Olimpiadi tricolori, catering sloveno: l’italianità a chilometro zero… oltre confine

A Cortina per Milano-Cortina 2026 cucina affidata alla slovena Jezeršek. E il sovranismo gastronomico finisce in salsa estera

Altro che patriottismo in tavola. Alle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026 si sventola il tricolore, ma in cucina si parla sloveno. Il catering di Cortina è stato affidato alla società Jezeršek, con sede a Lubiana. In barba ai proclami sul “Made in Italy” che risuonano da mesi nei palazzi romani.

La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, predica orgoglio nazionale come fosse una religione civile. Il Ministro dell’Agricoltura (per caso), Francesco Lollobrigida, difende l’italianità del cibo come una fortezza assediata. E poi? Alla vetrina più importante del Paese, il servizio è straniero. “La gestione è estera ma il cibo è italiano”, assicurano. Speriamo. Perché la coerenza, fin qui, è rimasta fuori menù.

Non è una questione di campanile. È la solita distanza tra slogan e realtà. Se davvero l’Italia è la patria della cucina patrimonio UNESCO, perché non valorizzare fino in fondo le sue imprese? Perché l’orgoglio nazionale diventa flessibile quando si firmano i contratti?

Il risultato è un autogol clamoroso: tanto rumore identitario, poi alla prova dei fatti un compromesso che sa di retromarcia. L’italianità sbandierata come marchio politico si scioglie come neve al sole di Cortina. E resta l’amaro in bocca di un Paese che merita meno propaganda e più coerenza.