Referendum giustizia, le liste di proscrizione di Gratteri fra "massoneria deviata" e delinquenti: una minaccia alla libertà di voto
Chi voterà SI al prossimo referendum. che mira, in primis, alla separazione delle carriere tra magistratura giudicante e magistratura inquirente, appartiene o alla categoria dei delinquenti o ancora alla massoneria deviata, secondo Gratteri: una minaccia alla libertà di voto
Da più giorni ormai leggo e rileggo, ascolto e riascolto, le parole del Procuratore della Repubblica di Napoli, dott. Gratteri. Secondo l''alto' rappresentante delle istituzioni repubblicane, "È certo che per il 'No' voteranno le persone perbene, le persone che credono nella legalità come pilastro importante per il cambiamento della Calabria. Voteranno per il 'Sì', ovviamente, gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata e tutti i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente"
In altri termini, chi voterà SI al prossimo referendum. che mira, in primis, alla separazione delle carriere tra magistratura giudicante e magistratura inquirente, appartiene o alla categoria dei delinquenti o ancora alla massoneria deviata.
Poiché alla soglia dei miei 30 anni di carriera professionale ho maturato un preciso orientamento di voto, dettato non certo da un apodittico credo politico ma da una serie di inenarrabili esperienze vissute sul campo. Oggi però sono fortemente condizionato dall'imbarazzo, e dall'intima sofferenza, di rientrare potenzialmente in una delle categorie indicate dell'illustre e potentissimo rappresentante delle istituzioni.
Ai riferiti sentimenti, si aggiunge quello di un vago senso di smarrimento e frustrazione per l'individuazione della categoria della "massoneria deviata" cui potenzialmente potrei appartenere per via delle mie idee sul tema da affrontare da qui a breve.
È vero che nelle urne nessuno verificherà la mia espressione di voto, ma è anche vero che la mia coscienza civica e la mia morale saranno severi giudici (non inquirenti ma giudici) del mio operato.
Ragioni pratiche, che si affiancano a quelle morali, sin d'ora mi suggeriscono di dire pubblicamente che voterò NO.
Lo stesso probabilmente faranno tutti quelli che vorranno scongiurare la possibilità di rientrare nelle liste di proscrizione che potranno essere fatte su ispirazione dei concetti espressi dal Solone calabrese.
Viste le premesse, questa parte della popolazione non sarà più libera di esprimere il proprio pensiero pena il legittimo dubbio "dell'appartenenza".
Il dubbio amletico sarà ancor più alimentato dell'individuazione dei soggetti appartenenti alla “massoneria deviata” di cui sarebbe opportuno dare maggiori ed inequivocabili dettagli per consentire a tutti di uscire dal tormento e di tornare a dormire sonni tranquilli.
Da giurista, mi chiedo se le affermazioni dell'illustre magistrato inquirente possono avere l'effetto di condizionare il voto e di inficiare gli esiti del referendum.
Ancora mi chiedo se al magistrato sia consentito di esprimere pareri di tale impatto politico e sociale, e se da questa condotta discenda quell'”invasione di campo” che proprio i cantastorie del NO temono possa verificarsi con la vittoria dei SI.
Insomma, il clima politico su di un tema che forse non merita nemmeno tutto questo allarme sociale, rischia davvero di inficiare il referendum.
Ricordo che, non è questo il caso, laddove le tensioni dovessero crescere, eventuali intimidazioni, o la coercizione, degli elettori potrebbero configurare un comportamento penalmente rilevante in quanto potenzialmente lesivo della libertà di voto e del regolare svolgimento delle operazioni elettorali.
Minacce e Libertà di Voto: Le minacce finalizzate a condizionare il voto (sia a favore del "Sì" che del "No") costituiscono reato. L'art. 612 del codice penale punisce in generale la minaccia, ma il contesto elettorale aggrava la condotta.
Reati Elettorali (Art. 98 T.U. Elettorale): Se la minaccia è rivolta da un pubblico ufficiale, o se consiste nell'abuso di potere per forzare l'astensione o il voto, si incorre in sanzioni penali severe, con pene fino a tre anni.
Di Giancarlo Cipolla