comunicata la data dell’autopsia, verrà contestata anche la nuova accusa. Francesco Petruzzi, legale della famiglia, intervenuto ieri sera in collegamento con Rete4, ha spiegato che la difesa auspica "che una volta concluse le indagini si proceda per omicidio volontario, non per omicidio colposo, perché dall'esame della cartella clinica ci sono tutti i presupposti che fanno che sì che si configuri il dolo eventuale".

Bimbo con cuore "bruciato", sequestrati cellulari dei 6 medici indagati, legale della famiglia: "Si proceda per omicidio colposo"

I carabinieri del Nas hanno inoltre sequestrato i telefoni cellulari dei sei indagati. I magistrati della VI sezione della Procura di Napoli — il sostituto procuratore Giuseppe Tittaferrante e il procuratore aggiunto Antonio Ricci — hanno disposto il sequestro della salma del bambino, che nei prossimi giorni sarà sottoposta ad autopsia da parte di un collegio peritale ancora da nominare. Nel frattempo il corpo è stato trasferito al Secondo Policlinico. È probabile che, dopo l’esame autoptico, venga sequestrato anche il cuore trapiantato, come richiesto dai genitori di Domenico.

Al centro degli accertamenti c’è l’intera catena degli eventi tra Bolzano e Napoli. In particolare, l’impiego del ghiaccio secco — più freddo rispetto a quello tradizionalmente utilizzato in questi casi — e l’uso di un contenitore non tecnologico, privo di controllo della temperatura. Gli investigatori stanno verificando le date di acquisto e la disponibilità delle nuove box di ultima generazione, che sarebbero state tre ma non utilizzate perché il personale addetto al trasporto non era ancora stato formato. Resta da chiarire anche chi abbia deciso di utilizzare il ghiaccio secco e chi lo abbia procurato.

Altro aspetto da approfondire è chi abbia scelto di procedere con l’espianto del cuore malato del bambino prima dell’arrivo dell’organo "nuovo", circostanza che non ha lasciato ai medici altra opzione se non tentare comunque il trapianto, nella remota speranza che il cuore ripartisse. Secondo l’avvocato Petruzzi, inoltre, il cuore potrebbe aver subito danni già durante l’espianto dal corpo del piccolo donatore morto a Bolzano, dove era presente anche un’altra équipe incaricata del prelievo di altri organi: sarà quindi necessario ricostruire la sequenza degli interventi ed eventuali sovrapposizioni tra i team. Gli inquirenti sono in attesa degli atti acquisiti dai Nas di Trento, ora nella disponibilità della Procura di Bolzano.