Tre cacciatori uccisi a Messina, indagato 52enne confessa: "Ho sparato anche io", una delle vittime scambiata per un cinghiale
Tre cacciatori morti a Montagnareale: un errore nella nebbia avrebbe scatenato la sparatoria. Indagato un 52enne che ha ammesso di aver sparato
Ci sarebbe una svolta nel caso dei tre cacciatori uccisi il 28 gennaio nei boschi di Montagnareale, in provincia di Messina. L'indagato 52enne, le cui generalità non sono state rese note, se non per A. S., ha confessato agli inquirenti: "La
Tre cacciatori uccisi a Nebrodi (ME), indagato 52enne confessa: "Ho sparato anche io", una delle vittime scambiata per un cinghiale
Una mattina di nebbia fitta e pioggia, un colpo partito per errore e poi una drammatica reazione a catena. È questa la ricostruzione che sta prendendo forma nell’inchiesta sulla morte dei tre cacciatori avvenuta il 28 gennaio nei boschi di Montagnareale, sui Nebrodi messinesi.
Secondo gli investigatori, tutto sarebbe iniziato quando Antonio Gatani, 82 anni, avrebbe scambiato uno dei fratelli Pino per un cinghiale, esplodendo un colpo che ha raggiunto Giuseppe Pino, 44 anni, uccidendolo sul colpo, e ferito di striscio il fratello Devis, 26 anni. A quel punto, sotto shock per la morte del fratello, Devis avrebbe risposto al fuoco colpendo mortalmente Gatani.
La tragedia però non si sarebbe fermata lì. Un quarto uomo, A.S., 52 anni, bracciante agricolo e amico dell’82enne, avrebbe assistito alla scena. Sentito inizialmente come persona informata sui fatti, avrebbe ammesso agli inquirenti: “C’ero, ho partecipato alla sparatoria”. Secondo la Procura, preso dal panico per l’uccisione dell’amico, avrebbe sparato contro Devis, già ferito, uccidendolo.
Le dichiarazioni rese senza la presenza di un legale non sono utilizzabili ai fini probatori, poiché l’uomo è stato formalmente iscritto nel registro degli indagati solo in un secondo momento. Davanti al procuratore di Patti, Angelo Cavallo, e alla sostituta Roberta Ampolo, assistito dai difensori, si è poi avvalso della facoltà di non rispondere.
Determinanti saranno ora gli accertamenti balistici e l’analisi della memory card della webcam montata sul fucile di Devis Pino. Le immagini, sebbene poco nitide a causa delle condizioni meteo, potrebbero aver ripreso l’intera sequenza. Gli inquirenti sottolineano che l’arma di Giuseppe è l’unica a non aver sparato, confermando che non ebbe il tempo di reagire.
Lo stub e l’esame dell’arma dell’indagato potrebbero avere scarso rilievo, essendo tutti cacciatori abituali. Intanto la difesa annuncia azioni legali per la presunta violazione del segreto istruttorio dopo la diffusione delle ammissioni.
L’unico sopravvissuto resta ora la figura chiave per chiarire definitivamente quanto accaduto in quella battuta di caccia trasformata in tragedia.